di F. Cartelli

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Roberta Lombardi, mediocrità a 5 Stelle

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Roberta LombardiIl Movimento 5 Stelle si vanta di essere un partito liquido, ma di questo passo agli Italiani verrà un attacco dissenteria politica. Perché, ormai, riesce difficile tenere il conto delle brutte figure e delle parole in libertà che si concedono i parlamentari grillini. La palma d’oro va senz’altro alla capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, lingua biforcuta ed antipatia contagiosa, che forse durante le lezioni di diritto costituzionale doveva già avere un Grillo per la testa. Sì, probabilmente la vocazione a Cinque Stelle l’ha distratta dalle lezioni universitarie. Succede così che la cittadina Lombardi, durante un’intervista a Radio Radicale, non ricordi nemmeno che l’articolo 84 della Costituzione vincola ad almeno 50 anni l’età anagrafica per essere eleggibili alla carica di Presidente della Repubblica. Ed al giornalista incredulo che le fa notare la dimenticanza, risponde “sì cioè non è che c’è scritto dagli 80 in su”. Ecco, questo è lo tsunami che milioni di Italiani hanno alimentato con i loro voti: lo tsunami dell’ignoranza. E’ il risultato del voto di protesta: aver mandato in Parlamento una manica di dilettanti allo sbaraglio, che magari non hanno precedenti penali, ma che non hanno neppure le capacità necessarie per salvare questo Paese. L’aspetto ancora più grave, oltre all’inazione, è l’aver eletto persone come Roberta Lombardi. Che oltre ad una palese, maldestra incompetenza, affiancano spesso la spocchia tipica dei campioni della mediocrità, una fastidiosa fauna che nel nostro Paese pullula in ogni settore.

L’equivoco di fondo è l’essenza stessa della creazione del Movimento 5 Stelle: pensare che l’uomo qualunque possa avere il quid necessario per governare un Paese, senza bisogno di alcuna particolare attitudine. La giustificazione, veritiera ma banale e fallace, è che un comune cittadino non possa certo compiere più danni di quanti ne ha già fatti la classe dirigente di incompetenti che ha governato l’Italia per anni. Ma ora i grillini fanno parte proprio di questa classe dirigente, e ne hanno già preso tutti i difetti: l’arroganza, la vacuità di proposte, il sensazionalismo mediatico. Si organizza la demagogica lettura serale della Costituzione per rivendicare il solito, astratto e bizzarro ruolo di depositari e custodi della democrazia, per poi andare davanti alle telecamere e non sapere nemmeno gli articoli basilari della nostra Carta. Cosa avrebbero detto, i grillini, se al posto della Lombardi ci fosse stato un Bersani, un Berlusconi, o un qualsiasi altro politico? Sarebbe comparso in due minuti lo sfottò via blog del leader maximo infarcito di “andate a casa”, “vaffa”, “siete morti morti morti” ed altre preziose gemme lessicali che avremmo custodito gelosamente nella storia della comunicazione politica e della letteratura italiana. Ma la cittadina Lombardi no, lei no, poverina: sta imparando, è giovane, la ragazza si farà. Poco importa che sia laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, deputata della Camera e non conosca la Costituzione. Lei, a prescindere, è migliore di tutti gli altri, perché è grillina quindi intoccabile. E poco importa se si finisce, come sempre, per annegare in un mare di cristallina ipocrisia.

E si inciampa, inconsapevolmente, nella trappola della superiorità antropologica. I grillini ci stanno cadendo ancor più di quella sinistra che da tanti anni si è smarrita nell’antiberlusconismo genetico. Se ne stanno lì, in parlamento, a dire “noi siamo migliori di voi”, a guardare lo spettacolo dagli scranni del potere che tanto disprezzano ed a racimolare gaffe, mentre fuori il Paese scivola nel baratro. Roberta Lombardi, come tanti altri colleghi di partito, non conosce l’umiltà che dovrebbe essere insita nella missione del fare politica – ancora più in questo momento storico – e si diverte a distribuire giudizi taglienti e battute al vetriolo, rincorrendo chissà quale consacrazione intellettuale agli occhi del suo pubblico. E poi se si collezionano brutte figure non importa: si può sempre dare la colpa ai giornalisti. Un copione visto e rivisto. I grillini non hanno inventato nulla e non hanno rivoluzionato niente. Hanno solo aggiunto un’altra, tragicomica puntata al crepuscolo della repubblica: l’improvvisazione al potere. L’unico che ha chinato la testa di fronte alla presunta sacralità del Movimento ed ai suoi solenni riti è stato Pierluigi Bersani, che si è fatto umiliare in diretta streaming proprio dalla Lombardi e dal cittadino Crimi, finendo prigioniero della liturgia grillina ed uscendone in barella. Un ko tecnico dove distinguere i dilettanti dai veterani è stata impresa ardua.

Milioni di Italiani hanno malriposto il proprio desiderio di cambiamento. Si sono affidati a questi professionisti dello snobismo, che tra scie chimiche e complotti da sventare, mandano in scena un teatro dell’assurdo autoreferenziale e narcisista, lontano anni luce dai problemi reali del Paese. E mentre l’illusione a Cinque Stelle si perderà in una bolla di sapone, dell’Italia saranno rimaste solo le macerie.

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