Perché l’economia mondiale sta rallentando

 

world-bank-china_h_partbDopo anni di propaganda, Ellen Brown ha finalmente messo fine al suo patetico supporto nei confronti della banca del North Dakota. Anche lei, come tutti coloro che hanno creduto nel miracolo dei pozzi di scisto, è stata abbagliata dal ciclo economico riguardante la bolla del petrolio. Gli unici stati americani che hanno fatto segnare numeri incoraggianti nei dati concernenti l’occupazione a tempo pieno, sono stati quella manciata che ha goduto della bolla delle patch di scisto. Lo stesso vale per la Norvegia. Una gigantesca domanda artificiale di “oro” nero ha invaso il pianeta a seguito del doppio boom che il mondo ha visto nel corso degli ultimi venti anni. Sin da quando Alan Greenspan ha preso in ostaggio la stampante monetaria nel seminterrato dell’Eccles Building, la Fed ha incoraggiato il popolo americano ad ingozzarsi di credito al consumo a buon mercato. Non sorprende se le passività delle famiglie nel mercato del credito americano siano aumentate da circa $4,000 miliardi nel 1990 a $14,000 allo scoppio della bolla immobiliare. Un aumento del 10X in soli diciotto anni mentre nei venti anni precedenti era aumentato solo del 4X.

12202071_10208637430281452_1808452694_n

I redditi reali non sono stati altrettanto “fortunati”, poiché per alimentare ulteriormente la loro necessità di consumo le famiglie americane hanno utilizzato le case come bancomat e trastullarsi con nuovi metodi dell’ingegneria finanziaria per ipotecarle e assicurarsi nuovi prestiti. Questo tsunami sotto forma di domanda artificiale per beni e servizi è andato a riversarsi principalmente sul mercato estero, per la precisione per quelle merci provenienti dalla Cina. Il paese del capitalismo rosso ha visto un’invasione di dollari che sono finiti direttamente a rimpinguare le sue riserve in eccesso. Di riflesso, quindi, ciò ha scatenato un boom sul suolo cinese.

12200826_10208637430361454_776600428_n

Una volta che le cose sono esplose negli USA, le famiglie sono finite sotto il rullo compressore dell’aggiustamento di mercato e sono finite sul lastrico per aver gozzovigliato allegramente col credito a buon mercato alimentato dalla Fed. Sebbene quest’ultima abbia salvato le grandi banche commerciali e quel che rimaneva del settore assicurativo immobiliare, Main Street è stato lasciato a marcire sotto i piedi pesanti della correzione di mercato. Un fenomeno salutare se fosse stato lasciato agire “indisturbato”. Invece la Fed ci ha esso lo zampino e ha abbassato i suoi tassi di riferimento ancorandoli allo zero bound. Nel frattempo le famiglie si sono concentrate a ripagare gli oneri di debito contratti in precedenza, onorandoli alla vecchia maniera: guadagnando qualcosa e utilizzandola per ripagare i debiti pregressi. Questo ha fermato bruscamente la macchina delle spese americana, infliggendo un duro colpo alle esportazioni cinesi. Il politburo del capitalismo rosso, quindi, seguendo il proprio credo mercantilista, ha applicato a pieno ritmo la versione di Deng del progresso economico: il potere può essere meglio gestito usando la stampante monetaria. Quindi i suzerain di Pechino non ci hanno pensato due volte e hanno messo mano alle rotative inondando il paese di nuova cartamoneta, svalutando la propria divisa e rendendo nuovamente appetibili le sue merci.

