Il Belpaese di Maarten van Aalderen

 

il-bello-italia«Un giornalismo “positivo” sembra quasi una contraddizione in termini. Dov’è il contributo del giornalista alla società quando plaude a qualcosa? Tutto quello che è buono, tutto ciò che funziona non fa notizia.» Partiamo da qui, da questo principio che può essere o no condiviso, ma che rispecchia, dopotutto, un dato di fatto. A che serve il giornalismo quando non si cimenta nella critica più spietata? Perché dare spazio a qualcosa che già di per sé può brillare di luce propria? Difatti sarebbe ingiusto dire che l’Italia non abbia tutte le potenzialità per risplendere della sua propria e naturale bellezza, ma quando la crisi accelera il passo e il negativismo sovrasta l’ottimismo connaturato di un popolo nato e cresciuto sotto il sole del Mediterraneo, forse diventa necessario parlarne, di questa bellezza. Diventa necessario puntare nuovi riflettori sulla storia di un Paese stanco ma non sconfitto.

Questo è ciò che fa Maarten van Aalderen — corrispondente da 18 anni del maggiore quotidiano olandese, De Telegraaf, per l’Italia e la Turchia — in Il bello dell’Italia. Il Belpaese visto dai corrispondenti della stampa estera (Albeggi Edizioni, pp. 152, 2015), un testo che è un piccolo regalo per la nostra bella Italia, una boccata d’aria fresca che proviene da tutto il mondo: van Aalderen ha, infatti, raccolto in questo volume le interviste a ben 25 corrispondenti stranieri d’altrettanti Paesi dei cinque continenti. I giornalisti — 13 donne e 12 uomini tutti iscritti all’Associazione della Stampa Estera di Roma — hanno parlato con van Aalderen degli aspetti positivi dell’Italia, di ciò che li ha affascinati e che li ha portati ad approfondire questa cultura basata sulla bellezza dei paesaggi, sulla forza di una Storia importante e, perché no?, sulla buona cucina.

All’interno di queste 25 interviste, sono molti gli aspetti che emergono del nostro «Belpaese», che si riscopre accogliente, caldo e profumato d’antico. Van Aalderen sceglie d’inserire, come prima intervista, quella a Udo Gümpel, giornalista tedesco che vive in Italia dal 1985. Scelta felice, perché tra le considerazioni di Gümpel si sviluppa quello che probabilmente è il punto focale che caratterizza l’essenza dell’Italia: la creatività. Gümpel si dice ammaliato dalla capacità tutta nostrana d’affrontare le situazioni più difficili con intelligenza e furbizia, sfruttando quella che — come dice David Grossman — è la qualità più importante dell’uomo: saper sorridere anche nel caos della tragedia.

«È innata nella cultura italiana, questa qualità creativa, la capacità di tirarsi fuori dai guai e adattarsi alle situazioni più impossibili.» Non è un aspetto sottovalutabile questo, né così scontato come può sembrare: Gümpel, grazie a van Aalderen che diventa così suo portavoce, insiste su uno degli aspetti fondamentali del nostro Paese, attira l’attenzione sull’imprevedibilità del gene italiano che sa trarsi d’impaccio utilizzando la fantasia. È da qui, probabilmente, che il popolo italiano riesce a trarre la sua forza più grande, trasformandola anche in coraggio. Come non ricordare, ad esempio, la tragedia del terremoto dell’Aquila il 6 aprile 2009? Una scossa di magnitudo momento pari a 6,3 che ha causato 309 vittime, oltre 1.600 feriti e oltre 10 miliardi d’euro di danni stimati. Eppure, nonostante tutto, nonostante sembrasse finita lì, siamo stati in grado di rialzarci, abbiamo affrontato con tenacia, e con qualche sorriso d’incoraggiamento, una tra le situazioni più difficili degli ultimi anni.

Abbiamo pulito, ricostruito, aiutato, ed è anche questa la forza dell’Italia, forza che ha riconosciuto Nacéra Benali, giornalista algerina residente in Italia dal 1994. Perché se essere capaci di sorridere significa essere capaci di guardare oltre e d’inventarsi la vita con fantasia, significa anche esser in grado di sorridere al prossimo, di sostenerlo nel momento del bisogno. La Benali, nell’intervista che rilascia a van Aalderen, si dice proprio colpita dal senso di solidarietà che caratterizza gli italiani, oltre a essere stupita dalla «forte presenza di volontariato su tutto il territorio “senza che ci sia dietro un calcolo e senza pregiudizi”».

