Poste Italiane: e la chiamano “privatizzazione”

 

Cassetta-PostaNei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesimo trucco di magia dei burocrati statali. Infatti, Renzi ha dichiarato, gonfiando il petto con orgoglio, che gli italiani sono un popolo di “accaparratori”. In questo modo, ha fornito la prova definitiva di quello che tutti noi sospettavamo già da tempo: non ha la minima idea di che cosa sia la teoria economica. Questo perché segue una linea di pensiero affine al keynesismo. La maggior parte dei politici segue la stessa linea di pensiero. In realtà, questi saltimbanchi non hanno mai letto la General Theory. Perché? Perché è un testo illeggibile. Ciò che in realtà doveva passare con quel libro illeggibile era questo messaggio: “Il risparmio è una passività per la società”.

I risultati cui ci ha portato questo mantra sono stati caratterizzati da una continua erosione del bacino della ricchezza reale, cosa che a sua volta s’è riverberata sulla società nel suo complesso conducendola lungo i binari di una stagnazione economica logorante. Ma davvero l’Italia soffre di un eccesso di risparmi “nascosti”? In realtà, come vedete dall’immagine qui sotto, è tutto il contrario. Negli ultimi tre anni è colato a picco. Lo Stato è diventato un cane idrofobo ormai, e finché potrà parassitare gli individui produttivi, lo farà. Guardatevi dalla propaganda statale, poiché tali livelli di disperazione portano con sé misure disperate e folli.

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A rincarare la dose c’è stato l’ulteriore commento secondo cui i depositi bancari sono aumentati. Ora, immaginate che domani lo Stato italiano vieti a tutti di possedere due gambe e per decreto se ne debba tagliare una. È pressoché ovvio che il giorno dopo la vendita di stampelle s’impenna. Nel nostro caso, invece, con la continua lotta dello Stato nei confronti delle libertà individuali (nel disperato tentativo di ridurre al minimo la dinamicità del mercato), esso ha annoverato tra le sue tante battaglie quella a favore dell’abolizione del contante. In questo modo l’inevitabile digitalizzazione del denaro fiat è una conseguenza tanto sfortunata quanto ovvia. I conti bancari e i conti postali vengono presi d’assalto anche da pensionati che fino a qualche tempo addietro non avevano neanche la minima idea di che cosa fosse il bancomat.

Veniamo a sapere che Poste Italiane ha deciso di quotarsi in borsa. Perché? Due parole: denaro facile. Senza lo Stato a sostegno di questo pachiderma burocratico/clientelare, Poste Italiane sarebbe fallita da un bel pezzo. Infatti, senza i compensi pubblici che vengono presi dal calderone delle tasse, Poste Italiane si sarebbe eclissata non appena il telefonino ha fatto capolino nelle nostre vite. Chi spedisce più una lettera ormai? Chi si vede più recapitare una bolletta per posta? L’informatica ha semplificato le nostre vite a tal punto da liberarci da settori obsoleti come quello delle Poste. Senza le tasse la pseudo-redditività di questo colosso statale sarebbe scesa a zero in una manciata di secondi.

Inoltre, i depositi rappresentano solamente una passività per tale struttura, perché dato il momento economico in atto la voglia d’accendere nuovi prestiti è decisamente bassa.

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Di conseguenza essi ricoprono solamente il ruolo di garanzia ultima dietro gli “investimenti” attuati dalla Cassa Depositi e Prestiti. Ebbene sì, cari lettori, la digitalizzazione del denaro fiat vi rende ostaggi di quelle istituzioni che si presume abbiano a cuore i vostri interessi. Invece lo schema Ponzi della riserva frazionaria si regge solamente sull’illusione di solvibilità dell’attuale sistema economico. Basta poco per scombussolare i piani ben congegnati di questi presunti burocrati onniscienti. Problema: lo Stato è un’istituzione che ha sempre necessità d’espandersi e d’incamerare denaro poiché incapace di generarlo attraverso azioni di mercato. Dico “lo Stato” perché la cosiddetta “privatizzazione” di Poste Italiane è solamente l’ennesima boutade in salsa italiana. Infatti, il 61,8% di Poste Italiane rimarrà in mano al Ministero delle Finanze, e solo la restante percentuale verrà ceduta a terzi. Attenzione: non liberalizzata, bensì ceduta. Cioè ceduta ai clientelisti zombi. E non scordiamoci la suddetta CDP, che gestisce e detiene i risparmi raccolti da Poste Italiane ed è pubblica all’80%.

Stando così le cose possiamo affermare che l’annuncio sensazionalistico cui abbiamo assistito nei giorni precedenti riguardo all’entrata in borsa di Poste Italiane rappresenta l’ennesimo artificio contabile imbastito dallo Stato per entrare in possesso di nuove risorse monetarie con cui dare luogo a ulteriori investimenti improduttivi. La campagna di “rinascita” dell’Italia lanciata da Renzi passa anche da coperture attualmente inesistenti a fronte di promesse politiche insostenibili. Questa mossa rappresenterà un’ottima fonte d’entrate per un’istituzione sempre a corto di risorse, data la sua inattuabilità di un calcolo economico in accordo con le forze di mercato. In sintesi, l’IPO lanciata da Poste Italiane rappresenta solamente l’ennesima dimostrazione di come il denaro quasi gratis stimoli nuovi metodi d’ingegneria finanziaria. State pur certi che nel prossimo futuro non mancheranno notizie riguardanti una campagna di riacquisto d’azione proprie per tenere alto il prezzo di tale pattume. Perché? Perché le Poste Italiane sono un istituto obsoleto incapace di creare redditività scollegata dalle tasse che lo Stato usa per finanziarle.

A chi si rivolge l’offerta di Poste Italiane? Alla gente comune. Quella che quando legge un giornale non vede neanche di striscio la pagina dedicata alla finanza. Saranno loro le vittime sacrificali da immolare sull’altare della ZIRP e con cui alimentare un giorno in più la bestia statale. Statene alla larga, altrimenti preparatevi a essere tosati.

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