Spese straordinarie per i figli: seconda parte

 

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato la questione relativa  alle spese straordinarie per il manitenimeno dei figli. La domanda che ci poniamo ora è: “Chi decide quale spesa straordinaria sostenere e quale no?”. Per poter rispondere è necessario innanzitutto capire che ogni spese per i figli non è che il riflesso – per così dire – monetario di una scelta fatta nel suo interesse.

Ecco, dunque, che una prima risposta viene data già dall’art. 155, comma III c.c., che afferma: “La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice”. Conformemente allo spirito dell’intera riforma sull’affido condiviso, la norma impone che le scelte nell’interesse dei figli vengano svolte “da entrambi i genitori”, che – si badi bene – non significa affatto “con l’accordo di entrambi i genitori”, come chiarisce il periodo successivo, che afferma con chiarezza come le uniche decisioni da prendersi concordemente siano quelle “di maggiore interesse”. Si deve quindi necessariamente concludere che ciascun genitore (sia chiaro, in caso di affidamento condiviso) possa scegliere di affrontare autonomamente tutte quelle spese di natura straordinaria che non siano di rilevanza tale da necessitare il concorso decisionale dell’altro coniuge.

Pertanto, se un genitore (anche non collocatario) vorrà iscrivere il figlio al corso di tennis sarà libero di farlo, anche senza il consenso dell’altro genitore; viceversa, non potrà assumere autonomamente una spese che sia – sotto un profilo economico o di incisività nella vita del minore – di particolare importanza, quale, ad esempio, decidere di mandare il figlio all’estero per un soggiorno-studio annuale. Per evitare ogni equivoco, pare inoltre il caso di precisare che non ogni decisione in merito ad una spesa straordinaria sia anche necessariamente “di maggiore interesse”, poiché le prime attengono al campo dell'”insolito” o dell'”imprevisto”, mentre le seconde – che pure possono essere impreviste – devono essere al tempo stesso di particolare gravità e tali da incidere significativamente sulla vita del minore.

Ulteriore, spinosissima, questione è quella del c.d. “previo accordo”. Tale formula ha cominciato a farsi strada tanto nei ricorsi e nelle comparse di costituzione, quanto nelle sentenze, con sempre maggiore frequenza a seguito della riforma sull’affido condiviso. Come sopra accennato, essa implica che per talune spese – solitamente quelle sportive e ricreative, ossia quelle di carattere meno essenziale rispetto ad altre spese straordinarie, quali quelle mediche e scolastiche – il genitore che le ha sostenute possa chiedere all’altro la rifusione pro quota solo se esse erano state previamente concordate.

In primo luogo costituisce una sorta di attenuazione al principio sopra esposto, secondo il quale le spese straordinarie di non particolare rilevanza possono essere assunte liberamente da ciascun genitore. Si può dire che il “previo accordo” sia una sorta di garanzia per il genitore non collocatario contro gli abusi del genitore collocatario, che – in presenza di tale clausola – non potrà sostenere una lista infinita di spese straordinarie, senza il consenso dell’altro genitore, per poi presentare il conto a quest’ultimo.

Per quanto strano possa sembrare, non mancano i casi – ovviamente nelle separazioni più conflittuali – ove spese straordinarie del tutto superflue vengono usate come un vero e proprio grimaldello con il quale accanirsi contro l’altro coniuge: invece di essere sostenute nell’interesse dei figli, esse vengono sostenute al solo scopo di poterne chiedere la rifusione pro quota all’altro genitore. La clausola del “previo accordo”, quindi, pone un freno a tali abusi, facendo sì che quantomeno su spese relativi a beni o servi non strettamente essenziali i genitori debbano trovare un punto comune.

Questa rapida carrellata sulle tematiche relative alle spese straordinarie per i figli dovrebbe portare il lettore ad una riflessione finale, che potremmo riassumere con il seguente interrogativo: “Come evitare che le spese straordinarie diventino un campo di battaglia per i genitori separati?” Il primo momento dove la “mina” può essere disinnescata è dato già dalla stesura delle condizioni di separazione (nel caso in cui la separazione sia consensuale), momento in cui i legali delle parti dovranno formulare con chiarezza il relativo punto, non lasciando adito ad alcun dubbio circa quali spese possano essere assunte autonomamente da ciascun genitore e quali debbano essere concordate. Al tempo stesso, potrà essere inoltre pattuito un limite alle spese sportive o ricreative, ponendo ad esempio che il minore possa frequentare uno/due corsi sportivi e/o ricreativi all’anno.

Assolutamente centrale, quindi, sarà il ruolo del difensore che dovrà illustrare con chiarezza (e competenza) quali spese siano ordinarie e quali straordinarie, soffermandosi su quelle che più solitamente generano malintesi e che, dopo la separazione, dovrà rendersi disponibile a dipanare dubbi e sedare controversie, che inevitabilmente potranno sorgere.

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect