Un libro per vaccinarsi contro le bufale degli antivax

 

hepaLa storia degli anti-vaccinisti è più antica di quel che si crede. Lady Mary Wortley Montagu era «una donna bellissima, affascinante, elegante, intelligente» ed ebbe la sfortuna di vivere nella prima metà del Settecento, quando il vaiolo mieteva milioni di vittime e sfigurava permanentemente chi riusciva a sopravvivere. Lady Montagu si ammalò a 26 anni e superò la malattia pagando con la sua bellezza ma, per fortuna, non con la sua intelligenza. Anni dopo, durante un viaggio a Costantinopoli, Lady Montagu ebbe modo di fare una scoperta che cambiò per sempre le sorti di milioni d’europei. Pare che gli abitanti della città avessero «imparato a difendersi dalla malattia infettando in maniera “controllata” le persone, con una pratica chiamata variolizzazione». Si prendeva il liquido delle pustole di un soggetto malato di vaiolo e si metteva a contatto con dei taglietti sulla pelle del paziente da “vaccinare”: «Per motivi che non sappiamo bene […] dopo la variolizzazione moriva il 2-3% dei pazienti invece che il 20-30% che sarebbe stato ucciso dalla malattia vera e propria».

Lady Montagu, di ritorno dal suo viaggio, tentò d’introdurre la pratica della variolizzazione in Europa, ma dovette scontrarsi coi primi antivax della storia. Gli argomenti, all’epoca, non erano molto più logici di quelli odierni: «si sosteneva che [la variolizzazione], poiché non era menzionata nella Bibbia, non si doveva fare». Nonostante le opposizioni, dopo aver dimostrato l’efficacia della variolizzazione con un esperimento su dei prigionieri, Lady Montagu riuscì a convincere buona parte degli scettici, suo marito compreso, e praticò la variolizzazione perfino su suo figlio.

Quest’aneddoto viene riportato da Roberto Burioni, medico e professore ordinario di microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nel suo libro Il vaccino non è un’opinione. Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole capire, edito da Mondadori e disponibile in libreria dal 27 settembre 2016. Lo scopo del libro è di spiegare coi «fatti, inoppugnabili, supportati da decenni di ricerca scientifica condivisa e accettata dalla comunità medica mondiale» che i vaccini sono sicuri ed efficaci e che «a non vaccinarsi (e a non vaccinare i figli) si corrono rischi molto gravi».

Non è un libro superfluo. Da anni ormai il fronte degli anti-vaccinisti continua a fare proseliti, soprattutto sul web, dove persone senza scrupoli e senz’alcuna preparazione scientifica diffondono falsità facendo leva sulla naturale (e comprensibile) apprensione che ogni genitore nutre verso i figli. Il fenomeno non è da sottovalutare e non riguarda solo l’Italia, dove le coperture vaccinali sono in calo negli ultimi anni. Nel 2000 gli Stati Uniti riuscirono a raggiungere la tanto agognata immunità di gregge per il morbillo; negli anni successivi, a causa delle campagne antivax e del clima di paura e incertezza, le coperture vaccinali iniziarono a scendere: «Nel 2013 ci furono 187 casi, con un’epidemia a New York di 58 casi. Nel 2014 la situazione precipitò: quasi 700 ammalati di morbillo, con ben 377 casi in Ohio».

È facile cadere preda delle campagne antivax. Il loro successo non si fonda necessariamente sul riuscire a convincere l’ascoltatore, ma è sufficiente instillare il dubbio, la paura, la sfiducia verso la medicina e i medici. Qui entra in gioco la divulgazione scientifica, di cui il professor Burioni è degno e valido rappresentante. Il suo libro è quanto di più chiaro, esplicativo e completo si possa trovare. Consapevole dei dubbi e delle paure che attanagliano i genitori, presi in un fuoco incrociato tra antivax e medici, il professor Burioni tocca con precisione tutte le leggende metropolitane sorte intorno ai vaccini, smontandole una per una, con la prosa scorrevole, seducente e rassicurante di una mente esperta. Non è necessario avere una laurea per comprenderlo: il professor Burioni scrive per un pubblico eterogeneo, senza mai cadere in tecnicismi o sottigliezze che potrebbero annoiare o disorientare i lettori. Ha uno stile da divulgatore navigato, condito da una piacevole e mai aggressiva ironia che riesce a strappare qualche sorriso nonostante la serietà dell’argomento. Non pretende di fare un corso accelerato di medicina, né di riassumere in poche pagine (solo 168) l’intero funzionamento d’ogni singolo vaccino, ma tocca in modo specifico e orientato le bufale più diffuse: la paura del mercurio, il legame tra autismo e vaccini, il mito che l’immunità trasmessa dalla madre duri per sempre, l’insorgere d’allergie, la leggenda di Big Pharma che guadagna sulle malattie causate dai vaccini e così via, mettendo a segno una vittoria dopo l’altra.

Burioni non si ferma qui. Il libro è ricco d’aneddoti come quello della variolizzazione che abbiamo riportato in apertura. Aneddoti certamente curiosi, ma che soprattutto aiutano a comprendere l’evoluzione della medicina, le sfide che questa ha dovuto affrontare, e come a volte una sola persona possa fare la differenza – nel bene o nel male – nell’eterna (speriamo di no) lotta tra l’umanità e i virus. L’opera scorre via velocissima. Al prezzo di poche ore, ci si vaccina contro ogni genere d’agente patogeno che la disinformazione possa mettere in circolazione. Il libro ha una sola pecca: dopo averlo letto vi verrà una voglia sfrenata d’andare a fare ogni vaccino esistente.

Aldous Huxley disse «Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore». La strada per la sconfitta delle malattie passa attraverso una buona informazione dei genitori, che portano sulle proprie spalle non solo la salute dei propri figli, ma anche quella dell’intera comunità e di tutti quegli individui impossibilitati a ricevere un vaccino. Il vaccino non è un’opinione è un libro da leggere assolutamente, anche se siete già certi dell’utilità e dell’efficacia dei vaccini. Trasmette un amore genuino per la medicina e la scienza, apre la mente e invoglia ad approfondire. E se il libro non dovesse bastare, il professor Burioni dispensa pillole di saggezza medica nella sua pagina Facebook «Roberto Burioni, medico», perché internet è il posto dove la disinformazione e le bufale corrono più veloci. Basta un clic, una condivisione di notizie non verificate, e le sciocchezze viaggiano e possono infettare chiunque, anche le persone più istruite.

Per dirla con le parole del professore, «nel mondo reale chi sostiene che due più due fa cinque viene messo dietro la lavagna col berretto da somaro, mentre su Internet può essere facilmente considerato un coraggioso pensatore indipendente determinato a lottare contro la lobby delle calcolatrici, che per interessi inconfessabili e terribili vuole far credere a tutti noi che il risultato dell’addizione sia invece quattro».

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