Don Sturzo, antistatalismo e battaglia per la libertà

 

don-luigi-sturzo-partito-popolareCirca centoquarantadue anni fa, il 26 novembre 1871, nasceva don Luigi Sturzo (1871–1959), sacerdote e politico antifascista e antistatalista. In quest’occasione, vi proponiamo un’antologia di pagine scelte dalla sua Opera Omnia, a cura di Matteo Marini.

> Bruno Leoni, la Libertà e la Legge

> Milton Friedman, il capitalismo e la libertà di scegliere

> In lode di Luigi Einaudi

> John Locke, padre fondatore del liberalismo

«A coloro che non comprendono la necessità di dare libertà piena e sicura alla scuola occorre ripetere: l’Italia lungo un secolo ha perduto tutte le sue battaglie per la libertà perché non ha avuto la libertà scolastica. Sembrerà strano, ma è cosí. I soli Paesi che hanno coscienza della libertà e sanno attuarla e difenderla sono quelli dove esiste piena libertà scolastica.
Il giovanetto dev’esser educato ad amare la libertà sentendola egli stesso dal primo momento che va alla scuola.
La libertà è per l’alunno come l’acqua è per il nuotatore.
Gli si dirà, prima impara a nuotare e poi scenderai in acqua. Tempo perso! Prima scenderà nell’acqua e cosí imparerà a nuotare.
Perché la gioventú del nostro secolo non ha amato la libertà come quella dell’Ottocento? E perché non l’ama nemmeno oggi? Proprio perché la sua scuola non è libera, perché la scuola non fa amare e apprezzare la libertà.»

«Bisogna scegliere o la libertà con tutti i suoi “inconvenienti” ovvero lo statalismo con tutte le sue “oppressività”.
Io ho scelto la libertà fin dai miei giovanissimi anni, e tento di potere scendere nella tomba senz’averla mai tradita.
Perciò ho combattuto in tutti i campi, e non solo in quello scolastico, lo “statalismo”, sia quello prefascista, sia quello fascista, e combatto oggi lo statalismo postfascista, del quale parecchi dei miei amici […] si sono fatti garanti.
[…]
Il monopolio scolastico dello Stato è sostanziato da una presunzione, che solo lo Stato sia capace di creare una scuola degna del nome; mentre non è riuscito che a burocratizzarla e fossilizzarla.
In sostanza, non c’è libertà dove c’è intolleranza e dove c’è monopolio. Questa è la triste situazione italiana.»

«Chi, come me, ebbe la ventura di trovarsi negli Stati Uniti d’America durante la guerra non può dimenticare il trattamento non solo amichevole ma liberale usatogli dal popolo e dalle autorità americane. […]
Questo spirito di larga comprensione rende l’americano il popolo nuovo, il popolo dell’avvenire; di fronte al quale noi europei siamo ancora impigliati da formalismi burocratici e giuridici e da ideologie preconcette che vanno dal nazionalismo fanatico al socialismo dogmatico, creando nella vita politico-sociale dei veri compartimenti stagni.
Né è concepibile che ci siano europei che restino incerti tra America e Russia, mettendole sopra un piano uguale, quando la Russia mantiene ancora la tradizione autocratica degli zar trasformata in totalitarismo comunista.
Libertà ci vuole; e, quanto piú sentiamo e viviamo in libertà, tanto piú ci avviciniamo al popolo americano e ne comprendiamo lo spirito e lo slancio.
È vero: l’americano è giovane, l’europeo è vecchio; ma l’italiano tra tutti i popoli europei è il piú giovane per tradizione nazionale (appena un secolo). […]
La fiaccola della libertà che splende all’imboccatura del porto di New York deve splendere sempre, per nostro volere e virtú, in tutte le città italiane.»

«Due cose mancano alla scuola in Italia: libertà e mezzi; ma i mezzi senza libertà sarebbero sciupati; mentre con la libertà si riuscirebbe a trovare anche i mezzi.»

«I comunisti come i fascisti sono totalitari quando hanno il potere, e preparano le armi e l’insurrezione quando non l’hanno. Altro che amore della libertà.»

«Il fondamento sociale non si trova che nell’individuo umano, preso nel suo carattere concreto, nella sua complessità, nella sua irriducibilità originale. La società non è un’entità o un organismo al di fuori e al di sopra dell’individuo.»

«In Italia lo Stato è tutto; dal giorno che Mussolini affermò: “Nulla sopra o fuori dello Stato; tutto per e nello Stato”, l’economia italiana trovò la sua vacca sacra: lo Stato.»

«L’attività dell’uomo si suole distinguere in individuale e collettiva (o sociale); però, nel concreto, ogni attività è tanto individuale quanto collettiva, e viceversa; perché l’azione è dell’uomo individuo, ma il condizionamento, la portata e le proiezioni dell’azione degl’individui, da soli o uniti, [sono] collettiv[i].»

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