La Libertà spiegata attraverso gli aforismi

 

Parole-in-libertà«Il segreto della felicità è la libertà, il segreto della libertà è il coraggio» (Tucidide, storico ateniese, 460 a.C. – 397 a.C.). Questo è l’aforisma che, fra i 500 proposti, mi sembra incarnare meglio che cosa significhi per me la libertà. E una volta tanto punto l’attenzione sul soggetto scrivente, cioè io, perché non c’è modo migliore di spiegare il senso di un testo che punta al concetto di libertà se non optando per una piccola e individuale “ribellione” come questa. Il libro di cui stiamo parlando è Parole in libertà. La bellezza della libertà nelle massime dei grandi del genere umano, che — come dice Andrea Babini nell’introduzione — non è un saggio né un romanzo, ma un composto unico che raccoglie i pensieri dei grandi del passato mescolandoli a quelli degli uomini d’azione del mondo contemporaneo. Ma che cos’hanno in comune tutti questi individui? Il loro essere «genuinamente liberali», per dirla con Babini.

Il filo conduttore del testo, chiaramente, è proprio la libertà. Ma la forza di questo lavoro non sta tanto nell’aver raggruppato in 270 pagine scarse un nutrito numero d’aforismi (da Tucidide a Steve Jobs, da Aristotele alla Fallaci, da Pirandello alla Thatcher) in cui il lettore può rispecchiarsi o meno, quanto nell’aver accostato al pensiero dei giganti del passato i contributi dei nostri pensatori contemporanei: Andrea Babini (che si prodiga in un’eccellente introduzione), Marco Bassani, Giovanni Birindelli, Michele Boldrin, Federico Cartelli, Gerardo Coco, Barbara Di Salvo, Leonardo Facco, Gabriele Galli, Enrico Galloni, Oscar Fulvio Giannino, Nicola Iannello, Carlo Lottieri, Alberto Mingardi, Corrado Ocone, Guglielmo Piombini, Fabio Scacciavillani, Giacomo Zucco.

Questo libro è «il frutto quasi casuale dell’iniziativa di un gruppo di persone diversissime tra loro ma unite da un amore sconfinato per la Libertà», spiega Babini. Persone che hanno anche deciso, circa due anni fa, di fondare un’associazione culturale col chiaro intento di «divulgare nella nostra città l’amore per la libertà, declinata in ogni sua sfumatura». Nel rispetto dell’altro, in un clima di tolleranza e apertura verso le idee altrui, nasce quest’associazione, che sta espandendo il proprio lavoro e che organizza eventi sui più disparati temi che riguardano la Libertà. Gran parte dell’attività dell’associazione si svolge comunque in rete, dove, oltre alla pagina Facebook di riferimento, è attivo da un anno circa il sito www.ilditonellocchio.it. «Parole in libertà» è proprio una delle rubriche all’interno del sito internet dell’associazione, e prevede la pubblicazione quotidiana di un aforisma che faccia riferimento al concetto di libertà, ovviamente attribuito a un personaggio famoso. Proprio il libro di cui stiamo parlando prende spunto da questa rubrica e si presenta come la raccolta dei primi 18 mesi d’aforismi, corredata, come detto, da introduzioni d’autori di prestigio.

Ciò che contraddistingue questo dai numerosi e vari testi che trattano un argomento tanto bello quanto complesso (e fors’anche ostico, al giorno d’oggi) come la libertà, è il fatto d’essere stato in grado di parlare di qualcosa di così importante in modo chiaro e semplice, il che, probabilmente, è proprio la chiave stessa del concetto di libertà. La chiarezza con cui gli autori hanno introdotto i vari temi — da «Libertà e pensiero» a «Cultura e libertà», passando per «Tasse e Stato» e «Governo e burocrazia», fino ad arrivare a «Società e costume» e «Satira e dissenso» — si sposa benissimo con la forma — scorrevole e guizzante, che incuriosisce senz’appesantire né sentenziare — dell’aforisma, scelta per dar voce ai famosi giganti della nostra storia culturale, sociale, politica ed economica.

Vorrei soffermarmi su alcune riflessioni fatte a proposito di libertà, individuo e Stato. «La libertà è un termine in disuso ma carico di vita e di passione.» Se Marco Bassani in «Libertà andate cercando, ch’è sì cara…» appare scoraggiato nel riflettere sull’Italia d’oggi — un Paese in cui il discorso sulla libertà sembra aver perso ogni fascino, dice — è pur vero che uno tra gli aforismi scelti da Bassani è «La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere». Queste parole d’Oriana Fallaci non lasciano grandi dubbi, e spostano l’attenzione sulla responsabilità che ogni singolo individuo ha di sé e della propria libertà. È dunque vero che «ognuno di noi dev’esser libero di fare quel che crede meglio, se quel che fa non arreca danno a nessuno, anzi rispetta i diritti di proprietà altrui», come sostiene Leonardo Facco in «Superare la paura». E la paura è ciò che ci ha gettato nelle mani di uno Stato che non si prende cura di noi, ma che, per dirla con Federico Cartelli, ha «progressivamente e facilmente scassinato la cassaforte della libertà individuale proprio attraverso “la Costituzione più bella del mondo”».

Eppure, credo che uno dei punti di partenza fondamentali sia quello che investe il sostrato culturale. «L’uomo di pensiero e il liberale abbattono continuamente e superano le incrostazioni di pensiero e di potere, conquistano sempre nuovi e imprevedibili spazi di libertà» (Corrado Ocone). La cultura, seguendo il ragionamento d’Ocone, non è qualcosa che si trasmette direttamente dal maestro all’allievo o attraverso la lettura di un libro o di un saggio, bensì una continua tensione, una continua ricerca della verità che non è mai definitiva o completa, ma è quanto di più mutevole e parziale ci sia. È qui che il liberale — naturalmente portato alla tolleranza e alla crescita individuale tramite la mescolanza dei diversi punti di vista e delle “verità distillate” — è necessariamente amante della polemica, ossia del confronto aperto, che può e deve essere anche duro, aspro, ma vissuto, sincero. È partendo da un atteggiamento di questo tipo che dovremmo trovare il coraggio di sentirci liberi per noi stessi e poi liberi d’affrancarci dal giogo dello Stato. La libertà è anzitutto una condizione mentale, e — sempre citando le parole di Cartelli tratte dal suo contributo «Lo Stato non è la soluzione, lo Stato è il problema» — «per uscire davvero dalla crisi, il nostro Paese ha terribilmente bisogno di scoprire il piacere della libertà».

I contributi degli autori di Parole e libertà, sommati, danno vita a una raccolta che, complice la finezza degli aforismi scelti, regala al lettore uno specchio in cui riflettersi, un quadro in cui sono dipinti tutti gli aspetti più importanti e pregnanti del singolo individuo e del suo rapporto con la società in cui vive, con lo Stato, il governo, col suo essere animale di fede e di ragione, tollerante sì, ma ancora troppo intimorito dall’incerta gestione del suo naturale diritto d’essere uomo libero. Parole in libertà è il giusto equilibrio tra consapevolezza e desiderio, tra la speranza di rialzarsi e il coraggio d’affermare la propria natura d’uomini liberali, liberi e d’azione. Un testo da diffondere, anche — forse soprattutto — nelle scuole.

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