Hayek e la presunzione fatale del socialismo

 

«Ai socialisti di tutti i partiti.»

— Friedrich Hayek, La via della schiavitú

 

Hayek-e-la-presunzione-fatale-del-socialismoCirca ventidue anni fa, il 23 marzo 1992, moriva Friedrich August von Hayek (1899–1992), economista e filosofo austriaco. Esponente storico del liberalismo, egli fu un rappresentante della scuola austriaca nonché un critico dell’economia pianificata e centralista. Nel 1974, egli fu insignito, insieme a Gunnar Myrdal, del premio Nobel per l’economia, per il «lavoro pionieristico sulla teoria monetaria, sulle fluttuazioni economiche e per le fondamentali analisi sull’interdipendenza dei fenomeni economici, sociali e istituzionali». Nel 1991, inoltre, egli ricevette la medaglia presidenziale della libertà. In quest’occasione, v’offriamo un’antologia di pagine scelte dalle sue opere, a cura di Matteo Marini.

> Frédéric Bastiat, ciò che si vede e ciò che non si vede

> Milton Friedman, il capitalismo e la libertà di scegliere

> Bruno Leoni, la Libertà e la Legge

> John Locke, padre fondatore del liberalismo

> Menger: le leggi dell’economia e la teoria soggettiva del valore

Da La via della schiavitú (1944)

«Il conservatorismo, pur essendo un elemento necessario in ogni società stabile, non è un programma sociale; nelle sue tendenze paternalistiche, nazionaliste e adoratrici del potere, è spesso piú vicino al socialismo che al vero liberalismo; e con la sua vocazione tradizionalista, antirazionalista e spesso misticheggiante non potrà mai, se non per brevi periodi di disillusione, fare appello ai giovani e a tutti coloro che credono che alcuni cambiamenti sono desiderabili, se vogliamo che questo mondo diventi un po’ piú ospitale.»

«Si può immaginare una tragedia piú grande di quella in cui, tentando di modellare coscientemente il proprio futuro secondo alti ideali, si produce di fatto, e inconsapevolmente, l’esatto opposto di ciò che ci s’era sforzati di raggiungere?»

«Il controllo economico non è solo il controllo d’un settore della vita umana, che possa venire separato dal resto: è il controllo dei mezzi per tutti i nostri fini. E chiunque abbia l’esclusivo controllo dei mezzi determina quali fini debbano esser perseguiti, quali valori debbano essere considerati superiori e quali inferiori: in breve, che cosa gli uomini debbano credere e a che cosa aspirare.»

«Noi […] non abbiamo alcun’intenzione di fare della democrazia un feticcio. Può ben esser vero che la nostra generazione pensa e parla troppo della democrazia, e troppo poco dei valori cui essa serve. […] La democrazia è essenzialmente un mezzo, un congegno utile per la salvaguardia della pace interna e della libertà individuale. […] Né dobbiamo dimenticare che spesso c’è stata molta piú libertà culturale e spirituale sotto un governo autocratico che sotto alcune democrazie. […] Una vera “dittatura del proletariato”, anche se democratica nella forma, qualora decidesse di dirigere centralisticamente il sistema economico, distruggerebbe probabilmente la libertà personale in una misura mai raggiunta da nessun’autocrazia.»

«Fuori della sfera della responsabilità individuale non esiste né bene né male, né opportunità d’acquisire meriti morali. […] Non abbiamo il diritto d’esser altruisti a spese d’altri, e non c’è alcun merito nell’esser altruisti se non abbiamo altra scelta.»

Da «L’uso della conoscenza nella società» (1945)

«La conoscenza delle circostanze di cui ci dobbiamo servire non esiste mai in forma concentrata o integrata, ma solamente sotto la forma di frammenti sparpagliati di conoscenza incompleta e spesso contraddittoria che tutti gl’individui possiedono separatamente. Il problema economico della società, perciò, non è meramente un problema di come allocare risorse “date” — […] nel senso di date a una singola mente che risolve deliberatamente il problema posto da questi “dati”. Si tratta piuttosto del problema relativo a come assicurare il migliore uso di risorse note a ciascuno dei membri della società, per fini la cui importanza relativa è nota solo a questi individui. O, in breve, si tratta del problema di come usare la conoscenza che non appartiene a nessuno nella sua totalità.»

Da «Individualismo: quello vero e quello falso» (1945)

«C’è un’enorme differenza fra il trattare le persone allo stesso modo e il tentare di renderle uguali. Mentre la prima è la condizione d’una società libera, la seconda sta a indicare, come Tocqueville ha scritto, “una nuova forma di servitú”.»

