Addio a Ida Magli, euroscettica “before it was cool”

 

47e15e805bba3fe68575fa93b457e5d4-karC-U1070239128674XWH-1024x576@LaStampa.itCi ha lasciato la filosofa e antropologa Ida Magli. Con lei se ne va una persona dotta, che non ebbe paura di smarcarsi dai dogmi e dai feticci della propria epoca. Alcune sue posizioni sono state indubbiamente controverse, ma al tempo stesso a lei si devono riflessioni importanti sulla valenza spesso disumanizzante del potere politico – incluso il potere politico democratico. Indubbiamente una conservatrice sul piano culturale, specie negli ultimi anni, ha sempre guardato con profondo scetticismo i percorsi razional-costruttivisti su cui si è incanalata nel tempo la politica del nostro continente.

Del progetto dell’Unione europea la Magli fu una critica implacabile fin dagli anni in cui invece il paese era compatto in un europeismo spensierato, cavalcato da tutte le forze politiche, incluse quelle che oggi invece si dichiarano a vari livelli avversarie di Bruxelles. Fu vigorosa nel denunciarne il carattere artificiale e massificante e il pericolo che esso rappresentava per la preservazione della straordinarie pluralità che da sempre ha contraddistinto il continente europeo. Le sembrava inconcepibile che Paesi con alle spalle una storia e una cultura così ricca potessero annientarsi in un’entità politica largamente asettica, accettando un processo di livellamento verso il basso.

L’antropologa romana fu, dunque, un’euroscettica della prim’ora. Nel suo libro Contro l’Europa del 1997 osò dire l’indicibile, ponendosi controcorrente rispetto al fiume politico e mediatico di quella fase storica. La polemica della Magli ha attraversato, con coerenza, anni in cui la Lega motivava la necessità per il Nord di “secedere” col rischio di rimanere altrimenti fuori dall’euro e in cui Forza Italia celebrava l’ingresso nel Partito Popolare Europeo come propria definitiva legittimazione politica. Gli euroscettici italiani a quei tempi erano quattro gatti e, a tutti, il loro sembrava più che altro un vezzo, il mero esercizio intellettuale di un’élite sganciata dalla realtà. Oltre alla Magli, c’era Giordano Bruno Guerri, che alla fine degli anni Novanta fondò con lei “Italiani Europei”, al tempo l’unico movimento del Paese contrario all’UE e al progetto dell’euro. C’era qualche economista liberale come Antonio Martino e pochissimi altri.

La Storia ha dato ragione a quella manciata d’euroscettici. L’unico rimpianto è che di fronte al sostanziale fallimento della prospettiva europeista, all’incasso non siano passati i pochi liberali e conservatori che avevano visto giusto fin dal principio, ma movimenti politici populisti ed opportunisti, pronti semplicemente a buttarsi ogni volta dalla parte dalla quale tira il vento. Se fosse stato capito il messaggio degli euroscettici di vent’anni fa, oggi a rappresentare la posizione euroscettica ci sarebbe una classe politica di profondo valore intellettuale. Quel messaggio, invece, è stato soffocato dalla demagogia europeista che ha sostanzialmente impedito il normale dibattito che sui temi europei avveniva in qualsiasi altro paese e che avrebbe consentito agli italiani di comprendere le questioni di merito legate al processo di unificazioni europea. Gli europeisti hanno, invece, giocato tutto sulle emozioni e sulla narrazione e così non c’è da rimanere più di tanto sorpresi che nel momento in cui è diventato chiaro lo scollamento tra narrazione e realtà, gli italiani abbiano risposto “di pancia”, premiando una demagogia di colore opposto.

La Magli, in ogni caso, ci consegna un prezioso lascito e la sua riflessione ci sarà d’aiuto nella lettura d’alcune delle dinamiche politiche, culturali e sociali che attendono il nostro continente nei prossimi anni.

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