Xylella fastidiosa, nuova occasione per tuttologi e complottisti

 

XYLEFA_22La Xylella fastidiosa è un batterio della classe Gammaproteobacteria noto per essere particolarmente dannoso per le coltivazioni agricole. La grande varietà di sintomi associati a questo batterio dà origine a malattie catalogate sotto nomi diversi, come la malattia di Pierce nella vite e negli ulivi pugliesi, disseccamento degli ulivi, clorosi variegata degli agrumi, bruciatura delle foglie del prugno, del mandorlo, della quercia, dell’acero americano e del gelso, e molte altre malattie. Più in generale, i sintomi osservabili (quando manifestati) sono disseccamento di parti più o meno estese delle fronde, macchie scure sulle foglie o la morte. Tutto dipende dalle risposte fisiologiche della pianta ospite allo stress per mancanza d’acqua.

Il batterio opera colonizzando i tessuti vegetali dello xilema (altrimenti detto legno), lo strato interno che nelle piante vascolari si occupa della conduzione dell’acqua e dei soluti in essa disciolti. Sebbene l’acqua possa muoversi solo dal basso verso l’alto attraverso la struttura vascolare dello xilema, il batterio può spostarsi a piacimento. La crescita della popolazione di X. fastidiosa nello xilema porta alla formazione di un gel che restringe i vasi linfatici e impedisce all’acqua e alle sostanze nutritive di risalire attraverso il fusto. In sostanza, X. fastidiosa impedisce alla pianta di nutrirsi, portandola lentamente alla morte. Alcune piante non manifestano alcun sintomo dell’infezione, ma ciò non vuol dire che X. fastidiosa non possa sopravvivere in piccole popolazioni e infettare eventuali insetti vettori per spostarsi verso altre piante. La capacità dei batteri di sopravvivere, adattarsi e spostarsi è straordinaria.

X. fastidiosa è trasmesso da insetti della famiglia delle Aphrophoridae (altrimenti dette sputacchine) che si nutrono della linfa grezza trasportata nello xilema. Si tratta d’insetti ampiamente diffusi in Europa, e non deve sorprendere che la diffusione dell’infezione in Puglia sia stata causata proprio da insetti di questa famiglia. Inoltre, bisogna considerare l’elevata capacità d’adattamento del batterio: sono ancora in corso studi per identificare nuovi vettori, che possono essere più o meno efficienti a seconda della sottospecie del batterio o della specie delle piante ospiti. Ci troviamo di fronte a un batterio che può diffondersi con molta facilità e che in alcune zone del mondo, soprattutto nelle Americhe, è endemico.

2jcybyb.jpg

I diversi colori indicano le quattro diverse sottospecie di X. fastidiosa: blu = X. fastidiosa subsp. fastidiosa; verde = X. fastidiosa subsp. multiplex; rosso = X. fastidiosa subsp. pauca; giallo = X. fastidiosa subsp. sandyi; fucsia = X. fastidiosa subsp. non identificata.

Come si può osservare, sebbene l’Europa sia rimasta finora poco toccata da X. fastidiosa (eccetto alcuni casi in Olanda, Francia o Cossovo negli ultimi anni, subito isolati o comunque non accertati), esistono focolai diffusi in molte zone degli Stati Uniti e dell’America meridionale. Bisogna ricordare, infatti, che le infezioni batteriche alle piante non sono guaribili.

Esistono metodi per rallentare la diffusione di X. fastidiosa e persino un caso, registrato in Brasile, in cui alcuni aranci sarebbero guariti, eliminando il batterio. Il problema è che ciò accade solo in specifiche condizioni e concentrando gli sforzi su pochi individui e al principio dell’infezione. La letteratura scientifica offre pochi esempi in tal senso. L’uso massiccio e su larga scala d’antibiotici è invece sconsigliato, per evitare che il batterio sviluppi una maggiore resistenza agli antibiotici; ma sarebbe comunque inefficace. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), «No treatment is currently available to cure diseased plants in the field and, most often, plants that are contaminated remain infected throughout their life or collapse quickly». Non esiste alcun trattamento per curare le piante infette.

L’unica soluzione è l’isolamento del batterio tramite sradicamento delle piante ospiti, «removing all infected plants, including crops, unmanaged plants and ornamentals», e la creazione di un cordone di sicurezza. Fatto ciò, occorreranno comunque molti anni per scongiurare il pericolo di ricadute, poiché X. fastidiosa potrebbe sopravvivere in piante che non manifestano alcun sintomo, o su insetti vettori che si rifugiano su piante che generalmente non sono riconosciute come vulnerabili al batterio, o addirittura potrebbe essere trasmessa da insetti trasportati da veicoli provenienti dalle zone infestate. Un altro tentativo di cura è stato fatto potando radicalmente le piante infette, per rimuoverne tutte le parti morte o morenti e far nascere nuovi rami dalla base, ma «this has not been shown to cure the plants and prevent them from dying». Pare che il batterio potrebbe ridursi drasticamente in caso d’inverni rigidi, ma la cosa è incerta, ed è anche improbabile che in Puglia vi sia un inverno tanto rigido. Come sempre, è la prevenzione la vera cura, con la coltura delle piante in ambienti sicuri e controllati.

Il caso italiano, sebbene le cronache ne stiano dando notizia solo in questi giorni, è scoppiato nel 2013 ed è associato a una rapida morte per disseccamento d’ulivi, oleandri e mandorli. In più, oltre a X. fastidiosa gli ulivi paiono infetti anche da altri agenti patogeni, tra cui diversi funghi. Di seguito, una mappa del contagio allo stato in cui si trovava circa un anno fa:

33cz0w0.jpg

Le associazioni ambientaliste o attivisti locali stanno protestando contro gli abbattimenti, anche arrampicandosi sugli alberi. Come spesso accade, l’atteggiamento degli attivisti è motivato perlopiù dalla necessità di mettersi in mostra e dare peso alle piccole associazioni locali, nonché da interessi economici miopi ed egotisti. X. fastidiosa è un grave rischio non solo per la Puglia, ma per l’intero Paese e per l’Europa. La facilità con cui l’infezione si diffonde è tale che il problema non può esser sottovalutato. E, quanto più si ritarderanno le misure d’emergenza, tanto più sarà alto il rischio di una diffusione del batterio nelle zone circostanti, soprattutto tra specie selvatiche, difficili da monitorare. L’Unione europea, con la Direttiva 2000/29/EC, ha definito X. fastidiosa come un batterio che in nessun modo bisogna introdurre nei confini dell’UE, riconoscendo i rischi della sua diffusione, la difficoltà nel debellamento dell’infezione, e la possibilità per gli Stati membri di prendere misure di prevenzione.

Bisogna tener presente che in Puglia siamo di fronte a una nuova variante della sottospecie pauca. Quest’ultima è stata associata finora a sole 36 specie di piante ospiti, ma la sua nuova variante potrebbe avere una diffusione maggiore (o minore: è ancora da capire). Dopotutto, con le sue quattro sottospecie conosciute, X. fastidiosa può infettare fino a 306 specie di piante. Chi lamenta il blocco della Francia sulle importazioni di 102 specie vegetali deve tener conto anche di questo. È sciocco chiudersi in logiche nazionaliste o in deliri complottisti che vedrebbero la Monsanto, multinazionale che si occupa di biotecnologie, come responsabile della diffusione del contagio in Puglia.

La follia complottista è iniziata quando la comica Sabina Guzzanti, su Facebook, avrebbe fatto notare che la Monsanto opera con una società gemellata di nome «Alellyx», che sarebbe anagramma di Xylella. Secondo la Guzzanti, siccome la Monsanto si occupa della produzione d’organismi geneticamente modificati, avrebbe avuto l’interesse a inserire il batterio X. fastidiosa in Puglia, così da dare il via a un’epidemia e portare gli agricoltori all’abbattimento degli ulivi e all’acquisto d’OGM resistenti a X. fastidiosa. È un fenomeno tipicamente italiano, questo. Comici di bassa lega escono dal seminato e s’improvvisano politici, economisti o agronomi, lanciando allarmi e facendosi portatori della verità. La Guzzanti, però, ha avuto almeno il buonsenso di specificare che certe cose non le ha capite da sola: gliele avrebbe dette l’amico agronomo Cristian Casili, del quale si trova traccia, guarda caso, nel blog dell’altro comico nazionale, Beppe Grillo.

