Monte dei Paschi: non è cambiato nulla

 

mpsSe vogliamo analizzare un caso vicino a noi, ci basta guardare la cosiddetta banca più vecchia del mondo. O, per meglio dire, la banca «Morta Per Sempre». La questione non è salvare o no una banca, ma è evitare una reazione a catena che potrebbe invischiare il resto delle banche europee e addirittura mondiali. Infatti, come per tutte le cose della vita, i cambiamenti avvengono al margine. Così anche per un contagio finanziario. Nel panorama economico attuale, le passività di una banca sono l’attivo di un’altra, e questo significa che, se una banca fallisce, l’attivo di un’altra si riduce, esponendola a sua volta a un serio rischio di fallimento. Dato il mostruoso livello di leveraging durante il periodo d’espansione monetaria della BCE, la fragilità dei bilanci bancari è monumentale. Basti pensare che nel 2008 Deutsche Bank prestò a MPS circa €1,5 miliardi per ripianare vari buchi di bilancio e, in ritorno, la banca senese stipulò con quella tedesca alcuni contratti derivati sui tassi d’interesse. Si pensava che la banca centrale non avrebbe mai tirato il freno a mano. Si pensava che si potesse ripianare un debito con un altro debito. Si pensava che i tassi d’interesse sul debito italiano sarebbero rimasti perennemente stabili. I conti non hanno tardato a deteriorarsi.

> Monte dei Paschi è al capolinea

Al che, nel 2009, ha richiesto un salvataggio da parte dello Stato italiano da €1,9 miliardi. Nel 2013, questa cifra è aumentata a un totale di €3,9 miliardi. Ora ammontano a più di €5 miliardi. Monte dei Paschi non è che una dolina finanziaria che risucchierà sempre più risorse. È un’azienda fallita, e sarebbe dovuta fallire già nel 2009, quando richiese per la prima volta la possibilità d’attingere al denaro pubblico per restare a galla. Grazie ai continui artifici contabili è riuscita a barcamenarsi nel corso degli anni arrivando fino a oggi, ma più passerà il tempo più avrà bisogno di finanziamenti a buon mercato. Ma le banche centrali hanno cercato di mantenere un ambiente economico alterato attraverso la manipolazione dei tassi d’interesse, così da permettere a settori privilegiati d’accedere a finanziamenti convenienti che in un libero mercato non sarebbero mai emersi. Infatti, la ZIRP e il QE sono espedienti che possono aiutare a guadagnare tempo e rimandare per un po’ il giorno della resa dei conti. Ma infine l’insostenibilità della loro perpetuazione mette i banchieri centrali di fronte a un bivio: continuare a inflazionare o affrontare una depressione.

> Monte di Paschi, alle origini del dissesto

A quanto pare si è scelta la prima opzione, sforando nel territorio dei tassi negativi. Danimarca, Svizzera ed Europa sono già finite in questo territorio inesplorato. Si sta facendo letteralmente di tutto per salvaguardare quelle entità strettamente connesse agli interessi dei pianificatori centrali. Infatti, l’ultima notizia riguardante la banca senese la vuole in partnership nientemeno che col Tesoro italiano, che diventerà l’azionista di maggioranza. Quest’ultimo coprirà le spese che MPS non riuscirà a ripagare dalla maturità dei «Monti bond», obbligazioni emesse apposta per coprire i buchi della banca senese e sovvenzionate attraverso vari aumenti fiscali sul groppone degli italiani. Ma, come ho avuto già modo di dire, MPS non è che un gigantesco investimento improduttivo in attesa d’implodere. La sua inutilità ai fini della produttività e della prosperità del capitalismo di libero mercato è scritta nelle azioni degli individui che non spenderebbero un centesimo per tenerla a galla in mancanza di coercizioni statali. Per questo, ad esempio, il suo titolo in borsa si è sfracellato negli ultimi sei anni. Dai €25 ad azione nel lontano 2008, siamo arrivati a 60 centesimi. Per questo, negli ultimi stress test della BCE, è risultata la peggiore tra le banche italiane.

