Banca Etruria & Co., una storia che si ripete

 

salvataggio-banca-etruriaLa storia tende a ripetere sé stessa. Si potrebbe pensare che questo sia un semplice modo di dire, un detto banale per dare una spiegazione a fenomeni che apparentemente condividono somiglianze con eventi presenti. Sono convinto di una cosa: la storia tende a ripetersi perché, alla fine, si commettono gli stessi errori. Nel nostro caso specifico, gli errori sono quelli che fanno riferimento all’attuale situazione economica in cui langue il nostro paese. Voglio dire, basta dare un rapido sguardo a degli indicatori chiave per smentire categoricamente le voci che si rincorrono lungo le colonne dei giornali secondo cui siamo entrati in territorio di ripresa economica. Non è così.

Le bancarotte, ad esempio, sono aumentate del 4X sin dal 2008; la spesa al consumo, dopo l’incursione del governo italiano nei redditi delle famiglie italiane attraverso il fisco, è colata a picco sin dal 2012 ed è rimasta piantata lungo il target dei €230 miliardi sin da allora; le vendite al dettaglio sono rimaste piatte come una tavola sin dall’inizio della crisi europea, mentre la produzione industriale, dopo alcuni spasmi nell’ultimo biennio non è ancora riuscita a riprendere i ritmi pre-crisi; il deflusso di capitale umano verso i paesi esteri continua inesorabile. In tutto questo marasma, la ZIRP della Banca centrale europea sta uccidendo quello che rimane del risparmio dei vari paesi europei.

La possibilità d’incappare in errori e follemente alta dato questo panorama, di conseguenza aumenteranno a dismisura quelle entità che necessiteranno di un aiuto per sopravvivere. In modo artificiale, ovviamente, impedendo al mercato d’operare quel processo sano di pulizia che permetterebbe alla concorrenza del mercato di scegliere chi meglio potrebbe servire le necessità degli attori di mercato. Invece no, istituti finanziari in bancarotta vengono tenuti in piedi attraverso l’infusione di linee di credito supplementari per permettere loro di non contagiare l’ambiente di mercato più ampio con una volatilità inaspettata.

I pianificatori monetari centrali, infatti, seguono una regola fondamentale: non agitare le acque. Questa cosa è diventata più vera che mai sin dal 2008, quando il governo federale degli Stati Uniti ha salvato pachidermi assicurativi falliti come Fannie e Freddie. Sin da allora è stato introdotto il concetto truffaldino di TBTF. Nel caso dell’Europa, invece, il termine è stato lievemente cambiato. Noi abbiamo i GSIB, istituti troppo importanti a livello di stabilità sistemica per essere lasciati fallire. Man mano che l’attuale farsa di 84 mesi ininterrotti di ZIRP andrà avanti, aumenteranno quegli istituti che finiranno sotto questa dicitura. Dapprima è stato il turno di Monte Paschi, la quale è stata salvata perché ormai istituti finanziari simili sono strapieni di pattume azionario/obbligazionario che nessuno più sa cosa è di chi e chi possiede cosa. Se la banca senese non fosse stata salvata avrebbe avviato un processo di “contagio” a catena che avrebbe tirato giù vari player a livello globale. A iniziare da Nomura.

Le notizie di questi giorni riguardanti Banca Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche,  da richiedere salvataggi sempre più peculiari affinché l’interno castello di carte possa continuare ad essere tenuto in piedi. Ora, sebbene Unicredit e Sanpaolo si siano fatte avanti per fornire ossigeno a questi istituti bancari minori, la garanzia collaterale ultima dietro salvataggi simili è sempre e solo il contribuente. In questo caso specifico, il risparmiatore che ha il proprio gruzzolo depositato presso le poste. Leggiamo:

Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi sono il pool dei tre maggiori istituti che ha garantito la linea di liquidità immediatamente necessaria per avviare il salvataggio (da 1,65 miliardi totali), che viene remunerata “a tassi di mercato” e ha scadenza massima di un anno e mezzo. Su questa linea, emerge dal comunicato di Intesa, c’è un ruolo per Cassa Depositi e Prestiti: ha assunto un impegno di sostegno finanziario in caso di incapienza del Fondo alla data di scadenza del finanziamento. A questa, si somma un altro finanziamento da 2,35 miliardi che verrà rimborsato entro fine anno dal sistema bancario pro quota.

Ebbene sì, caro lettore che probabilmente hai il tuo risparmio presso Poste Italiane e hai anche scioccamente sottoscritto la sua recente IPO, stai finanziando un apparato che non ha la minima idea di cosa voglia dire “calcolo economico”. Stai finanziando un mostro gigantesco che voracemente inghiotte il denaro che viene versato nei depositi postali e lo utilizza per sostenere artificialmente istituti decotti. È un investimento questo qui? La quotazione in borsa, in un momento come questo in cui il denaro gratis invade prepotentemente le bische clandestine quali sono diventati i mercati azionari, è servita solamente per racimolare quanta più liquidità possibile per tenere in vita zombie economici.

E con Draghi seriamente intenzionato a estendere il programma di QE anche alle obbligazioni di città e regioni, gli zombie economici da tenere in vita artificialmente aumenteranno. Al giorno d’oggi il sistema bancario europeo siede su una pila di bad debt del valore di €1,000 miliardi. Qual è la soluzione partorita dalle menti geniali dei pianificatori monetari centrali? Spostare le passività nelle cosiddette bad bank facendo finta che non esistano. Come potete benissimo intuire, spostare semplicemente queste passività, incagli, deterioramenti vari non è la soluzione. Perché? Perché ne emergeranno di nuovi e tale esito è garantito dall’illusione di presunti pasti gratis forniti dal denaro fiat. Il vortice di follia sta diventando sempre più scuro.

Di conseguenza non è una sorpresa se la lotta al contante si stia intensificando. Con essa la pianificazione monetaria centrale riuscirà ad avere una presa più salda sulle risorse di capitale da incanalare verso quelle operazioni di salvataggio destinate a nutrire zombie economici sempre più affamati. Con essa si potranno rendere più prevedibili gli attori di mercato cercando di metterli all’angolo. Non solo, ma per dare una parvenza di legittimità alle loro azioni l’UE sta vagliando anche la possibilità d’implementare l’EDIS, l’equivalente del FDIC degli USA. Così come negli anni Trenta la storia si sta ripetendo. Da adesso in poi sarà più difficile tornare in possesso del proprio denaro, ma è ancora fattibile. Avreste dovuto leggere la scritta sul muro di qualche anno fa: bail-in di Cipro. Avreste dovuto agire per proteggervi quando la scritta sul muro è stata sottolineata col pennarello: file lungo i bancomat greci e relative vacanze bancarie.

Siete ancora in tempo a non farvi cogliere impreparati. Al contrario dei pianificatori monetari centrali che non imparano mai, gli individui possono vedere i segnali d’allarme e imparare la lezione. I pianificatori monetari centrali dicono: “Fidatevi di noi. Fidatevi delle pistole e dei distintivi”. Non fatevi raggirare come quegli sciocchi che hanno sottoscritto obbligazioni di Banca Etruria senza sapere cosa stessero firmando. Aprite gli occhi e, soprattutto, fate tesoro dei miei editoriali.

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