Il tutto risponde a uno schema ben preciso e ormai collaudato. Non c’è bisogno d’avere prove a sostegno di una tesi complottista. È sufficiente fare il nome di una multinazionale, far notare il coinvolgimento dell’UE, e il gioco è fatto: milioni d’ignoranti diverranno improvvisamente dottori in tuttologia e andranno in giro a sostenere che non esistono infezioni né leggi economiche, ma solo complotti.

Nel suo blog, la Guzzanti, non paga, ha scritto ancora: «Non è stato dimostrato finora che la Xylella faccia seccare gli ulivi, ed è necessaria perciò la prova di patogenicità (postulato di Koch); il ricorso massiccio ai fitofarmaci, programmato dalla Regione, potrebbe provocare danni ambientali e alla salute; non è mai stato provato che abbattere gli alberi sia una soluzione efficace». Dunque: X. fastidiosa non fa seccare gli ulivi (eppur si seccano); trattamenti coi farmaci non sarebbero consigliati perché (come sostiene anche l’EFSA) avrebbero un grave impatto ambientale; purtuttavia, sradicare non è la soluzione e può non risolvere il problema.

Abbiamo già spiegato che, in effetti, lo sradicamento non è la soluzione definitiva al problema. Anche sradicando, è possibile che il batterio sopravviva su ospiti per ora ignoti o che si credevano sani. Lo sradicamento è un’operazione d’emergenza per contenere l’infezione. La Guzzanti, come tutti i complottisti, fonda le sue argomentazioni sulle lacune scientifiche e sulla diffusa ignoranza della popolazione riguardo a certi temi. È anche probabile che non sia X. fastidiosa l’unico agente patogeno responsabile delle infezioni, ed è anche vero che lo stato attuale delle conoscenze sul batterio e sui suoi effetti non è completo, così come ogni branca della scienza.

D’altronde, quando si parla di batteri, è sempre difficile avere un quadro completo. I batteri si riproducono con una velocità straordinaria. Per esempio, Escherichia coli può raddoppiare il suo numero nel giro di 20 minuti. È come se l’intera popolazione umana passasse da 7 miliardi a 14 nel tempo di lettura di quest’articolo. Con alcuni mesi — o anni — a disposizione, il numero sarebbe elevatissimo. Questa velocità comporta anche un’elevata capacità di sviluppare caratteristiche come la resistenza ad alcune sostanze o la capacità d’attaccare nuove specie d’ospiti. Di conseguenza, è difficile stare dietro all’evoluzione dei batteri, soprattutto quand’è difficile osservarne il comportamento nell’ambiente perché l’unico scopo è eliminarli e non certo lasciarli agire indisturbati.

È sempre brutto doverlo ricordare, ma l’umanità non deve necessariamente scoprire tutto. Probabilmente la nostra specie si estinguerà portandosi nella tomba più domande che risposte. Non siamo speciali. Non siamo i padroni del mondo. Non siamo coloro che sono chiamati sulla Terra a dare una «risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto». Siamo una specie come tante altre. Quando sembra non esservi alcuna soluzione, probabilmente è perché nessuno ne conosce una, e non perché ce la stanno nascondendo le multinazionali, gli scienziati, l’UE e la massoneria, alleatisi senz’aver detto nulla ai grillini e alla Guzzanti.

È doveroso, infine, ricordare che molti sintomi manifestati dalle piante possono esser associati ad agenti differenti. Secondo gli agricoltori pugliesi, gli ulivi non starebbero morendo a causa di X. fastidiosa, bensì solo a causa d’attacchi di funghi. In tal caso, lo sradicamento potrebbe essere una misura eccessiva. Il tutto è da accertare, ma, fino a quando X. fastidiosa sarà riconosciuto come responsabile delle infezioni, non c’è altro modo di reagire.

Fonti

EFSA Panel on Plant Health, 2015, «Scientific Opinion on the risks to plant health posed by Xylella fastidiosa in the EU territory, with the identification and evaluation of risk reduction options», EFSA Journal 2015;13(1):3989.

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect