Elezioni USA: 1960, Kennedy contro Nixon

 

> Elezioni USA: 1952–1956

wogan-debate_1591692cLe elezioni del 1960 sono certamente le elezioni piú ricordate — ma anche, probabilmente, le piú combattute — nella storia degli Stati Uniti d’America. L’epoca di Dwight David Eisenhower è terminata: il presidente, dopo i due mandati consecutivi ottenuti tramite consensi plebiscitari, per il XXII emendamento è impossibilitato a ricandidarsi, e si ritira a vita privata. Il Partito Repubblicano, a questo punto, deve trovare un candidato forte, che possa continuare le politiche del precedente presidente, e che possa unire un partito ancora diviso tra «nordisti» e «sudisti». La sfida, allora, è tra Richard Nixon, vicepresidente in carica, e Nelson Rockefeller, governatore dello Stato di New York, con Barry Goldwater a fare da terzo incomodo. La base del partito, comunque, è compatta nell’appoggiare Nixon, cosicché Rockefeller, prima dell’inizio delle primarie, decide di ritirare la candidatura, appoggiando quella di maggioranza. Nixon, dunque, è scelto come candidato presidente, e Henry Cabot Lodge, Jr. — esperto in politiche internazionali — come candidato vicepresidente.

Piú complessa, invece, è l’analisi delle primarie democratiche. La sfida è tra due senatori, John Fitzgerald Kennedy, cattolico, del Massachusetts, e Lyndon Johnson, del Texas. Kennedy la spunta per 400 voti elettorali, e offre a Johnson la vicepresidenza, sperando d’ottenere i voti degli Stati del Sud. Il partito, comunque, si spacca in due, e i votanti di Mississippi e Alabama decideranno di puntare sul candidato segregazionista Harry F. Byrd.

Dopo dibattiti presidenziali «frizzanti» s’arriva, l’8 novembre, all’Election Day. Kennedy stravince negli Stati del Nord e nelle grandi città: nella prima parte delle elezioni, la sua vittoria sembra schiacciante dal punto di vista del voto sia popolare sia elettorale. Molti giornali, infatti, annunciano già la vittoria di Kennedy e la «prima elezione d’un cattolico alla Casa Bianca». La seconda parte della notte, però, è molto incerta. Nixon, infatti, stravince nel Midwest e nella costa pacifica. La situazione giunge a uno stallo, e tutte le attenzioni sono sugli Stati del Texas e dell’Illinois: sebbene Kennedy stravinca nelle grandi città, l’andamento è reso incerto dal voto nelle contee, dove Nixon gode d’un forte vantaggio.

I 51 voti elettorali dei due Stati, infatti, sono decisivi nell’assegnazione della presidenza. Kennedy, per poco meno di 9.000 voti, vince in Illinois e, per poco piú di 46.000 voti, vince in Texas. È il nuovo presidente degli Stati Uniti. Nixon concede la vittoria all’avversario, e la diatriba elettorale sembra finita. Egli sarà il primo candidato presidente a non vincere le elezioni nonostante abbia ottenuto la maggioranza degli Stati. Perde con uno scarto bassissimo (0,1%) di voti popolari — il piú basso nei 50 anni precedenti.

Dopo le elezioni, però, le polemiche ripartono. Molti senatori e rappresentanti repubblicani d’Illinois e Texas, infatti, fanno presente che in parecchie contee vi sono state grosse irregolarità per favorire l’elezione di JFK. L’Illinois, infatti, è «controllato» elettoralmente dal sindaco di Chicago Richard J. Daley, forte sostenitore di Kennedy, mentre il Texas da Lyndon Johnson, senatore e candidato vicepresidente. Le proteste vanno avanti per anni, ed emergono molti casi di frode, che però non sembrano mutare il risultato elettorale. Dopo anni di lotte, i Repubblicani decidono nel 1962 d’abbandonare le proteste per le frodi subite e di concedere il risultato.

Ciò nonostante, lo Chicago Tribune, principale quotidiano della città, titolerà che «le elezioni sono state condizionate da frodi ch’evidenziano che il candidato Nixon è stato privato d’una certa vittoria». Se il candidato repubblicano avesse vinto i due Stati, infatti, avrebbe ottenuto 270 voti elettorali: uno in piú dei 269 necessari per diventare presidente degli Stati Uniti d’America. Kennedy, comunque, è eletto presidente, e a gennaio del 1961 egli entra nel pieno delle sue funzioni. Storicamente parlando, è il primo presidente cattolico, nonché il primo presidente a esser eletto nonostante avesse perso in Stati tradizionalmente democratici come Idaho e Florida. Inoltre, è il primo presidente a esser eletto da tutti i 50 Stati in cui anche oggi si vota: nel 1959, infatti, Alaska e Hawaii sono entrate a far parte della Confederazione.

La presidenza di Kennedy, tuttavia, non durerà molto. Il 22 novembre 1963, egli sarà vittima d’un attentato a Dallas, e morirà nel Parkland Memorial Hospital alle ore 19:33 UTC dello stesso giorno. Lyndon Johnson, alle ore 20:38 UTC dello stesso giorno, sull’Air Force One che riportò la salma di Kennedy al centro di medicina legale di Bethesda, presta giuramento, ed è il nuovo presidente degli Stati Uniti. L’attentatore, Lee Oswald, viene arrestato — e ucciso durante il trasferimento in carcere — ma, a oggi, il 61% degli americani crede ancora che Kennedy sia stato ucciso da un complotto, pur avendo idee differenti sulla matrice.

Elezioni USA: 1964, Johnson contro Goldwater

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