Da «Gl’intellettuali e il socialismo» (1949)

«Può essere che una società libera […] porti in sé i germi della sua stessa distruzione; che la libertà, una volta acquisita, sia percepita come ovvia e non piú apprezzata; che il libero sviluppo delle idee, parte d’una società libera, porti, infine, alla distruzione delle basi di questa libertà. Al momento, sembra quasi che, nei Paesi che non hanno ancora sperimentato che cosa significhi la perdita della libertà, essa non significhi molto come ideale per i giovani. […] Ciò significa che impariamo ad apprezzare la libertà solo dopo che l’abbiamo perduta? Che il mondo deve attraversare un oscuro periodo di totalitarismo socialista, prima che s’affermi la prospettiva d’un ritorno della libertà? Forse ciò è inevitabile, ma dobbiamo sperare che non sia cosí. Certamente, finché la cerchia di persone che a lungo termine determina lo sviluppo dell’opinione pubblica rimane nelle proprie convinzioni socialiste, questo sviluppo continuerà. […] Se non riusciamo a rendere le fondamenta filosofiche d’una società libera una questione intellettuale vitale, e la sua attuazione un compito che sfida l’ingegno e l’immaginazione delle nostre menti piú vivaci, allora le prospettive di raggiungere la libertà sono davvero minime. Ma se riusciamo di nuovo a credere nel potere delle idee, caratteristica che ha contraddistinto il liberalismo nella sua forma piú alta, la battaglia non è affatto persa in partenza.»

Da La società libera (1960)

«Forse, l’aver visto milioni d’uomini votarsi all’assoluta dipendenza d’un tiranno ha fatto capire alla nostra generazione che scegliere il proprio governo non garantisce necessariamente la libertà. Diverrebbe inoltre inutile discutere il valore della libertà, se qualsiasi regime approvato dal popolo fosse per definizione un regime di libertà.»

«Il valore della libertà individuale poggia soprattutto sul riconoscimento dell’inevitabile ignoranza di tutti noi nei confronti d’un gran numero di fattori da cui dipende la realizzazione dei nostri scopi e del nostro benessere. Se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desiderî di adesso, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe ben poco da dire a favore della libertà. […] La libertà è essenziale per far posto all’imprevedibile […]; ne abbiamo bisogno perché abbiamo imparato ad aspettarci da essa le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Siccome ogn’individuo sa poco e, in particolare, raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, per propiziare la nascita di ciò che desidereremo quando lo vedremo.»

«Tutte le teorie politiche partono dal presupposto che la maggior parte degl’individui sia molto ignorante. Quelle che difendono la libertà si differenziano dalle altre in quanto accomunano agl’ignoranti anche i piú sapienti. In confronto a tutte le conoscenze che continuamente vengono usate nell’evoluzione d’una civiltà dinamica, la differenza tra la conoscenza del piú sapiente e quella che può deliberatamente usare il piú ignorante degl’individui è relativamente insignificante.»

«La democrazia non è un valore ultimo o assoluto, e dev’esser giudicata dai suoi frutti. Probabilmente, essa è il miglior metodo per raggiungere certi fini; ma non è un fine in sé.»

«È, in verità, probabile che uomini intenzionati a fare del male abbiano cagionato meno danno e dolore di uomini decisi a servirsi della coercizione per evitare il male morale.»

«Il liberale non nega, ovviamente, ch’esistano uomini superiori — non è un ugualitario —, ma nega che qualcuno abbia l’autorità di decidere chi siano questi uomini superiori.»

«Il problema essenziale non mi pare sia chi governa, bensí che cosa il governo è autorizzato a fare.»

Da «Liberalismo» (1973)

«Poiché l’azione è la fonte principale delle conoscenze individuali, su cui poggia il processo sociale d’avanzamento del sapere, le ragioni della libertà d’azione sono altrettanto forti di quelle della libertà d’opinione.»

Da Legge, legislazione e libertà (1982)

«La distinzione corrente tra settore pubblico e privato talvolta viene considerata, erroneamente, come se significasse che certi servizi […] devono essere per legge di competenza esclusiva del governo. Ciò è ingiustificato. Anche se in determinate circostanze solo il governo è in grado d’offrire particolari servizi, non v’è ragione di proibire che organismi privati cerchino nuovi metodi per fornire gli stessi servizi senza l’uso di poteri coercitivi.»

Da La presunzione fatale. Gli errori del socialismo (1988)

«La nostra civiltà dipende, non soltanto nella sua origine, ma anche per la sua conservazione, da quello che può essere esattamente descritto solo come l’“ordine esteso” della cooperazione umana, un ordine piú comunemente e forse non correttamente conosciuto come capitalismo

«Il compito singolare dell’economia è di mostrare agli uomini quanto poco essi realmente sanno su ciò che credono di poter pianificare.»

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