Pericolosi esperimenti con il denaro contante

Ovunque nel mondo le banche centrali e i politici vogliono abolire il contante. Il denaro è il più elementare strumento per lo scambio economico, e lo Stato non dovrebbe proprio interessarsene. Il denaro s’è formato senza lo Stato, per convenzione sociale, e senza lo Stato può continuare ad esistere. Ma come Rothbard, con dovizia di particolari, descrive nel suo libretto «Il sistema della carta moneta», lo Stato, quatto quatto, poco alla volta, in maniera silenziosa e strisciante, se n’è impossessato. Il suo monopolio sul denaro gli consente d’indebitarsi senza bisogno di preoccuparsi di come rimborsare i debiti contratti, di non accontentarsi mai, e questo gli permette di guidare l’economia attraverso la manipolazione della massa monetaria.

Affinché ai cittadini venga tenuta nascosta la guida statale dell’economia per mezzo del denaro, molti Stati hanno affidato la politica monetaria alle banche centrali, che sono solo sulla carta indipendenti, ma a tutti gli effetti, con la copertura dell’«interesse pubblico», le loro funzioni, le loro attività e le loro decisioni sono pilotate dalla politica. La maggior parte di questo potere statale sul sistema monetario viene esercitato in maniera silenziosa e molto discreta affinché il cittadino venga lasciato nella sua ignoranza e non si corra il rischio di far sorgere dei dubbi sugli gli stretti, anzi strettissimi rapporti che intercorrono fra politica, burocrati e banche centrali. A volte, però, può capitare che la gente si accorga quando lo Stato interviene troppo pesantemente e troppo audacemente. Un buon esempio sono gli avvenimenti dello scorso novembre in India.

L’8 novembre 2016 il Primo ministro indiano Narendra Modi annunciava che le banconote da 500 e 1.000 rupie (controvalore di circa 7,00 e 14,00 €) non avevano più alcun valore, con effetto immediato. Le banconote fuori corso avrebbero dovuto essere sostituite con nuove banconote, dimostrandone il legittimo possesso. Con questa misura il Governo voleva prendere provvedimenti contro l’evasione fiscale, la falsificazione di cartamoneta, il finanziamento del terrorismo, e più in generale contro tutte le attività criminali. In un colpo solo il Governo ha tolto dalla circolazione l’86% del circolante. Gli effetti sono stati drammatici.

A dicembre 2016, in India l’ammontare delle banconote in circolazione era del 40% sotto il livello dell’anno precedente. Anche se i depositi bancari, a seguito dell’obbligo di sostituzione, erano cresciuti del 27%, non è stato sufficiente a compensare la quantità di denaro circolante. In India il denaro contante è ancora il principale e più importante strumento di pagamento. La conseguenza è stata che le disponibilità liquide e i depositi, i valori che formano l’M1, sono scesi del 19%. In confronto, per meglio rendere l’idea, la contrazione dell’M1 (indicatore della liquidità primaria che comprende le banconote e monete in circolazione nonché altri attivi finanziari equiparati al contante come libretti di risparmio o conti correnti) nell’anno 1932 in occasione della grande crisi bancaria degli Stati Uniti e della Grande Depressione, fu del 13%. Numerosi studi portano come esempio gli effetti della depressione statunitense, paragonandola ad una vera e propria distruzione di denaro.

Anche se l’economia indiana è cresciuta a fine 2016 di oltre il 7% annuo, è troppo presto per valutare i reali effetti causati da una violenta e inaudita decisione del Governo, e parlare di una distruzione del denaro. Certo è che il livello d’inflazione da un 5,3% annuo da gennaio ad ottobre, nei mesi di novembre-dicembre ha registrato un 3,4%. In modo particolarmente forte l’inflazione è calata per quanto riguarda le bevande ed i prodotti alimentari passando dal 6 al 2% nei due periodi presi in considerazione. Questo dimostra che soprattutto i ceti meno abbienti sono stati duramente colpiti dal provvedimento in quanto sono coloro che sono costretti a spendere quasi tutto il loro reddito prevalentemente in cibo e bevande, e coloro che non hanno conti bancari sono stati particolarmente colpiti dalla decisione draconiana del Governo. Potendosi permettere meno, la domanda di generi alimentari e bevande s’è contratta, e con essa i prezzi.

È anche sorprendente che l’indice degli acquisti per le attività economiche sia sceso dal 53% nel periodo gennaio-ottobre, a poco meno del 49% nel periodo novembre-gennaio. Probabilmente gli effetti dell’esperimento indiano sul denaro saranno meno drammatici della distruzione di denaro causata dalla grande depressione statunitense, ma certamente la cosa lascerà profondi segni nell’economia. È difficile evincere da questi numeri la miseria a cui questo provvedimento ha costretto i più poveri dei poveri.

Ora, i ricchi cittadini d’Europa sono convinti che i loro politici non li useranno mai come cavie per esperimenti monetari simili a quello indiano. Ci pensano i media a far sembrare la cosa lontana ed improbabile. Invece siamo proprio nel mezzo di un esperimento senza neppure accorgercene. La Banca Centrale Europea, assieme ad altre banche centrali, tiene il saggio d’interesse al minimo da 5.000 anni, e anche da noi i politici di spicco vogliono introdurre una forte limitazione alla circolazione del denaro contante. Ovunque i politici stanno cercando di sfilare dalle mani dei cittadini il denaro contante per usarlo come strumento al fine di manipolare il consenso.

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