Sergio Ricossa nelle sue massime più famose

 

1457005577-ricossa1Sergio Ricossa (6 giugno 1927 – 2 marzo 2016) è stato un economista, professore di politica economica e finanziaria presso l’università di Torino nonché socio nazionale dei Lincei. Ha rivolto i suoi studi soprattutto alla teoria del valore; convinto assertore dell’economia come scienza non esatta né sperimentale, ha svolto ampia attività di divulgazione. Tra i principali sostenitori del liberalismo italiano, ha pubblicato numerosi volumi, tra cui si ricordano: Straborghese (1980), Dizionario di economia (1982), Impariamo l’economia (1988), I pericoli della solidarietà (1993), Da liberale a libertario (1999). In memoria di Ricossa, ecco quindi una piccola selezione di citazioni da Straborghese, ripubblicato da IBL Libri nel 2010.

 

Perché è inutile ammazzare i borghesi

«[…] il carattere borghese, come ogni carattere, non può essere tutto eguale e tutto buono. Il carattere è umano, dunque imperfetto e mutevole nella specificazione individuale. È una disposizione, che si applica variamente: si applica con virtù o con vizio. E perfino la migliore virtù, se portata all’eccesso, diventa vizio. Insomma, si può ripetere per i borghesi quel che vale per ogni gruppo umano: ve ne sono di buoni e ve ne sono di cattivi.»

 

Come riconoscere un borghese a prima vista (o quasi)

«Il borghese crede nella gerarchia, non nelle classi sociali: la sua gerarchia è individuale.»

«Fu Marx a dire: “La borghesia ha avuto da svolgere nella storia un compito sommamente rivoluzionario”. Il borghese crede che il mondo sia sempre da cambiare, da migliorare: non si contenta mai, non si rassegna. Ma sempre su scala individuale, senza vaneggiare di palingenesi sociali. Se fa le palingenesi, è senza pianificarle: le ottiene senza premeditazione, come somma d’innumerevoli atti indipendenti d’innumerevoli individui liberi; gradualmente, tentoni, e di solito sono le uniche palingenesi non catastrofiche. […] I critici lo accusano d’emarginare la sensibilità, la fantasia, l’utopia, per lasciar posto alla razionalità. La questione è più complicata: il borghese crede d’essere razionale anche quando non lo è. Un grande imprenditore italiano, oltre che propugnare l’uso dei metodi americani più avanzati di management, non assumeva un collaboratore senza prima conoscerne l’oroscopo.»

«Il borghese ha fede in Dio, il Dio creatore, ma gli sfugge una dimensione del cristianesimo. Non può ammettere che il mondo terreno sia nulla, e l’altro mondo sia tutto.»

«Il borghese è scarsamente missionario: la gente faccia quel che vuole, purché non dia fastidio. Vivere e lasciar vivere.»

«I borghesi (e non se ne trovano due identici) sono individualisti più qualcosa e meno qualcosa. Più il buonsenso e meno l’estremismo degli anarchici individualisti. I borghesi sono tentati dall’anarchismo e fanno sforzi per resistere alla tentazione. […] Per abolire le carceri aspettano il giorno in cui non vi siano più delinquenti, non si aspettano che non vi siano più delinquenti il giorno che le carceri siano abolite. I borghesi vanno in chiesa, a differenza degli anarchici. Adottano la divisa di Goethe: “Curiosità per il conoscibile, riverenza per l’inconoscibile”. Rispettano le tradizioni, che preservano il meglio del passato e sono il regalo dei nostri avi. Conoscono la storia e l’economia un po’ meglio degli anarchici, e sanno che nulla va mai come dovrebbe andare. Perciò è inutile mettere le bombe, e ogni tanto conviene lasciare che il mondo segua la sua strada, starsene in casa, e mettere le pantofole.»

 

Come distinguere un borghese da un collettivista

«Si deve […] diffidare delle classificazioni basate sui partiti, sulle rozze etichette di “destra” e “sinistra”. Il carattere conta più dell’ideologia, fa scegliere l’ideologia, la interpreta a modo suo, la rovescia di senso. Si può essere borghesi o collettivisti senza saperlo, senza volerlo, credendo il contrario.»

«La condizione borghese per ammettere la democrazia è che la maggioranza sia moderata negli intenti, non rivoluzionaria nel costringere. […] I plebisciti non giustificano gli Hitler e i Mussolini, né l’esecuzione di Cristo.»

«Per il borghese […] la società è un espediente, la politica un’opera di rattoppo.»

«[…] l’ideale borghese è la scomparsa del gregge, anche per l’egoistico interesse a non averlo contro; e quantomeno la riduzione del gregge ai minimi termini, senza nessuna voglia di pascolarlo e tosarlo. Un ideale che non sarebbe tanto lontano se tanta gente non avesse tanta voglia di farsi pascolare e tosare.»

 

Quel che il borghese deve sapere sugli intellettuali di «sinistra»

«[Gli intellettuali di “sinistra”] amano il popolo come astrazione, lo detestano probabilmente come insieme di persone vive, e cioè rumorose, sudate, invadenti, volgari. Il popolo vivo sembra sopportabile solo se lo si guarda dall’alto di un palco ben isolato ed elevato. Irreggimentare il popolo, metterlo in fila, comandarlo, tutelarlo anche, ma come si tutelano i minori, finalmente farsi applaudire dal popolo: ecco le seduzioni di chi sta a “sinistra”. […] ci si può interessare al popolo come un socio della società per la protezione degli animali può interessarsi agli animali: con intensità e distacco.»

«“Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità” (Sciascia). Il non cretino di “sinistra” ama farlo credere, e ci guadagna. Come tutti i dogmatici, ama la cavillatio. […] La fabbrica del nulla produce scatole rigorosamente vuote, però difficili da aprire, di forma pretenziosa e artificiosa, e sovrapposte così da formare vaste architetture, che si estendono fino a occupare ogni angolo della cultura. Il borghese che vi capiti in mezzo può sentirsi prigioniero fra mura di macigno, sulle quali legge la sua condanna.»

La politica e la libertà secondo Kenneth Minogue

Edmund Burke, padre nobile del conservatorismo

Hayek e la presunzione fatale del socialismo

> Ayn Rand e la virtù dell’egoismo razionale

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect