Ayn Rand, la virtú dell’egoismo razionale

 

Ayn RandCirca centonove anni fa, il 2 febbraio 1905, nasceva Ayn Rand, scrittrice e filosofa statunitense d’origine russa, autrice — tra le altre opere — della Rivolta d’Atlante (Atlas Shrugged), nonché ispiratrice e fondatrice dell’oggettivismo. Assertrice dell’individualismo, dell’«egoismo razionale» e del capitalismo, ella s’opponeva a ogni forma di «collettivismo» socialcomunista o nazifascista. In quest’occasione, vi proponiamo un’antologia di pagine scelte dalle sue opere, a cura di Matteo Marini.

> Frédéric Bastiat, ciò che si vede e ciò che non si vede

> John Locke, padre fondatore del liberalismo

> Milton Friedman e la libertà di scegliere

> Bruno Leoni, la Libertà e la Legge

> Don Luigi Sturzo, antistatalismo e battaglia per la libertà

> Churchill, il «piú grande britannico» della storia
 

Da The Fountainhead (1943)

«Non si tratta di scegliere tra il sacrificio di sé e il dominio sugli altri, ma tra indipendenza e dipendenza. […] L’egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desiderî, che non ripone in essi la fonte della propria energia. […] L’uomo può essere piú o meno dotato, ma ciò che resta fondamentale è il grado d’indipendenza cui è giunto, la sua iniziativa personale. […] L’indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l’uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé, e non ciò che fa o non fa per gli altri. […] Il primo diritto dell’uomo è quello d’essere sé stesso, e il primo dovere dell’uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L’obbligo morale piú importante dell’uomo è compiere ciò che desidera, a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri.»

Da Atlas Shrugged (1957)

«E cosí tu pensi che il denaro sia la radice di tutti i mali? Ti sei mai chiesto quali siano le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che, se gli uomini vogliono trattare l’uno coll’altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. È questo che tu chiami male

«Giuro sulla mia vita e sul mio amore per essa che non vivrò mai per il bene d’un altro uomo, né chiederò a un altro uomo di vivere per il mio bene.»

«Il simbolo di tutte le relazioni tra uomini simili, il simbolo di rispetto per gli esseri umani è il commerciante. Noi che viviamo secondo i valori, non col ladrocinio, siamo commercianti spiritualmente e materialmente. Il commerciante è l’uomo che si guadagna ciò che possiede e non dà né prende ciò che non spetta. Il commerciante non chiede d’esser pagato per i suoi errori, né d’esser amato per i suoi difetti. Il commerciante non spreca il suo corpo per foraggiare gli altri, né la sua anima per aiutarli. Come non concede il suo lavoro se non per commerciarlo con valori materiali, cosí non concede i valori del suo spirito — il suo amore, la sua amicizia, la sua stima — se non per pagare e scambiare virtú umane, per pagare il suo piacere egoistico, che riceve da uomini ch’egli rispetta. I mistici parassiti che attraverso i secoli hanno svalutato i commercianti e li hanno disprezzati, mentre onoravano i pescecani e i mendicanti, sanno qual è il motivo segreto della loro ironia: il commerciante è l’entità che temono — un uomo di giustizia.»

«Io lavoro solo per il mio profitto — che realizzo vendendo un prodotto a uomini che ne hanno bisogno e che vogliono e possono comprarlo. Io non lo produco per il loro beneficio e a mio danno, cosí come loro non lo comprano per il mio beneficio e a loro danno. Io non sacrifico i miei interessi ai loro. Commerciamo come uguali con mutuo consenso e per un mutuo vantaggio. Sono orgoglioso d’ogni centesimo che ho guadagnato in questo modo. Sono ricco, e sono fiero d’ogni centesimo che possiedo. Ho ottenuto il mio denaro coi miei sforzi attraverso il libero scambio e col consenso volontario d’ogni uomo con cui ho commerciato — il consenso volontario di coloro che m’hanno assunto quand’ho iniziato; il consenso volontario di coloro che lavorano per me oggi; il consenso volontario di coloro che comprano i miei prodotti. […] Voglio forse pagare i miei dipendenti piú di quanto i loro servizi valgono per me? Non voglio. Voglio forse vendere i miei prodotti a meno di quanto i miei clienti sono disponibili a pagarli? Non voglio. Voglio venderli in perdita o regalarli? Non voglio. […] Rifiuto d’accettare come una colpa il fatto che sono in grado di lavorare bene. Rifiuto d’accettare come una colpa il fatto che sono in grado di lavorare meglio della maggior parte delle persone, che il mio lavoro ha piú valore di quello dei miei vicini e che piú persone sono disposte a pagarmi. Rifiuto di chiedere scusa per la mia abilità. Rifiuto di chiedere scusa per il mio successo. Rifiuto di chiedere scusa per il mio denaro.»

«Se mi chiedete di nominare la piú orgogliosa distinzione degli americani, sceglierei — perché contiene tutte le altre — il fatto che sono stati loro a creare l’espressione “fare soldi”. Nessun altro popolo e nessun’altra nazione aveva mai usato prima quelle parole; gli uomini avevano sempre pensato alla ricchezza come a una quantità statica — da ereditare, chiedere, rubare, dividere o ottenere come favore. Gli americani sono stati i primi a capire che la ricchezza dev’essere creata. Le parole “fare soldi” contengono l’essenza della moralità umana.
Eppure, queste furono le parole per le quali gli americani furono condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei pescecani v’ha convinti a considerare le vostre piú grandi conquiste come un marchio d’infamia, la vostra prosperità come una colpa, gl’industriali come delinquenti e le vostre meravigliose fabbriche come il prodotto d’un lavoro di schiavi, frustati come quelli delle piramidi d’Egitto. Il farabutto che dice di non vedere alcuna differenza tra il potere del dollaro e quello della frusta dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena.»

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect