Reddito di cittadinanza, un’illusione

 

HAARLEM-PRODUCTIE-EURODurante la campagna per il voto, ed anche in questo convulso periodo post-elettorale, è balzato agli onori della cronaca il cosiddetto “reddito di cittadinanza”. Nelle fantasie di taluni politici – in particolare, questo argomento è fra i punti principali del programma del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo – ed economisti o presunti tali, il reddito di cittadinanza dovrebbe essere una forma di tutela del lavoratore ed un incentivo alle aziende per aumentare i salari. Ma la questione è davvero così semplice? E’ sufficiente un reddito elargito dallo Stato affinché le aziende aumentino i salari e i lavoratori ottengano maggiori tutele? Innanzitutto, è necessario specificare che l’espressione “reddito di cittadinanza” non è mai stata usata in nessun altro Paese, e gli stessi promotori usano questi termini in modo confuso. Infatti, alcuni indicano come “reddito di cittadinanza” uno stipendio minimo garantito, come quello in vigore negli Stati Uniti. Altri, invece, si riferiscono al sistema di sussidi alla disoccupazione presente in diversi Stati europei, come per esempio i Paesi nordici e la Svizzera. Altri ancora lo interpretano come un reddito garantito vero e proprio che lo Stato dovrebbe elargire a chiunque sia cittadino italiano. Partendo proprio da quest’ultima idea cerchiamo di evidenziare le criticità di tale proposta.

Un’elevata rigidità del mercato del lavoro, in verità, non è favorevole ai lavoratori. Infatti, I salari possono essere fissati in molti modi. A volte, sono stabiliti nelle contrattazioni collettive, cioè tra imprese e sindacati. Le negoziazioni possono avvenire a livello aziendale, settoriale o nazionale. Gli accordi, talvolta, si applicano soltanto alle aziende che vi hanno aderito, altre volte invece si estendono automaticamente a tutte le imprese del settore. Nella maggior parte dei Paesi europei, la contrattazione collettiva rappresenta la principale tecnica di negoziazioni, che varia tra il 60% e il 98%, percentuali di gran lunga superiori a quelle statunitensi e giapponesi, che si aggirano attorno al 20%. Nel Vecchio Continente, tuttavia, il Regno Unito si distingue per la limitata incidenza della contrattazione collettiva, presente esclusivamente nel settore manifatturiero. Per il resto, i salari sono semplicemente fissati dai datori di lavoro o da contrattazioni bilaterali tra datori di lavoro e singoli lavoratori. Quanto maggiori sono le competenze richieste dalla posizione, tanto più frequente è l’accordo bilaterale. I salari offerti per i lavori meno qualificati, come può essere ad esempio il cassiere da Burger King, sono del tipo «prendere o lasciare». I neolaureati possono, invece, far pesare i titoli di studio e contrattare alcuni aspetti del lavoro. I manager delle grandi aziende, spesso, hanno contratti che li tutelano dal cambio di azionariato.

Dunque, abbiamo visto che in Europa esistono ampie divergenze legislative. Ma si può ricavare una sorta di teoria generale su come si determinano i salari? Indubbiamente si. Infatti, esistono degli elementi comuni: in primo luogo, i lavoratori di solito percepiscono un salario superiore rispetto al cosiddetto “salario di riserva”, cioè lo stipendio che li rende indifferenti tra lavorare ed essere disoccupati. In parole semplici, la maggior parte dei lavoratori preferisce essere occupato che disoccupato. In secondo luogo, i salari dipendono dalle condizioni prevalenti sul mercato del lavoro: quanto più basso è il tasso di disoccupazione, tanto più alto sarà il salario. Si tenga presente, inoltre, che in assenza di contrazione collettiva, i lavoratori hanno una certa forza contrattuale, che usano per ottenere alle imprese salari più elevati e che queste ultime, spesso, vogliono pagare salari superiori a quello di riserva.

Dopo questa necessaria digressione, torniamo alla discussione principale in merito al reddito di cittadinanza. Cosa accadrebbe se, in Italia, venisse elargito dallo Stato un reddito minimo garantito? Al di là delle mancate capacità finanziarie di garantirlo – si potrebbe pensare ad una patrimoniale, ma in tal caso abbiamo già discusso dei problemi legati a questa tassa in questo articolo – riflettiamo su quanto spiegato in precedenza. Un reddito di cittadinanza farebbe inevitabilmente salire il reddito di riserva: ciò provocherebbe un aumento della disoccupazione, per almeno due differenti motivi.

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