Il sistema della “cauzione”, un’alternativa alle firme

 

roberto-cota-regionali-piemonteL’annullamento delle elezioni regionali in Piemonte vinte nel 2010 da Roberto Cota è la notizia clamorosa degli ultimi giorni. Si tratta d’una vicenda al contempo farsesca e molto seria. È farsesco che una decisione definitiva (?) sull’ammissibilità delle liste elettorali che hanno concorso a un’elezione arrivi 4 anni dopo l’elezione stessa, cioè appena un anno prima della fine naturale del mandato quinquennale del Governatore e dell’Assemblea Regionale. Si tratta d’una decisione che fa il paio con la sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale il «porcellum» a distanza d’otto anni dalla sua approvazione — a parità di Costituzione — e dopo ch’era stato regolarmente usato per l’elezione di ben tre Parlamenti.

> «Porcellum», sentenza poco tecnica e molto politica

Tuttavia, al di là delle tempistiche surreali, la decisione del TAR che ha invalidato la consultazione del 2010, in virtú d’irregolarità nella presentazione della lista «Pensionati per Cota», è difficilmente comprensibile e giustificabile. Un conto sarebbe l’annullamento d’un’elezione per comprovate irregolarità nelle operazioni di voto e di spoglio, cioè qualora siano stati provati brogli. Ma è una questione assolutamente diversa annullare un’elezione per circostanze relative al processo preliminare, le quali avrebbero potuto e dovuto esser accertate prima del voto. Non ci si può trincerare dietro al fatto che le liste e le firme siano troppe e che il tempo a disposizione sia troppo poco per un’analisi dettagliata e definitiva. Se il meccanismo disegnato è troppo complicato per esser verificato, allora vuol dire ch’esso è inadeguato e che dev’esser al piú presto modificato.

Il fatto che un’elezione sia annullata a posteriori — come sta avvenendo in Piemonte, e come s’è già verificato in Molise — pone problemi gravissimi e di vario ordine. Tanto per stare sul terra terra, come si giustificano gli enormi costi d’una ripetizione dell’elezione causati dall’omesso o insufficiente controllo della validità delle firme? E se alla prossima elezione risuccede un intoppo dello stesso tipo — cosa possibilissima, giacché nessuno ha pensato in questi anni a modificare in meglio le normative — che si fa? Si rivota a oltranza, finché non viene un’elezione «pulita»?

In questi ultimi anni, non si sta verificando alcun aggiustamento spontaneo del processo elettorale; le cose non stanno andando a regime da sole. In Molise siamo già a due elezioni annullate nel giro d’un decennio — e anche le elezioni laziali e lombarde del 2010 furono oggetto d’interminabili contestazioni e polemiche. Insomma, è palese da parecchio tempo che non si riesce a far funzionare le cose nel modo in cui si vorrebbe farle funzionare; eppure, al prossimo giro, continueremo a gestire la presentazione delle liste secondo le stesse norme.

Al di là del tema puramente economico, si pone anche un’importante questione di credibilità delle elezioni in Italia. Come sappiamo, sebbene le liste maggiori siano esentate, le raccolte firme esistono anche nella legge elettorale nazionale. Quindi, una decisione come quella del TAR del Piemonte potrebbe teoricamente verificarsi anche in riferimento a un’elezione per il Parlamento. Quali ne sarebbero le conseguenze politiche? Non pensiamo tanto al governo Letta, del quale nessuno alla fine rivendicherà l’eredità. Pensiamo se alle elezioni fosse scaturita una maggioranza per Bersani o per Berlusconi, e l’uno o l’altro fosse ora a Palazzo Chigi alla guida d’un governo pienamente operativo, impegnato magari in riforme d’ampia prospettiva. Che cosa succederebbe se, in un simile scenario, fosse appurato, a due anni dal voto, che una delle piccole liste che hanno concorso al premio di maggioranza non era stata presentata in modo regolare? Che cosa succederebbe in termini di «tenuta democratica» se un Bersani, un Berlusconi, un Renzi premier fosse, da un momento all’altro, «revocato»?

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