di F. Cartelli

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Suicidi? Tranquilli, tutto nella media

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Nel marasma del giornalismo – cartaceo ed online – può capitare di imbattersi in articoli apparentemente incontrovertibili, che tuttavia ad un’analisi più attenta mostrano più di una lacuna. Ancora più surreale è quando queste presunte verità vengono condivise da lettori che, forse, si fermano al titolone, e non si prendono neanche la briga di leggere tutto il pezzo e di verificarne il contenuto.

E’ successo così che ieri, su Wired, sia comparso un articolo – poi ripreso anche da Linkiesta – dal titolo lapidario: “I suicidi non sono aumentati per la crisi: le persone che si tolgono la vita a causa di difficoltà economiche sembrano solamente in aumento. Andiamoci piano: i dati statistici raccontano un’altra verità”. E viene snocciolata tutta una serie di numeri, apparentemente inattaccabili, con lo scopo di voler ridimensionare quello che sembra essere solo una sostanziale invenzione dettata dall’emozione, o comunque una voluta esagerazione di una parte dei media, rea di avere troppo enfatizzato il problema dei suicidi, in particolare quelli dovuti a problemi economici. In realtà l’articolo – condiviso da più di 11 mila persone su Facebook con tanto di status che lodavano tale “operazione-verità” – contiene una serie di errori e di imprecisioni.

L’autrice sbaglia già dal principio, quando scrive: “I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009″. Errore: le 38 morti complessive vengono calcolate citando in precedenza l’intervento del segretario dell’Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che in realtà si riferiscono esclusivamente agli imprenditori, e non a tutte le vittime della crisi. Perciò il dato di 0,29 calcolato sui 38 suicidi nel 2012 è ovviamente sbagliato.

Si prosegue facendo ancora confusione, e comparando tale cifra parziale (38) del periodo gennaio/maggio 2012, con i dati complessivi del 2008, 2009 e 2010, rispettivamente: 150, 198 e 187. E viene citato il rapporto Eures, il quale però fotografa già nelle prime righe una situazione drammatica: “Forte aumento dei suicidi in Italia. Un suicidio al giorno tra i disoccupati e record di casi per motivi economici”. A pagina 2 dello stesso documento si legge inoltre: “Ciò che sembra caratterizzare il fenomeno suicidario nel 2009 è la sua forte interdipendenza con la crisi economico-occupazionale”.

Si rimane dunque perplessi nel rileggere il titolo dell’articolo: “I suicidi non sono aumentati per la crisi” e non si capisce, francamente, come il rapporto dell’Eures possa essere addirittura citato a sostegno di questa tesi. Il fatto che nel 2010 ci sia stato un lieve calo – da 198 a 187 – non è di certo una prova che si possa verificare una diminuzione certa anche nel 2011-2012: si vuole giocare con i numeri del biennio 2009-2010 anzichè attendere che vengano diffusi i dati più recenti. Si rapporta il presente con dati del passato. Come si può dire che oggi l’emergenza suicidi non esiste, basando tale affermazione su dati del 2008-2009-2010? Ed è incredibile come sia stato – volutamente o meno – ignorato un dato alquanto elementare: la crisi non è certo iniziata nel 2012, ma ben prima, nel 2007-2008. Il record negativo del 2009 è proprio dovuto all’aggravarsi della crisi, e non ci sarebbe da meravigliarsi se i futuri rapporti evidenziassero una nuova impennata proprio nel 2011-2012 in seguito al palesarsi definitivo della recessione nell’economia reale.

Ben venga voler scrivere un articolo contro il sensazionalismo e l’opportunismo di certa politica che utilizza tragedie per avere cinque minuti di visibilità. Ben venga voler evidenziare come certi media si approfittino della tensione sociale per vendere qualche copia in più. Ma un articolo come quello di Wired non raggiunge questi scopi, e assomiglia più ad un freddo esercizio di cinismo che vuole delegare a cifre – tra l’altro confuse e poco chiare – il compito di responsabilizzare, diciamo così, l’opinione pubblica. Una lezioncina di statistica fine a se stessa, che sembra dire “va tutto bene, è tutto normale, è tutto nella media, la questione dei sucidi è percepita in maniera sbagliata”. E fallisce completamente il suo originario intento “educativo”.

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