Un incidente annunciato: il crash cinese

 

I nodi sono venuti al pettine, e la Cina sta iniziando a soffrire per quegli errori economici che sono stati accumulati nel corso degli anni.

Sovra-indebitamento, sprechi e un sistema bancario ombra ultra-stressato sono solo alcuni degli esempi più eclatanti del disastro cinese. La capacità interna si sta saturando rapidamente, ponendo un limite a quanto debito possono ancora portare gli ex agricoltori cinesi. Lo stesso discorso si estende per quanto riguarda i prestiti non-performanti all’interno del settore bancario commerciale:

Ciò nonostante, l’ingegneria finanziaria ha proseguito il suo corso sfornando ulteriori prodotti di dubbia qualità. Uno di questi, ad esempio, sono i WMP (wealth management products), prodotti finanziari studiati appositamente per dare un senso alla miriade d’appartamenti vuoti ed altri edifici deserti sul suolo cinese. Essendo abbastanza ostacolata la via dell’investimento estero, i cinesi si ritrovano con poche scelte. Sono perlopiù costretti a posizionarsi su asset interni, principalmente emessi dalle banche. Il problema è che questi non sono garantiti dalle banche. Insomma, si è voluto incanalare quanti più attori economici possibile nel mondo azionario e immobiliare per far sopravvivere un giorno in più la baldoria del settore delle costruzioni insieme alla filiera d’industrie al seguito (acciaio, ferro, cemento, ecc.). Chiunque stia pensando a un gigantesco schema Ponzi non si sta sbagliando.

Anche perché il maggio scorso la PBOC è andata in soccorso del sistema bancario cinese implementando un LTRO in stile europeo con cui scambiava asset particolarmente tossici con prestiti nuovi e fiammanti. Una strategia equivalente a smorzare un incendio gettandovi sopra ulteriore benzina. Con la scusa di stimolare l’economia più ampia attraverso la concessione di nuovi prestiti la cui garanzia sono gli LGB (local government bonds), Pechino non ha fatto altro che incentivare le istituzioni pubbliche locali ad affondare ulteriormente nella leva finanziaria e nei debiti rischiosi che hanno scambiato con la PBOC. Una macchina dell’indebitamento a moto perpetuo, con asset diventati rischiosi che vengono scambiati con liquidità ex novo che può essere usata per finanziare progetti che creeranno quegli stessi asset che sono stati scambiati in prima istanza. Quindi, con la scusa di consentire ai governi locali d’allentare la pressione a causa dei loro azzardi passati, la PBOC non ha fatto altro che incrementarli.

Viene da chiedersi se questi tizi siano pienamente in possesso delle loro facoltà mentali. La polvere da sparo con cui è stata inzeppata la terra del capitalismo rosso è qualcosa fuori da ogni parametro storico. Infatti, il problema che abbiamo sotto gli occhi ora non è altro che l’implosione del settore bancario ombra cinese, il quale ha fornito prestiti su prestiti a soggetti insolventi e giocatori in borsa dell’ultimo momento.

Questo pachiderma statale-mercantilista ha riversato l’euforia dal settore finanziario a quello dell’economia di Main Street: aeroporti deserti, centri commerciali vuoti, ponti verso il nulla, città fantasma, ecc. Il settore delle costruzioni è andato fuori controllo, facendo spuntare in ogni dove aziende specializzate nella realizzazione di strutture in cemento. In altre parole, la Cina è diventata un serbatoio immenso per diverse commodity come rame, ferro, alluminio, acciaio, cemento, ecc. Tale situazione non ha richiesto molto tempo prima che la capacità di saturazione interna venisse completamente occupata, richiedendo l’esportazione su vasta scala di queste materie prime. Se finora abbiamo avuto disinflazione dei prezzi, è stato soprattutto grazie agli inventari gonfi che la Cina ha riversato nel mondo. E a quanto pare non vuole smettere di riversare, visto che dopo la creazione dell’AIIB vuole attrarre, attraverso soldi quasi gratis, l’arrivo sul suolo cinese di soggetti esteri che investano nella terra del capitalismo rosso.

