Le lezioni dei ballottaggi: sarà un autunno caldo

 

matteo-renzi-funerali-ingrao-imagoPassati i ballottaggi, è possibile fare alcune riflessioni.

1. In merito al Movimento 5 Stelle abbiamo sbagliato tutto, è giusto fare autocritica. Inutile insistere col provare a ridimensionare una verità evidente: i grillini avanzano, vincono nelle grandi città e in 19 dei 20 comuni dov’erano arrivati al ballottaggio, e sono a un passo dal governare il Paese. Il trend dura già da qualche anno, dalle prime sporadiche vittorie in piccole realtà comunali, allora bollate come episodiche e semplici “incidenti di percorso” del sistema politico. Al contrario, gradualmente, il Movimento ha continuato a conquistare consenso. Non servono a nulla minuziosi articoli infarciti di numeri e percentuali per affermare che “al primo turno hanno preso meno dell’altra volta”. Le elezioni vengono vinte da chi prende un voto in più dell’avversario, non chi prende più voti della tornata precedente. E i grillini hanno vinto. Punto. Hanno capito il trucco: lasciare la raccolta dei like e dei clic ai complottisti e alla variopinta fauna dei social, e pescare candidati presentabili quando il gioco si fa serio. Chiara Appendino e Virginia Raggi non hanno nulla a che vedere con l’anti-vaccinismo o con le scie chimiche: entrambe hanno alle spalle la gavetta nelle file dell’opposizione nei rispettivi consigli comunali. Se dimostreranno di saper bene amministrare Torino e Roma, la vittoria del M5S alle prossime elezioni politiche sarà scontata.

2. L’elettorato sarà pure tripolare, ma i poli che si giocano la vittoria finale sono due: il terzo è solo tappezzeria. Peccato per Parisi, persona perbene estranea – per modi e per preparazione – al clima di fine impero che si respira intorno a Silvio Berlusconi e alla sua corte. Tuttavia, anche in caso di vittoria, quello di Milano sarebbe stato un unicum. C’è ancora chi blatera di “unità del centrodestra”, di armate Brancaleone senz’arte né parte e senza uno straccio di programma di governo credibile. Il “centrodestra”, nonostante tutto, riesce ancora a esprimere delle buone e occasionali performance in alcune realtà locali, ma è in coma farmacologico. Con la malattia di Berlusconi c’è già stato un assaggio di ciò che accadrà al momento della sua dipartita: una guerriglia fra bande, che s’illuderà di potersi spartire le spoglie elettorali dell’ex leader. Sarà un fiorire d’orticelli o tuttalpiù la riedizione dell’Unione prodiana in salsa post-berlusconiana. È tutto da rifare, e fanno sorridere quelli che già invocano Marina per continuare la dinastia. Tornate sulla Terra, che non si sta girando una puntata di Beautiful. Anche la litania che vorrebbe “Berlusconi padre nobile” arriva fuori tempo massimo. C’è stata una “finestra temporale” in cui l’ex Cavaliere avrebbe potuto esercitare quel ruolo, ma ormai è tardi.

3. Salvini perde Varese, e più in generale dimostra ancor una volta la propria inconsistenza come possibile leader nazionale. Se a Milano la formula del “tutti uniti” è perdente, lo è altrettanto il lepenismo solitario. Meloni non pervenuta, ma non è una novità. C’è chi si è meravigliato del sostegno leghista ai grillini. Perché meravigliarsi? Ruspe e scie chimiche si completano a vicenda. Per mesi si è ritenuto che Salvini potesse lanciare l’OPA sui “moderati”, e invece sono i grillini che stanno fagocitando l’elettorato del centrodestra, che ha votato in massa il M5S ai ballottaggi (senza essere ricambiato). Allo stato attuale è probabile un patto di non aggressione a livello nazionale fra Grillo e Salvini, con promessa d’aiuto in caso di ballottaggio alle prossime elezioni politiche. Un forte abbraccio va ai presunti leader del centrodestra – e ai loro elettori – che esultano per la vittoria di Grillo: ovvero come applaudire i propri becchini politici.

4. Renzi esce con le ossa rotte, ma si salva grazie a Milano. Il Partito Democratico perde la metà dei sindaci: da 90 a 45. Resta comunque evidente che la narrazione del Paese dei balocchi non funziona più: l’incantesimo si è rotto. Con l’Italicum, la vittoria del M5S è molto probabile, anche per effetto del patto con Salvini. Sarà un autunno caldo, reso incandescente dall’appuntamento del referendum costituzionale, che a questo punto diventa uno snodo cruciale di questa stagione politica.

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