Addebiti e servizi non richiesti: multati gli operatori mobili

 

Multa-Antitrust1-740x350È di qualche settimana fa la delibera dell’AGCM che ha multato i principali gestori telefonici per aver adottato pratiche commerciali scorrette mediante l’attivazione, all’insaputa dei propri utenti, dei «servizi premium». Le segnalazioni delle principali associazioni di consumatori e di singoli cittadini hanno fatto intraprendere all’Antitrust una serie d’ispezioni che, in coordinamento con la Guardia di Finanza, hanno portato all’irrogazione di una sanzione pari a 1.750.000 euro ciascuno per Telecom e H3G, e 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone. Peraltro, nei confronti di H3G è stata anche disposta la pubblicazione di un estratto del provvedimento, in ragione dei rilevanti effetti delle sue condotte.

In particolare, dalle varie denunce sono emerse tipologie eterogenee di condotte attuate dagli operatori telefonici: dalla mancanza d’informazioni in merito alla possibilità d’attivare il cosiddetto blocco selettivo dei servizi a sovrapprezzo — alla sottoscrizione del contratto di telefonia o in seguito — all’abilitazione dell’utente alla ricezione di servizi a pagamento durante la navigazione, fino al prelevamento del corrispettivo dal credito telefonico degli utenti senz’alcuna preventiva comunicazione del numero di telefono o senza che questi si fossero resi riconoscibili in altro modo.

Concretamente, è sufficiente sfiorare il tasto che attiva pop-up, banner e landing page per essere automaticamente abbonati ai servizi premium — quali giochi, notizie e meteo — con costi anche fino a 5 euro a settimana. Addirittura, in certi casi i banner sono invisibili, poiché nascosti all’interno del codice della pagina, per cui l’utente è completamente inconsapevole d’averli cliccati.

Ed è proprio questa mancanza d’informazione sull’esistenza del meccanismo d’«enrichment» — trasferimento automatico del numero dell’utenza telefonica a chi produce e vende il servizio premium — che, a parere dell’AGCM, «non consente al consumatore di poter acquisire piena consapevolezza del fatto che sta sottoscrivendo un servizio in abbonamento, immediatamente addebitato sul proprio credito telefonico».

Tali condotte non sono però ascrivibili ai soli fornitori dei servizi, ma anche agli operatori telefonici, resisi responsabili di due tipologie di pratiche commerciali scorrette. Da un lato, infatti, questi hanno omesso di fornire informazioni in merito al fatto che il contratto di telefonia mobile potesse abilitare la propria scheda SIM a ricevere servizi in abbonamento, nonché circa l’esistenza del blocco selettivo per impedirne la ricezione (per attivare il quale è necessaria una richiesta esplicita).

Dall’altro, gli operatori hanno adottato la condotta che l’art. 24 del Codice del Consumo qualifica come «aggressiva», «consistente nell’attuazione di una procedura automatica d’attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sull’attendibilità delle richieste d’attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore».

Ciò che però rende particolarmente rilevante la responsabilità degli operatori telefonici nel caso di specie sono altri due elementi. È stato, infatti, accertato come questi traggano un vantaggio economico diretto dalla commercializzazione dei servizi premium, poiché trattengono una percentuale elevata dei ricavi coi fornitori dei servizi stessi, e siano altresì del tutto consapevoli d’attivazioni di tali servizi e d’addebiti, seppur non richiesti dagli utenti.

Pertanto, ai sensi dell’articolo 20 del Codice del Consumo, tali pratiche sono da considerarsi scorrette, in quanto contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio, e meritano quindi d’esser sanzionate.

La scelta d’infliggere una multa d’importo più elevato nei confronti di Tim e H3G è stata dettata dal fatto che, ad avviso dell’AGCM, «la pratica scorretta s’è articolata in un’ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un’espressa manifestazione di volontà da parte dell’utente».

La decisione in commento rappresenta un importante passo in avanti rispetto ai precedenti sul medesimo problema. Invero, l’Autorità Garante esplicitamente sancisce una piena responsabilità degli operatori telefonici per non avere preventivamente comunicato ai propri clienti della possibilità dell’attivazione dei servizi premium, nonché, ancor più grave, del modo d’impedirle. Addirittura, come abbiamo visto, se ne sono avvantaggiati economicamente.

Ora, entro 60 giorni dalla delibera — datata 21 gennaio — gli operatori telefonici dovranno comunicare le iniziative che intendono assumere per ottemperare alle delibere e, quindi, risolvere il problema delle attivazioni non richieste. Deve rilevarsi, però, come sia probabile che le soluzioni non saranno immediate: nonostante alcuni operatori abbiano già attivato sistemi di controllo, infatti, non sempre sono in grado di contrastare attivazioni non richieste.

Rimane quindi sempre valido il consiglio d’avere, per quanto possibile, una certa consapevolezza nell’uso dei propri dispositivi mentre si naviga, al fine di ridurre — se non eliminare — il rischio di trovarsi abbonati a contenuti non richiesti, controllando altresì il proprio credito telefonico, nonché eventuali SMS che avvisano dell’avvenuta attivazione di servizi.

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