Ciò è equivalso a una sovvenzione a tutti quei Paesi che hanno importato materiali dalla Cina. Se oggi diverse aziende occidentali sono potute sopravvivere, è stato anche grazie alla mole d’investimenti improduttivi spuntati sul suolo cinese. Non solo. Ha anche messo fuori mercato quelle aziende occidentali che per anni sono riuscite a sopravvivere grazie agli interventi statali che, attraverso sussidi alle imprese, hanno permesso loro di restare sul mercato e deviare risorse reali. Pensate all’industria dell’acciaio statunitense, ad esempio. Ma questa capacità in eccesso è stata praticamente svenduta sul mercato mondiale avviando le aziende cinesi nel ramo delle costruzioni ad affrontare la triste realtà delle loro scelte: quelli in cui si erano impegnati erano investimenti improduttivi, e il mercato lavora sempre affinché vengano liquidati.

La Cina, uscita dal pantano melmoso del comunismo nel 1978, ha inaugurato un periodo di prosperità all’insegna di un’apertura maggiore a un mercato più libero. La formula di Deng Xiaoping per la libertà e la crescita economica fu questa: «Essere ricchi è bello». All’emergere dei primi errori economici, invece di lasciare che il mercato operasse una pulizia dell’ambiente economico si è scelto di seguire un’altra formula: «Intervenire centralmente è bello». Inseguendo la ricetta keynesiana, la Cina è arrivata ad avere un debito oltre i $28,000 miliardi e un’economia incagliata a causa delle distorsioni e deformazioni causate dal suo interventismo economico.

Sebbene le forze di mercato possano essere represse, non possono essere eliminate. Infatti, se si vuole conoscere lo stato reale delle cose in un mercato manipolato, bisogna rivolgersi al mercato nero. Qui scopriamo, come sempre, che i tassi agevolati cui il governo cinese offre prestiti per comprare azioni sono una farsa. Il sistema dei prezzi riflette l’informazione che viene veicolata attraverso le singole azioni degli attori di mercato, e i pianificatori centrali non hanno la minima idea di quali saranno e che cosa «diranno» queste azioni. Si preoccupano solo del breve termine. In questo modo mettono in moto eventi al di fuori della loro portata e che non riusciranno a tenere a bada intervenendo ulteriormente sui mercati.

A questo proposito, Gary North riassume egregiamente quello che la Cina dovrebbe fare per inaugurare una nuova era simile a quella inagurata da Deng nel 1978:

Se il governo cinese volesse avere una moneta stabile, dovrebbe licenziare tutti gli economisti della Banca Popolare di Cina e ordinarle di congelare tutti i suoi asset: in questo modo la Cina si arricchirebbe. In secondo luogo, il governo dovrebbe mettere all’asta tutti i beni delle banche statali, che tra l’altro verrebbero chiuse. Poi il governo dovrebbe approvare una legge che autorizzerebbe la proprietà estera di qualsiasi forma d’asset in Cina. Scorrerebbe più capitale in Cina. Non intendo dollari. Non intendo sterline. Non intendo euro. Intendo visione imprenditoriale. Gli stranieri inizierebbero a investire le loro idee all’interno della Cina, perché potrebbero recuperare in qualsiasi momento la loro ricchezza. Questo significa venderla a qualcuno in cambio di moneta digitale o oro.

La chiave per flussi di capitale produttivi è la libertà. È la chiave per attirare i migliori investitori del mondo. Se una nazione ha una società libera, il suo ordinamento giuridico permetterà a chiunque abbia una buona idea d’attuarla entro i confini della nazione, e quindi di raccoglierne tutti i proventi. Non importa dove viva la persona. Se vive fuori dai confini della nazione, chi se ne importa? Il punto principale è questo: le persone all’interno dei confini della società libera partecipano a quella produttività che viene generata dalla visione imprenditoriale degli investitori. Ecco come le nazioni diventano più ricche. Attirano la forma più importante di capitale: la visione imprenditoriale.

Tag:

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect