Monte dei Paschi è al capolinea

 

monte-dei-paschi-di-siena-1Accade nella maggior parte dei film dell’orrore: ci sono il protagonista e i coprotagonisti che scorrazzano da un punto a un altro della cittadina per scampare alle orde di mostri e mostriciattoli desiderosi di banchettare con le loro carni. Quel che sta passando Monte dei Paschi di Siena s’avvicina molto a una situazione del genere. Peccato che, nel nostro caso, mostri e mostriciattoli impersonino quelle forze ansiose di riportare un barlume di sanità economica in questo mondo alla deriva. Sta accadendo tutto il contrario di ciò che la storia e la consuetudine ci hanno insegnato in tutti questi decenni. La banca piú vecchia del mondo è arrivata al capolinea. Ha bisogno di continue infusioni di denaro a causa delle sconsideratezze accumulate in passato. Sono stati avviati processi per cercare di capire dove siano finiti i soldi ch’essa aveva in cassa: un buco nell’acqua. Fin dagli anni Ottanta, il mercato ad alta leva finanziaria ha raccolto i consensi della maggior parte delle banche commerciali, che sono state liete di giocare alla roulette i capitali a loro disposizione.

La crisi infinita di MPS

Le banche italiane non si sono tirate indietro. Monte dei Paschi non s’è tirata indietro. Nel grande «gioco» coi derivati (arrivato alla cifra stratosferica di 441 bilioni di dollari), delle ipoteche e delle re-ipoteche, coloro che si sentivano con le spalle coperte, data l’esistenza d’una rete di protezione, stanno lentamente assaporando il gusto di ciò che il libero mercato farà infine assaggiare loro. MPS rappresenta uno dei tanti anelli d’una catena che, se inizia a perdere anche un solo anello, rischia di sfaldarsi al suolo in un chiasso fragoroso. I pianificatori centrali cercheranno di trovare un modo silenzioso per rompere questa catena — la BCE, ad esempio, sono due anni che ci sta provando — ma il loro risulterà un espediente vano. Verranno sprecati risorse e tempo in quelli che sono, ormai palesemente, investimenti improduttivi. Non importa quanto denaro verrà canalizzato nelle loro casse: sarà inutile.

Pensate ai «Monti bond», che hanno fornito liquidità gratuita a un pachiderma bancario in cancrena. Ricordo ancora i festeggiamenti da parte della classe politica e bancaria quando divenne ufficiale che MPS sarebbe stata salvata. Dove ci ha portato questa scelta? La banca non riesce a trovare fondi, perché le sue necessità sono al di fuori d’ogni ragionevole prezzo di mercato. Gl’investitori subodorano il marcio. Ne stanno alla larga.

La Fondazione vuole sgravarsi delle responsabilità che si porta dietro, affibbiando le perdite agli allocchi che cadranno nella sua trappola. La nazionalizzazione dei bagordi d’alcuni individui finirà per esser pagata dai contribuenti. È una soluzione? No. Vuol dire guadagnare tempo. Anche se nazionalizzati, i crediti in sofferenza e i bad asset resteranno lí; e i buchi che si creeranno man mano che tali asset continueranno a deteriorarsi sforacchieranno ciò che rimane di sano (all’apparenza) nei conti dello Stato. Ma non temete: a quel punto, sarà solo una questione d’ore prima che Draghi metta mano alle rotative e faccia davvero tutto il possibile per tenere a galla degli Stati falliti. La posta in gioco continua a salire. Mostri e mostriciattoli s’avvicinano famelici.

Fondazioni bancarie, quale futuro?

Una volta intervenuto, lo Stato non può tirarsi indietro da ulteriori salvataggi. Settore statale e bancario sono diventati due zoppi che s’appoggiano a una sola stampella: il contribuente. Entrambi mandano avanti la pantomima della propria solvibilità attraverso trucchi contabili e semantici. Nel caso di MPS, non si può lasciar fallire la banca perché ciò scatenerebbe il panico nel sistema bancario italiano, e soprattutto in quello europeo. Non solo: pensate al caso Nomura. Le ripercussioni sarebbero globali. Il mercato repo è una delle bolle piú grandi mai viste, oscurata solamente dalla bolla dei bond statali. L’abuso di questo mercato ha creato giganteschi rischi di controparte, tutti basati su garanzie collaterali di dubbio valore nominale impegnate piú e piú volte. L’indebitamento delle banche è a livelli mostruosi: ad esempio, Deutsche Bank — una delle banche mondiali piú traballanti, insieme a Barclays e Citigroup — ha un rapporto d’indebitamento di 43:1, e la Bundesbank è passata dal 75:1 del 2007 a 153:1. La leva finanziaria è uno strumento subdolo, perché genera guai se anche la piú piccola cosa va storta.

Le banche possono fallire?

E le banche europee e italiane ancora non hanno imparato questa lezione.

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Ma, soprattutto, ecco spiegato il motivo per cui lo Stato italiano farà tutto il possibile per salvaguardare Monte dei Paschi:

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Il Financial Times ci ricorda, però, che i bond statali non sono affatto sicuri, essendo soggetti a deterioramento a causa d’agenti interni ed esterni che ne perturbano i rendimenti: nel caso europeo, ad esempio, l’Abenomics, che ha spinto il Giappone ad acquistare titoli potenzialmente tossici in Europa. Mentre il Paese nipponico si sposterà sempre di piú verso un totalitarismo asfissiante e un’inflazione dei prezzi devastante, questo flusso di bond da Ovest verso Est terminerà, lasciando le sole banche europee a gestire titoli a prezzi nominalmente assurdi. Benvenuti nel XXI secolo, dove le corse agli sportelli bancari sono operate da tizi dietro una scrivania che scrutano lo schermo d’un computer.

Il dinamismo del mercato svela sempre gl’imbrogli e le nefandezze dei malintenzionati. È accaduto per MPS, ne siamo testimoni e non possiamo far finta di nulla. Soprattutto, siamo testimoni di come la regolamentazione d’un sistema gestito da persone umane — e quindi fallibili, non importa quante lauree, master o certificati di manzi DOC srotolino — sia fallimentare, e di come una maggiore regolazione sia solo deleteria, perché opera da palliativo per il problema. Ed è qui che interviene il «giudice al di sopra delle parti» che non guarda in faccia a nessuno e non prevede sconti in caso di gravi errori: la natura delle cose — in questo caso, il mercato. In passato, s’è tentato di nascondere la bancarotta di MPS con prestiti sottobanco, ma ciò non ha fatto altro che acuire il dolore economico; si vuol percorrere la stessa strada ora, ma questo acuirà ancor una volta il dolore. «Se qualcosa non può piú andare avanti, si fermerà.»

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