Un 2014 di tasse, annunci e bugie

 

Annunci, tanti; bugie, qualcuna, dalle gambe corte; finzioni, intese come spostamenti e rimescolamenti di commi vari, piú d’una. Lo spettacolo offerto dalla Legge di Stabilità 2014 e dalle norme collegate, nell’anno ch’è appena finito, è stato particolarmente nutrito di colpi di scena. Prima, il tormentone dell’aumento dell’IVA, seguíto da quello delle tasse sulla casa; poi, quello del cuneo fiscale; infine, quello natalizio sulle minori tasse. Menomale che il 2013 è finito, la Legge è approvata e pubblicata, e le feste hanno fatto rallentare i ritmi lavorativi, cosí da darci il tempo di leggere con piú attenzione ciò che davvero è stato legiferato. La realtà, infatti, s’appresta a manifestarsi, con tutto il suo carico di fardelli fiscali.

> Mille nomi per una tassa

Il Presidente del Consiglio, presentando la Legge di Stabilità originaria, prima cioè delle modifiche intervenute in Parlamento a raffiche di fiducie richieste sempre «in zona Cesarini», sostenne arditamente: «Per la prima volta da tempo, siamo riusciti a fare una Legge di Stabilità dove i conti quadrano senz’aumentare le tasse e senza tagli al sociale e alla sanità». Gli fece eco il vicepresidente Alfano, «sentinella antitasse», intonando: «È finita la fase degli antibiotici. Ora inizia la fase delle vitamine», e aggiungendo: «Abbiamo scelto una ricetta di politica economica che riteniamo la migliore: riduzione della spesa pubblica, del debito e delle tasse». Per entrambi, citazioni riportate dagli organi di stampa e, testuali, dal Messaggero.

Mi permetto d’osservare che sicuramente la ricetta sarebbe la migliore, se solo fosse vera la sua attuazione. Poi certo ci devono essere stati gli assalti all’arma bianca in Parlamento, che hanno snaturato la manovra. O forse no, visto che in entrambe le Camere s’è approvato, sotto il ricatto della fiducia, un maxiemendamento presentato dal governo solo sugli emendamenti da questo approvati.

Infine, persino la CGIA di Mestre, notoriamente sensibile sui temi fiscali, sotto le feste (o forse si potrebbe dire sotto elezioni?) si lancia in una lieta novella (dal suo sito Internet): «Coll’abolizione dell’IMU sulla prima casa e coll’incremento delle detrazioni IRPEF per i figli a carico […] queste misure hanno assunto una dimensione economica superiore a tutti gli aumenti registrati nel corso dell’anno. […] Questo beneficio […] ammortizzerà l’aumento dovuto all’introduzione della TASI, all’aggravio dell’IVA e al ritocco all’insú delle addizionali e dei carburanti» — pur essa stessa escludendo da cotanto beneficio, stimato tra i 15 e i 250 euro annui di minor imposta, le «sole» famiglie composte da pensionati e lavoratori autonomi.

Dulcis in fundo, il ministro dell’Economia, in un’intervista su Repubblica, rilancia affermando che nel 2014 «le famiglie, i lavoratori e le imprese pagheranno meno tasse». Per provvedimenti futuri, forse, perché se stiamo a quelli presi nel 2013 la realtà dice un’altra cosa.

Sull’IMU, la IUC e le tasse sulla prima casa, ad esempio. Intanto, non tutte le prime case sono esentate dall’IMU: continuano a pagarla quelle accatastate A/1, A/8 e A/9. Poi, la struttura tricefala — IMU, TASI, TARI — riserva delle sorprese. Oltre al caos scadenze, dove ogni Comune potrà fare a modo suo, la TARI — quella sui rifiuti, che sostituisce TARES e TARSU — ingloberà gli aumenti ch’erano già pianificati nel passaggio alla TARES. Sulle seconde case, l’IMU piú la TASI — che coprirà i cosiddetti servizi inscindibili comunali — s’aggirerà mediamente intorno al 10‰; sulle prime, per il 2014, tra l’1‰ e il 2,5‰. Infine, entro il 24 gennaio, i cittadini di quei Comuni che avevano nel 2013 elevato l’aliquota IMU oltre il 4‰ dovranno pagare a saldo il 40% di quell’eccedenza.

> Emendamenti a catinelle

Sulle detrazioni IRPEF per i lavoratori dipendenti, da un lato — è vero — s’alzano le detrazioni, ma dall’altro s’abbassa la soglia da 28.000 euro a 23.000 euro di reddito. Vengono sí prorogate le detrazioni per le ristrutturazioni, per gl’impianti d’energia rinnovabili e per mobili ed elettrodomestici, ma è previsto un futuro provvedimento di riordino complessivo degli oneri detraibili (leggasi sfoltimento delle detrazioni) che, se non venisse adottato in tempo utile, farebbe scendere la percentuale di detrazione su tutte quelle ora esistenti (per es. spese mediche, assicurazioni sulla vita, mutui prima casa) dal 19% attuale al 18% e al 17% per l’anno successivo. Con apposito DPCM successivo, poi, «al fine d’assicurare effetti positivi» sul bilancio dello Stato, verranno stabilite percentuali ridotte di fruizione (senza scendere sotto l’85%) d’una serie di crediti d’imposta oggi fruibili al 100%, tipo quello sulle nuove iniziative imprenditoriali, quello sulla ricerca scientifica delle PMI, quello sui prodotti editoriali, &c. Un altro rinvio ad altro successivo DPCM nasconde la possibilità per il governo di modificare le aliquote d’imposta e/o di ridurre agevolazioni esistenti, salvo applicazione entro gennaio 2015 di provvedimenti che «assicurino maggiori entrate» o «riduzioni di spesa».

Sono previste entrate straordinarie — cioè piú imposte — tramite la riapertura dei termini per fruire delle «rivalutazioni agevolate», a pagamento, dei beni d’impresa, dei terreni e delle partecipazioni, nonché per la definizione agevolata delle «vecchie» cartelle esattoriali e, ancora in attesa del provvedimento, per le norme — annunciate da Saccomanni — sul rientro dei capitali dall’estero.

I bolli sui depositi titoli delle persone fisiche passano dall’1,5‰ al 2‰, l’IVAFE (sulle attività finanziarie all’estero) s’adegua al 2‰ e il massimale, in vigore solo per le imprese, viene alzato da 4.500 a 14.000 euro.

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