La bellezza di queste interviste risiede proprio nel fatto che si rispolverano quei sani princìpi, connaturati nel DNA italiano, che a volte dimentichiamo di possedere: non è forse nostra — come dice Gina de Azevedo Marques, giornalista brasiliana, corrispondente per Globo News TV — la capacità d’ironizzare e di prenderci in giro attraverso un’autoironia dissacrante? Non ci appartiene forse quel desiderio collettivo di stare insieme, di condividere i piaceri della tavola e l’armonia della compagnia amicale? Per usare le parole d’Esma Cakir, giornalista turca che vive in Italia dal 2009, gli italiani «non vivono per mangiare, ma vivono per trasformare il mangiare e bere in un piacere e in un’arte». Molti dei corrispondenti interpellati dall’autore hanno saputo rivalutare l’Italia partendo proprio da dentro, ossia analizzandone le parti più intime e, forse proprio per questo, più autentiche; vivere un Paese significa non solo apprezzarne le bellezze paesaggistiche e il patrimonio storico e artistico, ma anche entrare in sintonia con esso partendo dalle basi, dalle fondamenta.

A questo, chiaramente, si aggiunge l’aspetto più prettamente folcloristico, individuabile nel settore della moda, dell’alimentazione e della cultura a 360 gradi. È, infatti, vero che nelle interviste curate da van Aalderen spiccano numerose personalità giornalistiche colpite dal buon cibo dell’Italia e dalla sua originalità ed eleganza nell’ambito della moda. Se Rossend Domènech, corrispondente a Roma per il quotidiano El Periódico di Barcellona, si sofferma sull’importanza di Slow Food — letteralmente “cibo lento”, ossia una multinazionale, oggi presente in più di 50 Paesi, che ha l’obiettivo di difendere la materia prima, garantendo cibo puro, di qualità, sottoposto a controllo d’igiene e al giusto prezzo — sottolineando la professionalità e la competenza di chi ha capito che bisogna puntare sulla difesa e la conservazione delle comunità produttrici di cibi sani e specifici, dall’altra parte anche Petri Burtsov, giornalista finlandese, punta sulla qualità dei prodotti alimentari italiani che offre Eataly. In una prospettiva di crescita per quanto riguarda il settore dell’export italiano, secondo Burtsov, Eataly si pone come una delle migliori iniziative del Paese.

E se il cibo dimostra ancor una volta d’essere una delle peculiarità più gradevoli dell’Italia, di certo non mancano le considerazioni positive sulla nostra storia artistica e archeologica. Partendo dalla moda, passando per le meraviglie di Roma, di Stromboli, di Pantelleria, fino ad arrivare al cinema contemporaneo, l’Italia ritrova sé stessa attraverso le parole di questi giornalisti stranieri, che assaporano la nostra terra gustandone ogni aspetto. La lingua italiana diventa lingua armonica e dolce al suono, la semplicità e la genuinità della cucina delle trattorie romanesche assumono contorni accoglienti e familiari, e persino nell’ambito dell’istruzione i dati — stando a Sivan Kotler, giornalista israeliana trasferitasi da Ramat Gan, vicino Tel Aviv, in Italia nel 2004 — sembrano più che positivi. «L’Italia – afferma la giornalista – è ai primi posti per accesso all’istruzione pre-primaria: si parla, infatti, d’oltre il 90% dei bambini di tre anni iscritti alla scuola d’infanzia, rispetto alla media del 70% d’altre nazioni.»

Insomma, carte alla mano, le parole dei corrispondenti della stampa estera intervistati da van Aalderen appaiono molto chiare: l’Italia è il Paese della creatività, della fantasia e dell’imprevedibilità, un Paese che non conosce sconfitta perché cela, dietro ogni sorriso, il coraggio d’affrontare la guerra con ottimismo e senso dell’ironia. Come dice saggiamente l’autore nell’Introduzione, è chiaro che il nostro Paese sta attraversando un momento di forte crisi, non solo economica, ma anche sul piano politico e morale, eppure l’immagine dell’Italia nel mondo non è solo questo, e van Aalderen ce lo ricorda. La forza del Bello dell’Italia risiede proprio nel messaggio finale, un messaggio salvifico, se vogliamo: sebbene siano proprio le notizie più buie a dare forma a quello che possiamo definire “giornalismo costruttivo”, van Aalderen ci dimostra, con semplicità, che è possibile anche il contrario. A un Paese sfiduciato come l’Italia, che ha innegabilmente perso un po’ del suo smalto, queste pagine e le parole di questi giornalisti diventano non solo plauso e quindi motivo d’orgoglio, ma devono essere, al contempo, anche monito e rimprovero.

Noi non siamo solo ciò che, nostro malgrado, stiamo attraversando, ma dobbiamo sempre ricordarci che siamo la nostra Storia, la nostra Arte, la nostra Letteratura, siamo ciò che di bello abbiamo creato. Grazie a van Aalderen abbiamo la possibilità di rispolverare le nostre potenzialità, di riappropriarci di un’identità che ogni tanto tende ad appannarsi, ma grazie al Bello dell’Italia possiamo ricominciare a osservarci con occhi nuovi, esterni, distaccati e sinceri.

Van Aalderen, con una scrittura semplice, chiara e diretta, ci propone un’analisi dettagliata del Belpaese, prestando la voce a 25 giornalisti da tutto il mondo e donando nuovo lustro a un’Italia che ce la farà.

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