Tabacchi: come il paternalismo danneggia i consumatori

Brutte notizie in arrivo per i fumatori: il governo Gentiloni avrebbe deciso di «fare cassa» con un nuovo rincaro sulle sigarette. L’obiettivo è recuperare fino a 200 milioni di euro. È una delle ipotesi allo studio del governo per la manovra correttiva in arrivo entro aprile. In concreto, l’aggravio potrebbe tradursi in un rincaro compreso tra i 10 e i 20 centesimi al pacchetto di sigarette. Al momento, nessun esponente del Governo ha smentito questa intenzione. Se andasse in porto, si rivelerebbe come l’ennesimo aumento di tasse, ormai diventate un vero e proprio strumento di tortura nei confronti dei cittadini. Affrontando più nei dettagli la questione, ci si accorge che è una mossa profondamente sbagliata perché danneggia tutti: i produttori, che vendono meno, ma soprattutto i consumatori. Consumatori che già si ritrovano a pagare 5€ un pacchetto di sigarette che senza tasse costerebbe 1€ o poco più.

Va fatto notare che questo è l’ennesimo tentativo dello Stato di fare da balia ai cittadini, considerati come esseri non in grado di compiere scelte vantaggiose per se stessi: è lo Stato etico, paternalistico («Nanny State» nei paesi anglofoni). Il concetto di Stato etico, secondo cui i cittadini devono tendere le loro azioni verso la realizzazione del bene comune (decretato dalla «saggezza» dei governanti), nasce con Hobbes e viene ripreso da Hegel, che ne elabora quelle che pensa essere le giustificazioni. Hegel che, però, sarà smentito attraverso le critiche di Popper, il quale definisce lo Stato etico come l’emblema della «società chiusa», quindi destinata al declino, in contrapposizione alla tradizione liberale (nel senso classico del termine, quindi libertaria) che è invece caratteristica della «società aperta», destinata a prosperare. Ecco dunque che, anche dal punto filosofico, le intenzioni dello Stato, per quanto a prima vista e a uno sguardo superficiale possano apparire buone, avranno conseguenze inintenzionali decisamente dannose.

Tassare un bene in modo così elevato (75% del prezzo finale) diminuisce enormemente il potere d’acquisto dei consumatori e, in generale, impoverisce l’economia del Paese. Consumatori che, per spendere meno, sempre più si rivolgono al mercato di contrabbando. Infatti, una delle ultime operazioni della Guardia di Finanza dimostra come il fenomeno del contrabbando sia risorto e sia diventato un vero e proprio affare per la criminalità organizzata. Quella del contrabbando di sigarette è una realtà che torna alla ribalta complici proprio la crisi e i continui aumenti dei pacchetti. Al punto che nell’ultima relazione semestrale antimafia, la Dia inserisce il contrabbando tra le attività illecite più rappresentative.

Non siamo soli. Anche in altri Paesi, in giro per il mondo, la politica crede di poter risolvere i problemi con nuove leggi, più restrittive, e con maggiori tasse. Spicca tra tutte la proposta del candidato alla presidenza francese Emmanuel Macron, che con il suo movimento En Marche! ha deciso di voler alzare il prezzo per pacchetto a dieci euro. Macron, perlomeno, a differenza di altri, si è reso conto che la stessa decisione per funzionare, dovrà essere presa di concerto con gli altri Paesi europei. In particolare il Belgio, il Lussemburgo e la Germania, altrimenti i tabaccai francesi di confine saranno danneggiati. Se per realizzare l’iniziativa bisogna mettere tutti d’accordo, è molto probabile che non avverrà mai. Oltre al fatto che il provvedimento porterebbe a un aumento del mercato nero (come già dimostrato), i tabaccai francesi lamentano di essere da anni nel mirino di una serie di politiche che vogliono massacrarli.

Chi propone questi continui aumenti delle accise sul tabacco, si difende parlando di «imposta pigouviana», cioè di un’imposta volta a coprire i costi generati dagli effetti negativi prodotti da alcune attività (in questo caso il consumo delle sigarette). Se il gettito derivante dalle sigarette è alto, infatti, il costo per la sanità è ancora più alto. A prima vista, dunque, caricare il tabacco d’imposte può apparire ragionevole, ma in realtà è la risposta sbagliata. Il problema delle esternalità negative, infatti, non è creato dal consumo di tabacco, ma dal modo in cui è organizzata la sanità. In Italia, la sanità è pubblica, perciò i costi relativi alle cure sono sostenuti per la maggior parte dalla contribuzione generale. Ciò comporta che chi non fuma è costretto a pagare le cure di chi si ammala fumando, e soprattutto deresponsabilizza chi fuma. Se ognuno dovesse provvedere alle proprie cure, senza l’aiuto dello Stato, sarebbe molto più responsabile, potendo contare solo sul proprio reddito. Quindi, per quanto, senza imposte, le sigarette sarebbero molto più economiche (e questo farebbe in modo di eliminare completamente il contrabbando, e quindi una grossa fetta di guadagni per le associazioni mafiose) e quindi più facilmente acquistabili, in una società completamente libertaria il potere di acquisto dei consumatori aumenterebbe e soprattutto (grazie ad un sistema sanitario privato e individuale) ognuno sarebbe più responsabile e i costi sostenuti individualmente per la sanità sarebbero minori.

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