Gli anti-vaccinisti all’assalto di Presa diretta

 

mazelen-china-1024x678Come tutte le cose umane, anche le bufale possono avere cicli di vita diversi tra loro. Alcune compaiono e passano come meteore, anzi come scie chimiche lasciate da un aereo. Altre rimarranno per sempre, come la luna su cui siamo stati o forse no. Altre ancora covano sotto la cenere del quotidiano quieto vivere in attesa di una scintilla che le faccia scoppiare di nuovo con la virulenza di un’epidemia. Quella sui vaccini appartiene a quest’ultima categoria. La scintilla più recente ha la forma, e la sostanza, della puntata di Presa diretta andata in onda la sera di domenica 11 gennaio. I servizi erano stati anticipati sulla pagina Facebook della trasmissione e sono stati seguiti da altri post sulla stessa pagina, provocando le più inconsulte e scomposte reazioni del popolo degli anti-vaccinisti.

I servizi proposti dalla trasmissione di Iacona rappresentano un raro caso di lavoro giornalistico condotto come da manuale: analisi delle fonti e verifica di persona, andando a vedere di persona e controllando i documenti. Sono state chiarite le “accuse” ai vaccini. S’è controllato se esistano dei sostegni scientifici, senza trovarne. Si sono cercati alcuni dei maggiori “esperti” anti-vax italiani. Si sono andati a vedere dei casi reali dell’effetto su vasta scala dei vaccini o sulla loro mancanza, sia in Galles sia in Africa (insieme all’ONG Amref). In definitiva il messaggio è stato a favore delle vaccinazioni: servono, non sono pericolose, e chi dice il contrario non è credibile (e sto usando un eufemismo). S’è scatenato l’inferno: una vera bolgia di commenti che, in fondo, non fanno che riproporre il trito repertorio dell’arsenale anti-vax, cui hanno già risposto in centinaia e per centinaia di volte. Il punto di partenza è spesso “La trasmissione non è equilibrata, dovevate far parlare anche chi è contrario!”. Se chi ben comincia è già a metà dell’opera, gli autori di questi commenti non faranno molta strada.

L’intera inchiesta è stata correttamente basata sulle prove scientifiche e sul confronto delle fonti, e il mondo scientifico non è spaccato in due, non è una questione dibattuta, non esiste chi la veda diversamente. La scienza non è democratica, si basa sui fatti e sulle dimostrazioni di questi fatti. Se ci sono, bene; se non ci sono, si cestina la teoria. Nella scienza non esiste la par condicio. Ma ammettiamo, solo per ipotesi, che si volesse dare il giusto spazio a entrambe le campane: come distribuire questo spazio? Con un rapporto uno a uno? Ma anche questo non sarebbe stato corretto né equo.

Per farmi capire, cercherò di ricorrere a un esperimento che chiunque potrebbe ripetere nella propria cucina. Occorrono una scatola di riso e una di farro (ma va bene anche una di pasta, se non avete il farro). Cominciamo prendendo un chicco di riso dalla scatola, mettendolo su un tavolo e ponendovi accanto la scatola da cui l’avete pescato. Ecco, quel chicco di riso è un medico che sostiene posizioni contro i vaccini; quelli rimasti nella scatola sono i medici che sostengono posizioni a favore dei vaccini. Non notate una certa sproporzione nei numeri? Per ogni medico anti-vaccinista ci sono centinaia di medici che pubblicano lavori seri a favore, a loro volta controllati da altre centinaia di medici loro pari. Vogliamo davvero un confronto equilibrato? Allora che il numero delle persone coinvolte e il tempo loro concesso sia anche proporzionale: un chicco di riso da una parte, qualche centinaio dall’altra.