Ciò non solo a fatto riprendere a correre la macchina esportatrice cinese, ma ha anche permesso al settore bancario commerciale interno d’espandere il credito interno. Dove pensate che siano spuntate fuori le città fantasma cinesi se non dalla follia della riserva frazionaria delle banche commerciali cinesi e dal credito facile alimentato dalla PBOC? Come ben spiega la teoria Austriaca del ciclo economico, le attività in bolla risucchiano risorse scarse dall’ambiente economico andandole a sprecare in investimenti improduttivi. Detto in altro modo, viene sovvertito il costo d’opportunità attraverso il quale gli attori di mercato usano nel modo più efficiente le risorse scarse all’interno dell’economia di mercato. Ciò ha stimolato a catena tutte quelle industrie che hanno fornito input industriali alla grande macchina gonfia-bolle della Cina. Ciò significa che il settore delle commodity è cresciuto a stretto contatto con le bolle che man mano sono spuntate sul suolo cinese. Ferro, acciaio e petrolio sono gli input principali che sono stati influenzati maggiormente. La proliferazione di quelle industrie che rifornivano la Cina di tali materie prime, ha ricreato la stessa situazione Stati Uniti-Cina descritta poco sopra. Il boom australiano non è altro che il figlio della macchina importatrice di commodity della Cina. Allo stesso modo, la proliferazione d’industrie legate al petrolio sul suolo americane ha permesso loro d’espandere la produzione grazie alla domanda artificiale gonfiata dalla stampante monetaria della PBOC. Non solo, tali industrie hanno usato la loro produzione in espansione come mezzo attraverso il quale emettere titoli a reddito fisso per sostenere ulteriormente le loro operazioni. Esse credevano che il petrolio sarebbe rimasto per sempre a $100 al barile. Credevano che stavolta sarebbe stato diverso. Si sbagliavano. Chiunque creda che il dolore economico possa essere eliminato dalla stampante monetaria è un illuso, e ciò è rappresentato nel drastico calo del prezzo del petrolio nel range dei $40 al barile.

12200617_10208637430321453_678350101_n
Tali industrie, quindi, non hanno fatto i conti con la saturazione del mercato cinese con beni e servizi che nessuno vuole. Tali industrie non hanno fatto i conti con la proliferazione maniacale di conti di trading tra tassisti, conducenti d’autobus e macellai, ovvero, gente che non ha la minima idea di cosa sia un bond o un’azione. Ma questi sono i classici polli da spennare che vengono invitati alla festa delle bolle per ultimi, quando, in realtà, sarebbe ora d’andarsene. Tali industrie non hanno fatto i conti con la loro capacità in eccesso che avrebbero accumulato a causa della domanda artificiale cinese. Ciò ha creato una mare deflazionistica che inonderà il mondo di materie prime in sovrabbondanza nei prossimi mesi (se non anni), tra cui petrolio e acciaio. I pianificatori monetari centrali della maggior parte delle banche coinvolte in questo duplice boom che sta portando il mondo sull’orlo di una correzione epica, si stanno allineando per portare allo zero bound (alcune anche in territorio negativo) i loro tassi di riferimento. Ovvero, in un continuo sforzo di ritardare una liquidazione di quegli eccessi commessi finora, le banche centrali si stanno dannando l’anima per sostenere entità decotte e creando in questo modo ulteriori errori economici.

Lo scoppio della bolla delle patch di scisto rappresenta il classico canarino nella miniera, il quale avverte di un pericolo imminente. Per chi? Per tutti coloro che hanno gozzovigliato con il credito a buon mercato. Siete dei clientelisti? Siete dipendenti dal welfare state? Avete lasciato scoperti i vostri risparmi? Se la risposta a tutte queste domande è un sonoro “No”, allora non avete nulla di cui preoccuparvi. Non verrete toccati dalla recessione incombente (o se verrete toccati, lo sarete in minima parte rispetto ad altri). Al contrario verranno spazzati via tutti quei giocatori d’azzardo che per far sopravvivere un giorno in più i loro carry trade, non si sono fatti remore a ricorrere all’ingegneria finanziaria. Insieme ad essi, anche i banchieri centrali riceveranno una bella sberla, poiché hanno ormai esaurito tutte le cartucce da sparare per tenere in vita l’attuale sistema economico. Infatti, nonostante tutti i loro interventi per implementare “più della stessa cosa che finora ha fallito”, l’economia mondiale sta rallentando.

12202003_10208637430401455_853561090_n

Quindi questo significa meno traffico marittimo, meno spedizioni, meno domanda per le materie prime, meno produzione, meno credito e denaro che scorre in tutto il pianeta. L’intero sistema economico sta stridendo e gemendo tra le urla di personaggi come Ellen Brown e simili che richiedono una folle inondazione di cartamoneta fiat. Questo sarà l’ultimo sussulto d’onnipotenza delle banche centrali.

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect