Legittima difesa, un diritto da sostenere con la ragione

 

Private-Property-No-Tresspassing-SignÈ raro che in Italia gli allarmismi siano supportati dai dati statistici. Qualche anno fa, ad esempio, a furor di popolo, con le forche e le torce, e col viso contrito dell’onorevole Boldrini in prima fila, s’ipotizzava un inasprimento delle pene dei reati contro le donne e l’introduzione della specifica fattispecie del «femminicidio». A tanta voglia d’erigere ghigliottine si contrapponevano i dati dell’Istat, che vedevano 192 donne uccise nel 2003, 156 nel 2010 e 137 nel 2011: un trend palesemente in discesaStavolta l’allarme riguarda i furti e le rapine nelle abitazioni e, sorprendentemente, i dati dell’Istat lo confermano: «Negli ultimi anni, sono aumentati i reati contro il patrimonio, in parte anche per effetto della crisi […]. Le rapine denunciate sono tornate a crescere dal 2011, raggiungendo quota 42.631 nel 2012. Sono soprattutto aumentate le rapine in abitazione (del 22,1% tra il 2011 e il 2012 e del 65,8% dal 2010), le rapine in strada (del 25,7% dal 2010) e quelle effettuate negli esercizi commerciali (+20,7% dal 2010)» [1].

La regolamentazione della legittima difesa torna dunque sulla scrivania del Legislatore, ma soprattutto in televisione e nel dibattito politico, dove ogni argomento e ogni posizione vengono avviliti e ridicolizzati dalla superficialità, banalità, irruenza, populismo e faciloneria con cui vengono trattati. Posizioni nobili e supportate da autorevoli dottrine vengono portate in salotti televisivi e ridotte ad assurdo da personaggi grotteschi che parlano col solo intento d’inseguire voti e saziare la sete di sangue di un popolo di forcaioli “indivanati”.

L’attuale destra italiana, a digiuno di dottrina sui diritti individuali e del tutto incapace di difendere con la ragione l’istituto della legittima difesa, ne ha ridotto la questione a un mero diritto alla vendettaSalvini tuona contro il reato d’eccesso di legittima difesa. La Meloni, escludendo miriadi di fattispecie e dimenticando l’esistenza di un’etica sociale condivisa, ha inventato lo slogan «La difesa è sempre legittima». Nei talk show arrivano pensionati che s’improvvisano giuristi e sentenziano con saggezza che ogni uomo che spara nella propria abitazione dev’esser tutelato dallo Stato — anche se magari ha appena regolato i conti con l’amante di sua moglie o con un debitore insolvente. Si parla d’aumenti delle pene per scoraggiare i furti nelle abitazioni, di dar medaglie a chi uccide un ladro e di punirne uno per educarne cento.

È indubbio che l’istituto della legittima difesa vada riformato, e un eventuale progetto di riforma dovrebbe toccare non solo l’articolo che la disciplina, ma l’intero sistema di garanzie e il modo stesso d’intendere la difesa della proprietà e della vita. Se, infatti, nell’attuale ordinamento la legittima difesa è intesa come una deroga al monopolio statale dell’uso della forza, in una visione più liberale essa si configura (o configurerebbe) come parte integrante del diritto di proprietà e d’autotutela. Come sostiene il magistrato Carlo Nordio, una riforma della legittima difesa dovrebbe stabilire «fino a che punto lo Stato avesse il diritto di punire il cittadino che reagisce a un reato che lo Stato stesso non è stato in grado di prevenire».

Lo Stato contemporaneo, nelle sue varie declinazioni, si arroga il diritto/dovere di difendere i cittadini e il loro patrimonio dalle aggressioni di terzi. Ma questo compito non è che un’obbligazione di mezzi (per rubare un’espressione tipica del diritto privato), cioè un obbligo a metter in atto tutti i mezzi e gli strumenti necessari a conseguire un’efficace difesa dei cittadini e del loro patrimonio, ma che non raggiungerà mai il risultato (utopico, ideale) della difesa d’ogni singolo cittadino in ogni istante. È dunque pieno diritto del cittadino quello di difendersi da sé, esercitando il suo diritto naturale all’autotutela, laddove lo Stato non sia stato capace di prevenire l’aggressione. D’altro canto, uno Stato onnipresente e tanto pronto a intervenire da riuscire a sventare ogni rapina o furto sarebbe uno Stato totalitario. Gli ultimi esperimenti sono andati male, qualcuno vorrebbe ripeterli?

Frédéric Bastiat, pilastro del pensiero liberale, parlava così a proposito della legittima difesa: «La Legge è l’organizzazione del Diritto naturale di legittima difesa; è la sostituzione della forza collettiva alle energie individuali, per agire nei limiti in cui queste ultime hanno il diritto d’agire, per fare quello che queste ultime hanno il diritto di fare, per garantire le Persone, le Libertà, le Proprietà, per garantire a ciascuno il suo Diritto, per far regnare fra tutti la giustizia» [2]. In altre parole, già secondo Bastiat, la legittima difesa non è una concessione statale agli individui, bensì un diritto naturale di questi, preesistente allo Stato.

Una simile concezione della legittima difesa (intesa nel suo senso generico) sarebbe la chiave per riformare il diritto penale, ma avrebbe anche poca presa su un elettorato che non riesce a discernere le sue paure dalla realtà. Da una parte, quelli dal grilletto facile che sparerebbero anche al corriere che calpesta il prato di casa; dall’altra, quelli che pretendono d’insegnare come comportarsi in caso di pericolo imminente senza essersi mai trovati in una situazione simile. Tra i detrattori della legittima difesa non è raro sentir dire che «non possiamo mettere la giustizia nelle mani di un privato», come se un astratto concetto di giustizia fosse così importante in un frangente in cui un individuo, un uomo libero, si sta difendendo da un’ingiusta aggressione. Sono situazioni limite che è difficile regolamentare. Tutto ciò che lo Stato può e dovrebbe fare è dare un quadro normativo certo nel quale il cittadino può sentirsi tutelato, senza doversi esporre al rischio di condanna per aver difeso sé stesso o terzi.

[1] http://www.istat.it/it/files/2014/06/07_Sicurezza-Bes2014-5.pdf.

[2] Frédéric Bastiat, La legge, 1850.

> In difesa delle armi

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