L’obbligo dei vaccini e i diritti individuali

 

vaccini1È giusto rendere obbligatorio un vaccino? È lecito che lo Stato aggredisca fisicamente un individuo, un consociato, e gli somministri sostanze contro la sua volontà e col rischio — seppur minimo [1] — di contrarre effetti collaterali gravi? Come si pone un libertario, o comunque un sostenitore delle libertà individuali, rispetto al tema delle vaccinazioni obbligatorie? Il dibattito è ancora aperto, e in questa sede proviamo a dare una risposta. I sostenitori delle dinamiche del libero mercato si schierano, di solito, contro ogni obbligo derivante dallo Stato e contro ogni politica d’ingegneria sociale. I pianificatori centrali, lungi dall’essere considerati super partes, e di certo non investiti d’alcuna conoscenza superiore inaccessibile agli altri, non possono stabilire ciò che è meglio per un individuo o per un gruppo d’individui, né possono decidere arbitrariamente la direzione in cui dovrà evolvere una città, una nazione o qualsivoglia ordinamento. È la libera interazione tra individui, l’incontro delle volontà, a far evolvere le società e a selezionare ciò che funziona e ciò che non funziona. Quando si parla di vaccinazioni, tuttavia, porre l’individuo (e le sue libere scelte) al primo posto diviene problematico.

Ron Paul, tra i più influenti pensatori libertari del mondo contemporaneo e membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, si esprime così riguardo all’obbligo delle vaccinazioni: «Se la paura delle infezioni causate dai non vaccinati giustifica una legge sull’obbligo delle vaccinazioni, allora perché la polizia non dovrebbe multare o arrestare le persone che non lavano le mani o non coprono il naso e la bocca quando tossiscono o starnutiscono in pubblico? Perché non obbligare le persone a mangiar bene e prender vitamine per diminuire il rischio di contrarre malattie contagiose? Queste proposte possono apparire fuori dal mondo, ma non sono diverse, nei princìpi, dalla proposta che il governo dovrebbe obbligare i bambini a vaccinarsi» [2].

Non si può dare torto al congressman. Il suo pensiero riguardo all’obbligo delle vaccinazioni si può riassumere in: dài al governo un dito, e si prenderà tutto il braccio. Nel migliore dei casi. Paul propone anche una soluzione fondata sul diritto di proprietà e sulla libera scelta: «Lo stesso principio che regge il diritto di rifiutare i vaccini regge anche il diritto di rifiutare d’associarsi coi non vaccinati. Chi ha una proprietà ha anche il diritto di tenere fuori coloro che hanno rifiutato il vaccino. Questo diritto si estende anche ai proprietari d’attività commerciali, poiché gli individui non vaccinati possono mettere a rischio la salute d’impiegati e clienti» [3].

La coerenza con cui Paul affronta il problema delle vaccinazioni è ammirevole. Dare allo Stato il potere d’imporre trattamenti sanitari può esporre la popolazione anche a vaccini inutili supportati da lobby, mettendo a rischio senza motivo l’incolumità di chi ha reazioni allergiche o comunque gravi a certe sostanze. Inoltre, se lo Stato può scavalcare la potestà dei genitori e decidere in materia sanitaria al loro posto, significa che i bambini, di fatto, “appartengono” allo Stato e non ai genitori. Fin qui, non si può non concordare con Paul.

La domanda che ci si pone a questo punto è: un individuo del tutto ignorante in medicina può decidere della salute di qualcun altro? È giusto che un bambino subisca gli effetti (anche letali) di una cattiva scelta dei genitori? Paul parla di responsabilità individuale. Il principio regge finché un adulto sceglie per sé stesso e ne paga le conseguenze, ma quando l’adulto deve scegliere per il bambino, il principio decade. Una cattiva scelta del genitore può causare danni perenni al figlio, non solo riguardo alle possibili malattie da contrarre, ma anche riguardo all’isolamento sociale che potrebbe seguire alla sua mancata vaccinazione.

