L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’armata dell’inutile burocrazia

 

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(Foto: Andrew Burton/Getty Images) Ogniqualvolta si ha a che fare con una qualche forma d’ingerenza statale nella sfera privata, il disco sembra perennemente rotto. L’OMS, autoproclamatasi un ibrido tra baby-sitter e riformatrice dei costumi universali, non è attualmente seconda a nessuno in quest’universo di creature eterogenee. Annunci altisonanti e misure iperprotettive (riguardo alle quali non si smette di dar prova di becero sensazionalismo più che di rigore scientifico) mostrano come la libertà individuale sia considerata una dea minore, da immolare sull’altare del bene pubblico. Dalla carne rossa, prima cancerogena, poi forse cancerogena, per poi finire di nuovo tra i prodotti non cancerogeni, agli alcolici, ai farmaci generici, passando per la sigaretta elettronica, l’OMS si dimostra sempre più alla mercé di burocrati e persone che non tengono tanto alla salute delle persone quanto ad appagare questo o quel politico.

L’esempio più eclatante è quanto sta avvenendo in queste ore riguardo alle sigarette elettroniche. L’OMS sostiene che le e-cig sono meno tossiche delle sigarette tradizionali ma possono avere effetti nocivi, e per questo ne ha proposto il bando completo da tutti i mercati. Tuttavia, a questa presa di posizione dell’OMS si contrappongono quelle d’altri autorevoli scienziati che invece vedono nelle sigarette elettroniche una delle soluzioni possibili per smettere di fumare.

Come emerge da uno studio indipendente pubblicato nell’agosto 2015 da Public Health England, le sigarette elettroniche sono meno nocive di circa il 95% rispetto al fumo di tabacco e potrebbero contribuire ad abbattere le percentuali di fumatori tra i giovani e gli adulti nel Regno Unito. Infatti, lo studio ha scoperto che quasi tutti i 2,6 milioni d’adulti che usano le e-cig in Gran Bretagna sono attualmente fumatori o ex fumatori: la maggior parte di loro usa questi dispositivi come un aiuto per smettere di fumare o per evitare di ricadere nella dipendenza dalle sigarette. Dal testo emerge inoltre una prospettiva rassicurante: pochissimi adulti e giovani che non hanno mai fumato sono diventati utenti abituali di sigarette elettroniche (meno dell’1% in ciascun gruppo).

Vietare qualsiasi prodotto alternativo alle sigarette tradizionali oppure permetterne, al contrario, lo sviluppo al fine di dare un’alternativa al miliardo di fumatori? Di questo soprattutto si parlerà nella prossima conferenza dell’OMS dedicata al fumo, in programma a novembre a Nuova Delhi. Sempreché il dibattito ci sia, vista la decisione dell’Organizzazione di limitare la partecipazione ai lavori ai soli rappresentanti governativi, escludendo ONG non finanziate dall’ONU, industrie della filiera del tabacco e perfino l’interpol, seppure la lotta al contrabbando sia tra i punti principali della conferenza.

La cosa che fa più ridere è che è irragionevole che la conferenza di Nuova Delhi si occupi delle sigarette elettroniche, poiché non contengono tabacco. Di conseguenza non dovrebbero subire le medesime restrizioni previste per questi ultimi prodotti. In realtà l’OMS dovrebbe incoraggiare, e non scoraggiare, la diffusione di quei prodotti che sono scientificamente considerati meno nocivi rispetto alle sigarette e che aiutano per davvero a smettere di fumare. Dopo la carne rossa e le sigarette elettroniche, quale sarà il prossimo settore martoriato da direttive internazionali? La birra? Il vino?

Ma allora ci si pone la domanda di quale sia il vero scopo dell’OMS, se aiutare la salute delle persone oppure trasformarsi sempre di più in un organismo paternalistico che decida per i singoli cittadini che cosa fare. Il rischio è di trovarsi in un paternalistico Stato sociale che, parafrasando Hayek, non solo riduca il senso di responsabilità dell’individuo, ma anche decida che cosa l’individuo può mangiare, bere, fumare.

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