“I vaccini fanno male”: no, è l’ignoranza che uccide

 

 Foto: Andy Wong/AP/dapd

Il 5 ottobre l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso una nota in cui si commenta con allarme e rammarico il calo del tasso di copertura vaccinale, al di sotto del 95% per le vaccinazioni obbligatorie e dell’86% per quelle facoltative. I dati preoccupano non solo per il calo in senso assoluto, ma perché ci portano pericolosamente vicini a quelle soglie che la letteratura scientifica indica come limite per l’efficace contenimento delle infezioni, al di sotto delle quali è concreto il rischio che tornino malattie dimenticate ma non debellate. In modo sorprendente e, francamente, sconfortante, le più rumorose e numerose reazioni sono state quelle degli “antivaccinisti”, con uno spettro di commenti che spazia dagli entusiasti che accolgono il calo come un brillante risultato raggiunto (“Gli italiani si stanno svegliando! Basta vaccini inutili e pericolosi!”) agli arrabbiati che lamentano un’informazione di parte, pro sulfurei vaccini, da parte di giornalisti prezzolati (“Chi vi paga?”), passando per la rivendicazione del diritto alla libertà di scelta di fronte all’iniqua imposizione dei vaccini obbligatori da parte dello Stato tiranno.

A chiunque sia dotato di semplice buonsenso, tutto questo appare come un cumulo di pericolose stupidaggini; ma i dati sembrerebbero ammonire che il “semplice buonsenso” non sia più merce così comune. Abbiamo già affrontato l’argomento su queste pagine, ma il problema s’è ripresentato di prepotente attualità, ed è imperativo cercare di dare il proprio contributo per diffondere un’informazione corretta. Per quanto pedante, occorre ribadire dei princìpi.

Innanzitutto, è falso che i vaccini siano inutili. Benché alcune malattie, come la poliomielite, siano pressoché scomparse da noi, non si possono considerare debellate nel resto del mondo. Soprattutto in tempi come questi, in cui l’Europa subisce la pressione dell’immigrazione, dobbiamo ricordarci che non viviamo in compartimenti stagni, ma in mezzo a flussi di popoli che si spostano, soprattutto da Paesi in cui guerre o disastrose situazioni economiche non consentono una significativa copertura vaccinale della popolazione e dove, di conseguenza, sono endemiche anche malattie di cui abbiamo giusto sentito parlare dai nostri nonni.

Come affermato dal dottor Di Grazia, medico e autore del blog MedBunker (preziosissima risorsa per chi voglia capire di più sulle scemenze in campo medico che girano per il web), forse è proprio questo uno dei “difetti” dei vaccini: sono vittime del loro successo, tanto efficaci nel prevenire le malattie che nessuno si ricorda davvero più che razza di piaga fossero e ne sottovaluta l’impatto sulla vita delle persone.

Altrettanto falso è che i vaccini siano pericolosi. Se è innegabile che possano avere effetti collaterali, è altrettanto vero che l’incidenza di casi avversi è ridicola rispetto al rischio della malattia. A titolo d’esempio citiamo il morbillo: l’incidenza dei casi avversi in seguito a vaccinazione è di 1 su 1.000.000, quindi ha senso rinunciare al vaccino per tutelare quell’uno esponendo al rischio anche i restanti 999.999? Occorre considerare che una persona malata può contagiare fino al 90% delle persone con cui viene a contatto, che un malato su quattro dev’essere ricoverato, che in un caso su 20 il morbillo può complicarsi in polmonite, in un caso su 2.000 degenera in encefalite col rischio di danni cerebrali permanenti, e in un caso su 3.000 è letale. (I dati sono comodamente disponibili, ben ordinati e riccamente documentati in questa tabella del sito vaccinarsi.org.)

Nessuno nasconde che un vaccino possa avere effetti collaterali terribili e tristi, ma sono numericamente insignificanti rispetto all’alternativa. È evidente che questo non può consolare le vittime di quei pochissimi, drammatici casi, ma dobbiamo mettere sul piatto della bilancia l’alternativa: si tratta di uno su un milione di vaccinati contro un morto su tremila contagiati; ossia, per avere basi numeriche omogenee, di più di 300 ogni milione di contagiati. Uno contro trecento. E senza contare i 500 casi d’encefaliti, sempre su un milione. La scelta non dovrebbe essere così difficile, anche se umanamente sofferta. Piuttosto, le risorse a oggi impegnate per promuovere la vaccinazione sarebbero meglio impiegate nella ricerca di nuovi vaccini ancor più sicuri e in protocolli di verifica pre-vaccino, per escludere dalla somministrazione quei soggetti che ne sarebbero danneggiati; in parte questo avviene o dovrebbe avvenire già oggi, con una preventiva verifica di possibili allergie ai componenti secondari o agli eccipienti dei vaccini.

Perché, infatti, esistono categorie di persone che non possono esser vaccinate o che, seppur vaccinate, sono prive di protezione per altri motivi. Stiamo parlando non solo di chi è allergico, ma anche di bambini al di sotto dei due mesi d’età, degli immunodepressi, dei neo-trapiantati, di chi sta seguendo un ciclo di radioterapia o chemioterapia. Per costoro la protezione deriva dall’«immunità di branco»: più individui sani si vaccinano, più sarà difficile che un batterio o un virus trovino la strada per colpire le persone più deboli, saltando di non-vaccinato in non-vaccinato. Né ha senso parlare di “banale morbillo”, “banale pertosse”, “banale varicella” o altre “banali” malattie: non sono affatto banali, non per tutti, e possono avere conseguenze terribili — se non fatali — per alcuni soggetti, in particolare quelli già troppo deboli per poter esser vaccinati. A chi scrive “Ho avuto il morbillo eppure sono vivo e vegeto” si dovrebbe spiegare che chi è morto difficilmente poi lo scrive su Facebook.

L’esigenza di tutelare anche chi non può tutelarsi da solo, mantenendo saldo il cordone dell’immunità di branco, fa crollare con un soffio le proteste di chi pretende di decidere se fare o non fare i vaccini, obbligatori compresi. Non si tratta di compiere una scelta per sé stessi, ma di un gesto che può avere conseguenze disastrose anche per il prossimo. La vostra ingiustificabile “libertà di scelta” significa “libertà d’ammalarsi e far ammalare il prossimo”. Stiamo parlando del rispetto per la vita altrui, pietra angolare di qualunque società umana che voglia essere civile.

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The Fielder aderisce alla campagna #IoVaccino NO alla #disinformazione.

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