Secondo passaggio dell’esperimento. Ora immaginate che quel chicco di riso tutto solo sia un documento che “dimostra” quanto male facciano i vaccini, mentre gli altri siano tutti gli studi scientifici a favore. Ma ancora non ci siamo, buttate via quel chicco di riso e al suo posto mettete un chicco di farro (o un rigatone). Il riso e il farro, o il riso e la pasta, potrebbero sembrare cose simili, ma è lampante che non lo sono. Allo stesso modo, un documento contro i vaccini, a un occhio inesperto, potrebbe sembrare molto simile a uno studio serio, ma non lo è. Uno studio serio, o una pubblicazione basata su uno o più studi seri, offre tutta una serie di strumenti a chiunque li voglia controllare e, nel caso, smentire: dati di partenza, metodi d’analisi, metodi d’elaborazione dei dati, specifiche degli strumenti usati, descrizione degli esperimenti condotti… È la base del metodo scientifico: proporre le proprie conclusioni giustificandole e in modo che chiunque le possa verificare, per confermarle o smentirle. Il sistema funziona? Riesce a scovare gli studi non validi? Certo, e in un caso ha funzionato egregiamente: Wakefield (ne trovate la storia in quest’articolo).

Dall’altra parte, tra i documenti anti-vax, non abbiamo nulla di tutto questo, solo una serie d’affermazioni non documentate, di dati non reperibili, di procedure non ripetibili. In fondo non si tratta di documenti che non reggerebbero a una verifica di loro pari (peer review), ma di materiale che a una simile verifica non potrebbe nemmeno essere sottoposto per mancanza di strumenti. Quando lo si fa notare, poi, la risposta è standard: “Gli studi sono pagati dalle multinazionali di Big Pharma”. Argomento illogico: se una qualunque multinazionale finanziasse uno studio “truffaldino”, le prime ad avere interesse a sbugiardarlo sarebbero le aziende concorrenti, e non sopravvivrebbe nemmeno 5 minuti. Ma ammettiamo che di uno studio si voglia diffidare in virtù di chi l’ha finanziato: se il lavoro, invece, fosse pagato da un’associazione dichiaratamente anti-vaccinista, ci si potrebbe fidare di più? Ebbene, è successo: l’associazione non-profit Safe Minds ha finanziato un lavoro sul legame vaccini–autismo, e con quale risultato? I vaccini sono sicuri, non causano autismo.

Il resto è il consueto corollario, il mercurio, le sentenze e la legge che risarcisce i danneggiati, l’autismo, la tangente di De Lorenzo: tutte cose che chi prova a difendere i vaccini conosce benissimo e cui risponde facilmente, grazie agli anni di pratica. Ci sono un paio di novità, però. La prima è il riferimento ai “bugiardini” che riporterebbero l’autismo come possibile effetto collaterale, o un certo “documento confidenziale” della GSK che direbbe la stessa cosa (e che ovviamente viene proposto inducendo il lettore a pensare che sia chissà quale documento segretissimo che la rete è riuscita a svelare rocambolescamente). Nulla di tutto questo ha senso: il “documento” è un banale rapporto di farmacovigilanza, ossia un rapporto che le case farmaceutiche inviano alle autorità competenti con regolarità dopo la messa in vendita di un medicinale, vaccini compresi, e obbligatoriamente riporta qualsiasi evento sia stato riportato dopo l’uso del farmaco. Badate bene: “dopo” e non “a causa di”; viene solo stabilito un nesso temporale, non causale.

Che cosa sia un rapporto di farmacovigilanza viene ben spiegato in quest’articolo del valente dottor Salvo Di Grazia, e si riferisce proprio al “documento confidenziale” in questione. Come potrete leggere, tra gli eventi segnalati dopo la somministrazione vengono riportati anche annegamenti e incidenti stradali. Insomma, vaccinarsi non fa diventare autistici, ma solo pessimi autisti. Non dimentichiamoci dei bugiardini: quando scrivono i possibili effetti indesiderati, si stanno basando su quei rapporti, quindi vi riconduco alla spiegazione precedente. La seconda novità, invece, è costituita dagli anti-vax che si lamentano di ricevere sempre le stesse risposte. Che si abituino: finché scriveranno le stesse sciocchezze, qualcuno li sbugiarderà allo stesso modo.

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