Ronald Reagan e la rinascita del “sogno americano”

 

Ronald ReaganCentotré anni fa, il 6 febbraio 1911, nasceva Ronald Wilson Reagan, il quarantesimo presidente degli Stati Uniti d’America, in carica dal 1981 al 1989. Sebbene Reagan sia «stato un maestro nel costruire un enorme divario tra la sua retorica e la realtà delle sue azioni» (Rothbard), e molti dei meriti che gli vengono attribuiti non facciano parte della storia, egli ridiede forza e fiducia all’America, gettò le basi per la rivoluzione informatica degli anni Novanta, e interpretò uno spostamento storico del baricentro dell’opinione pubblica americana verso i princípi etici dell’economia capitalistica. In quest’occasione, dunque, vi proponiamo un’antologia di sue citazioni, a cura di Matteo Marini.

> Churchill, il «piú grande britannico» della storia

> Thomas Stearns Eliot e la presenza del passato

> Milton Friedman, il capitalismo e la libertà di scegliere

> Ayn Rand, la virtú dell’egoismo razionale

> Don Sturzo, antistatalismo e battaglia per la libertà

1967

«La libertà è una cosa estremamente fragile, e non è mai a piú d’una generazione di distanza dalla sua possibile estinzione. Non è nostra per eredità, ma dev’essere conquistata e difesa costantemente da ogni generazione, perché viene regalata una volta soltanto a ognuno.»

1970

«L’obiettivo del welfare dovrebbe essere quello d’eliminare il piú presto possibile la necessità della sua stessa esistenza.»

1980

«La mia visione del governo pone la fiducia non in una persona o in un partito, ma in quei valori che trascendono persone e partiti.»

«M’impegno a restituire al governo […] la capacità di lavorare per la gente senza dominare le loro vite.»

1981

«Penso che la politica economica degli ultimi dieci anni sia stata basata sull’errata filosofia per cui il governo può continuare all’infinito a spendere di piú di quanto non entri nelle sue casse senz’arrivare al momento della verità. Ora siamo arrivati a quel momento della verità.»

«Non desidero affatto cacciarmi nella situazione in cui siamo costretti a salvare tutte le aziende che vanno male e che dovrebbero fallire per colpa loro. Un governo ha due responsabilità: aiutare le aziende che soffrono per misure sbagliate varate dall’Amministrazione, e lasciare invece al loro destino le aziende che devono imputare i propri problemi a una cattiva gestione interna.»

«I mali economici che stiamo soffrendo sono arrivati in molti decenni. Non se n’andranno in alcuni giorni, settimane, o mesi — ma se n’andranno.»

«Il governo non è la soluzione al nostro problema. Il governo è il problema.»

«I vostri sogni, le vostre speranze, i vostri traguardi stanno per diventare i sogni, le speranze e i traguardi di quest’Amministrazione.»

«Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è il sogno che possiamo fare meglio di prima. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la fede, e quel sogno diventerà realtà. Tutto ciò che dobbiamo fare è agire, e il momento per l’azione è ora.»

«La scelta non è tra inflazione e disoccupazione. Ambedue i mali vanno combattuti simultaneamente.»

«Lo sviluppo, la prosperità e quindi la realizzazione delle aspirazioni umane procedono dal basso verso l’alto, e non discendono dal governo. Solo quando allo spirito umano è concesso d’inventare e creare, solo quando agl’individui è consentito partecipare direttamente alla determinazione della politica economica e avvantaggiarsi dei successi che ne derivano, solo allora è possibile che l’economia della società resti viva, dinamica, florida, progredita e libera.»

«La vita d’ogni giorno conferma l’ideale autenticamente umano e democratico secondo cui l’impegno individuale merita una ricompensa economica.»

«Diciamolo apertamente: non si possono conseguire benessere e sviluppo senza libertà economica. E senza libertà economica non è possibile mantenere le nostre libertà individuali e politiche.»

«Avere fiducia nell’uomo: questo è l’indiscutibile insegnamento di tutto il dopoguerra, in contraddizione coll’idea che per lo sviluppo economico siano indispensabili rigidi controlli governativi. Le società che hanno raggiunto piú rapidamente il massimo progresso economico non sono le piú rigidamente controllate e neppure le principali per dimensioni o ricchezza di risorse naturali. Ciò che in realtà le accomuna è la loro fede nella magia del mercato.»

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