Paul — ma qualunque libertario genuino — risponderebbe che la chiave di tutto è una corretta informazione supportata anche da una valida istruzione alla base. Ancor una volta la risposta sarebbe corretta sul piano teorico e dottrinale, ma sul piano pratico si pone il problema dell’enorme percentuale d’individui che non hanno ricevuto un’istruzione adeguata o sufficiente a comprendere i rischi di un mancato vaccino, e che decidono sulla base di ciò che sembra loro più credibile. Non è possibile recuperare queste persone, ormai adulte, ma è ancora possibile salvare i loro figli imponendo quantomeno dei vaccini. Inoltre, tornando alla soluzione di Paul fondata sulla proprietà privata, viene da chiedersi: come ci si comporta per i luoghi pubblici? Lo Stato dovrebbe vietare ai non vaccinati d’entrare nelle scuole, negli ospedali, negli uffici? E non sarebbe questa una forma indiretta d’obbligo a vaccinarsi?

Molti sostenitori della libertà di rifiutare il vaccino — e, purtroppo, molti libertari a digiuno di medicina — sostengono che l’individuo non vaccinato costituisca un pericolo solo per sé stesso e per altri che hanno preso la stessa decisione, quindi il problema delle infezioni non si pone. Anche stavolta, bisogna scendere nel dettaglio. Molti individui non possono ricevere le vaccinazioni per svariati motivi medici. La loro unica possibilità di non contrarre malattie contagiose sta nell’«immunità di branco». Quanti più sono gli individui vaccinati in una società, tanto più basso è il rischio per un individuo suscettibile di venire in contatto con malattie contagiose. Una garanzia simile, tuttavia, si può avere solo se la percentuale d’immuni è molto elevata.

Nel 2012, nel Regno Unito si contavano più di 2.000 casi di morbillo tra Inghilterra e Galles. Negli anni precedenti, la copertura vaccinale era scesa dal 92% all’87%, lasciando scoperti migliaia di bambini [4]. Un caso simile si verificò in Campania nel 2002, come riportato in un’indagine dell’Istituto superiore della Sanità: «[S]ono stati segnalati 1.633 casi di morbillo, pari a un’incidenza di circa 3.900 casi per 100.000 bambini della stessa fascia d’età. Le incidenze più elevate sono state osservate nelle province di Napoli e Caserta, dove le coperture vaccinali per morbillo sono circa del 60%. […] Tra gennaio e maggio del 2002, sono state ricoverate per morbillo 368 persone. Di queste, 63 hanno avuto complicanze polmonari, 13 un’encefalite, e 3 sono decedute» [5].

Quindi, come preservare un’alta copertura vaccinale anche laddove l’ignoranza mette a rischio migliaia o milioni d’individui? E come conciliare un eventuale obbligo di vaccino con la teoria libertaria? Non c’è nulla di poco libertario in una società che tenta di proteggere sé stessa, e chi ne fa parte, imponendo a tutti di vaccinarsi e non divenire vettori d’infezioni. Nessuno ha il diritto d’invadere e attaccare le libertà altrui, ma un individuo portatore di un’infezione che non s’è ancora manifestata potrebbe senz’altro aggredire altri individui senza esserne a conoscenza, anche compiendo azioni ordinarie come stringere una mano, stappare una bottiglia o dare un bacio. Rifiutare un vaccino con la consapevolezza d’esporre a gravi rischi qualcuno che non può immunizzarsi è già di per sé il principio di un’aggressione. Andare a vivere isolati e contrarre tutte le malattie che si desidera è, invece, una libertà che nessuno ci toglierà mai.

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[1] http://www.levaccinazioni.it/demo/informagente/VaccBambini/effetti_collaterali.htm.
[2] [3] http://www.ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2015/february/08/vaccine-controversy-shows-why-we-need-markets-not-mandates/.
[4] http://www.bbc.com/news/health-22277186.
[5] http://www.epicentro.iss.it/cong_leb/ciofi.htm.

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