L’ossessione di papa Francesco per il (neo)liberismo

 

papa-francisco-1841831Molti cattolici sono rimasti disorientati dai due anni di pontificato di papa Francesco. Alcune improvvide dichiarazioni e certe prese di posizione hanno creato molto scalpore senza però che da queste nascesse un vero e serio dibattito. Dalle dichiarazioni a Scalfari, alla vicenda del pugno da tirare a chi insulta la madre altrui, papa Francesco è riuscito, nel bene o nel male, a far parlar di sé. Chi ascolta con attenzione e rispetto le parole del papa non può non riconoscere che il principale avversario di questo papa sia il «liberismo». Il liberismo è considerato il principale responsabile d’ogni male presente sulla terra, e il papa non esita mai a ricordare tutti i supposti danni che il liberismo avrebbe provocato. L’aumento della disuguaglianza, la povertà in costante aumento, la speculazione finanziaria — tutta colpa del neoliberismo.

Se la principale autorità religiosa del mondo offre giudizi così netti, avrà sicuramente dei dati a supporto delle sue tesi. Si scopre, invece, che secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale i poveri che vivono in condizioni di povertà estrema (meno di 1,25 dollari) si sono ridotti, dal 1990, del 36,4%. Si scopre, poi, che la disuguaglianza tra Paesi s’è notevolmente ridotta nello stesso arco di tempo. Queste sono veramente le «colpe» del neoliberismo.

Il sistema che papa Francesco critica è un sistema dove le banche centrali creano denaro che le banche private usano per aumentare le loro posizioni azionarie creando una bolla, senza che l’economia «reale» ottenga un centesimo, e che permette così la crescita delle disuguaglianze nei Paesi occidentali. Un sistema di questo tipo è assolutamente criticabile, ma la critica non dovrebbe rivolgersi al sistema capitalista liberale, bensì a questo sistema dove il mercato è stato soppiantato dalle banche centrali.

Che cosa pensa (davvero) la Chiesa d’economia

Non si comprende poi la continua critica al capitalismo senza però proporre delle soluzioni alternative che potrebbero realmente migliorare il nostro sistema economico. Le critiche a un sistema economico distorto sono state oggetto di diverse encicliche, e stupisce quindi come il papa, che potrebbe attingere a un vasto materiale di critica e riforma, si avventuri invece in improvvide dichiarazioni che non reggono alla prova dei fatti. Si rende quindi necessario esporre, in piccolissima parte, il pensiero economico che ha contraddistinto la Chiesa nell’ultimo secolo e che prende il nome di «dottrina sociale della Chiesa».

La dottrina sociale nasce ufficialmente nel 1891 con l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII, che riconosce la necessità che la Chiesa intervenga in campo sociale per far sentire la propria voce. L’enciclica riconosce l’importanza della «questione operaia», ma rinnega categoricamente la soluzione socialista al problema, e muove forti critiche al pensiero liberale dell’epoca, i cui errori saranno poi riconosciuti dalla corrente neoliberale. L’enciclica propone una «terza via» dove lo Stato abbia ampie possibilità d’intervento ma trovi come limite naturale l’autonomia delle associazioni d’individui; si propone così il «principio di sussidiarietà». Dopo cent’anni, nel 1991, dopo la caduta del regime comunista, Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus Annus ripropone le tesi della Rerum Novarum adattandole al nuovo periodo storico. Il papa riconosce la bontà delle tesi presentate nella Rerum Novarum, poiché la proprietà privata, la libera associazione e l’autonomia individuale sono i pilastri che permettono a una società di reggersi e alla persona umana d’esprimersi. La Centesimus Annus è considerata da molti un vero e proprio punto di rottura: per la prima volta la Chiesa esprime grande apprezzamento per l’economia di mercato e, nonostante ne riconosca i limiti, afferma che non esiste alternativa a essa. Per usare le parole del papa: «La moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi. L’economia, infatti, è un settore della multiforme attività umana, e in essa, come in ogni altro campo, vale il diritto alla libertà, come il dovere di fare un uso responsabile di essa».

La Chiesa non sia ostile al mercato

Papa Francesco sembra non credere in queste parole e propone continue critiche al sistema, che risulta malato a causa della libertà economica, che permette lo sviluppo dell’individualismo. Come espresso prima, questo sistema economico può essere criticato per vari motivi, ma una soluzione di maggior intervento dello Stato non può sortire effetti positivi.

«In questo senso si può giustamente parlare di lotta contro un sistema economico, inteso come metodo che assicura l’assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell’uomo. A questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il sistema socialista, che, di fatto, risulta essere un capitalismo di Stato, ma una società del lavoro libero, dell’impresa e della partecipazione. Essa non si oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società.» Si propone certo l’intervento dello Stato, ma non è quel tipo d’interventismo malato di cui una buona parte dei socialisti (compreso papa Francesco) s’è fatta portatrice. «Esiste una legittima sfera d’autonomia dell’agire economico, nella quale lo Stato non deve entrare. Questo, però, ha il compito di determinare la cornice giuridica, al cui interno si svolgono i rapporti economici, e di salvaguardare in tal modo le condizioni prime di un’economia libera, che presuppone una certa eguaglianza tra le parti, tale che una di esse non sia tanto più potente dell’altra da poterla ridurre praticamente in schiavitù.»

In memoria di Giovanni Paolo II, difensore della libertà

L’enciclica continua poi declinando sempre più in profondità le attività che sono concesse allo Stato, mostrando come la Chiesa sembri sostenere tesi marcatamente ordoliberali e distanti da un socialismo moderato. Il vero limite all’attività statale è la «persona», che vede appassire la sua libertà e la sua libera iniziativa dove l’intervento statale prolifera.

La religione cristiana ha determinato la più grande rivoluzione di sempre perché ha messo al centro la singola persona con le sue azioni e la sua coscienza individuale. È stato proprio quel pensiero a porre un limite al potere dello Stato sull’individuo; si leggano in tal senso le ultime opere di Larry Siedentop e di Rodney Stark. Sarebbe un enorme peccato se, per seguire fantomatiche tesi pauperistiche, ci si dimenticasse della propria identità e si proponessero tesi dimostrate fallaci dalla storia.

Il compito della Chiesa è ammonire chi governa il mondo per un sistema che non funziona e che rischia il crollo. La Chiesa ha poi il compito enorme di scuotere le coscienze dei singoli perché la carità sia un principio che ognuno di noi sente come proprio e che si mette in pratica nella vita quotidiana. Uno tra i principali intellettuali cattolici americani, Michael Novak, ha dimostrato come la Centesimus Annus sia stata così apertamente a favore del libero mercato perché le idee di Hayek furono accettate da Giovanni Paolo II come corrette. C’è da augurarsi che papa Francesco abbia la possibilità di dialogare con qualcuno di veramente liberale che gli faccia comprendere la fallacia delle sue tesi e, come Hayek con Wojtyła, lo ispiri verso posizioni più utili a tutti.

Don Sturzo, antistatalismo e battaglia per la libertà

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