Di fronte a questa semi-nazionalizzazione il cambiamento è minimo, dal punto di vista politico. Se la gestione era direzionata (indirettamente) dal PD attraverso la Fondazione, ora può essere direzionata (direttamente) attraverso il governo/Tesoro italiano. Si potrebbe avanzare che alcune banche sono più uguali delle altre, ma aiuta anche il fatto di possedere in pancia una grossa quantità di titoli di debito italiani. Però, come se non bastasse, aleggia nel cuore dell’Europa la proposta di costituire una sorta di bad bank per permettere alle banche commerciali europee di scaricarvi dentro tutto il pattume tossico che hanno accumulato finora. Crediti inesigibili, incagli finanziari e prestiti non performanti finirebbero in queste discariche a cielo aperto. Ma leggiamo da Wikipedia una voce decisamente interessante: «La bad bank gestisce i crediti anomali ricevuti, correndo tutti i rischi che ne conseguono e godendo, pertanto, degli eventuali rendimenti. Essendo poco sicura la loro realizzazione, i rendimenti risultano potenzialmente più alti».

> Le banche possono fallire?

Ora, in un panorama economico in cui anche la spazzatura finanziaria è stata distorta dalla fame di rendimenti delle varie attività sostenute dalle banche centrali, quanto tempo ci vorrà prima che le varie banche commerciali europee decidano d’«investire» in queste discariche ambulanti grazie al nuovo QE di Draghi, così da presentare bilanci «miracolosamente» ripuliti dalle sporcizie tossiche del passato? Questa è una follia. Sarebbe solo un’operazione di facciata e d’ingegneria finanziaria per vendere un’illusione al posto della realtà. Così non si farebbe altro che alimentare l’azzardo morale all’interno del panorama economico, poiché si azzererebbe il rischio, mettendo definitivamente una croce su qualsiasi ultimo vestigio di price discovery onesta. Stampar denaro per risolvere problemi non è mai stata una buona idea, e non lo sarà nemmeno stavolta.

Ma il vero problema qui non sono solo i crediti in sofferenza delle banche commerciali europee, bensì anche la gigantesca bolla del mercato obbligazionario. Date un occhiata al seguente grafico.

Viene rappresentata la percentuale di titoli di Stato nei bilanci delle banche commerciali dei vari stati membri dell’UE. Sin dallo scoppio della crisi finanziaria le banche centrali hanno creato una quantità spropositata di credito. Così si è abbassato artificialmente il tasso d’interesse nel mercato monetario, convogliando i bond statali nel parcheggio delle banche commerciali, in quello degli hedge fund e in quello dei fondi pensione. Vorticando solo nel circuito finanziario, il denaro di nuova creazione è andato fondamentalmente ad alleviare le sofferenze di quelle entità strettamente connesse ai privilegi garantiti dal cartello delle banche centrali. Si è congelato il ciclo economico: mentre Main Street cercava di percorrere il proprio sentiero di deleveraging dagli errori passati, alcuni istituti sono stati salvaguardati dalla lunga mano dell’interventismo centrale. Questo ha dato loro modo di sopravvivere e far guadagnare tempo ai pianificatori centrali affinché trovassero un modo per far ripartire l’economia.

Non esiste. Per questo l’economia stenta a ripartire. Per questo anche quest’anno non ci sarà alcuna ripresa. L’Italia, infatti, non è che una grande bomba a orologeria. I tassi ridicoli registrati nei rendimenti del suo decennale non sono che il risultato della repressione finanziaria della BCE e della Fed (col QE2, il QE3 e gli swap di liquidità). La realtà dei fatti ci mette davanti a un Paese ucciso dalle tasse, in cui la spina dorsale del settore industriale è stata frantumata dall’ingordigia erariale e dalla burocrazia soffocante.

> I conti correnti devono essere garantiti?

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