Risparmio, consumi ed il rapporto con il capitale

 

Articolo di Gabriele Manzo e Davide Scapaticci

 

risparmioA partire più o meno dalla fine degli anni 60, le società occidentali, alcune più velocemente, altre in ritardo, hanno subito una mutazione drastica nell’ethos dei propri componenti; di colpo, quel modo di pensare e di agire basato su solidi principi come prudenza, risparmio, frugalità, morigeratezza e stabilità nei rapporti umani, sono sembrati obsoleti; a questi, si sono sostituiti comportamenti improntati all’edonismo, alla velocità, al consumo, alla leggerezza, al disimpegno. Se autorevoli studiosi come Baudrillard hanno definito l’attuale società come “La società dei consumi” (1976), possiamo, utilizzando lo stesso criterio classificatorio, definire il modello di società precedente, splendidamente descritta dai “Buddendebrook” di Thomas Mann, come la società del risparmio. E su questo punto, declinato in senso economico, porteremo avanti la prima parte di questo breve saggio, proponendoci di continuare in senso più “antropologico” le conseguenze di tale di mutazione nella seconda parte.

Fino agli inizi del Novecento nessuno, tra economisti e studiosi di scienze sociali, metteva in dubbio la strettissima relazione tra risparmio ed accumulazione capitalistica (oggi potremmo dire, con un linguaggio che suonerà più familiare ai nostri lettori, lo strettissimo nesso tra risparmio e crescita economica). Adam Smith, nella “Ricchezza delle Nazioni”, sostiene che la parsimonia, e non l’operosità costituisce la causa principale dell’accumulazione del capitale; Mill lo segue in questo quando dice espressamente che il capitale è il risultato del risparmio. Bohm-Bawerk, da cui Hayek attinge largamente, dirà: “Nella nostra scienza sono presenti tre spiegazioni circa il modo in cui si viene a formare il capitale. Una prima trova la spiegazione nel risparmio, una seconda nella produzione, e una terza in queste due messe assieme. La terza è sicuramente la tesi maggiormente accettata, e sicuramente quella corretta”. (tratto da “Positive Theory of Capital”).

Bohm-Bawerk è il primo a fornire una spiegazione esaustiva circa questo nesso. Autore ingiustamente dimenticato, l’austriaco, discepolo di Carl Menger, fu il primo a mostrare al mondo la vera natura del capitale, che è quella di essere tempo inverso: una società ad alta intensità di capitale è una società temporalmente estesa, nella quale il passaggio dai fattori produttivi originari, risorse naturali e lavoro, ai beni di consumo, esige un lasso di tempo che nessun’altra società aveva mai sperimentato in precedenza. Egli parte da una domanda: in quali modi l’uomo può utilizzare le forze produttive al fine di realizzare dei beni? Fondamentalmente in due modi. Il primo è di combinarle tra loro in modo che il bene sia il risultato immediato di tale combinazione. Il secondo è usare una via indiretta (roundabout way) e, con quanto inizialmente a disposizione, realizzare un primo bene, e dopo, con l’ausilio di questo, ottenere il bene finale desiderato.

Facciamo un esempio che ci aiuti capire cosa vuole dire il nostro autore. Immaginiamo che si abbia la necessità di pescare. Si può procedere in due modi: in maniera diretta, procedendo direttamente con la pesca, senza supporti aggiuntivi, pescando quindi con le mani; oppure in maniera indiretta, dotandosi prima d’una canna per pescare, e solo dopo cimentarsi nell’attività di pesca. Si può altresì procedere in maniera ancora più indiretta, costruendo una barca, una rete da pesca ed altri arnesi che possano essere d’aiuto; in questo ultimo modo si avrà la possibilità di aumentare la resa del suo lavoro (la produttività), soprattutto a confronto del modo diretto.

Ritornando al caso generale: a mano a mano che aumenta la distanza tra l’iniziale applicazione del lavoro e l’ottenimento dei beni desiderati, quanto più aumentano i beni “intermedi”, tanto più le tecniche utilizzate si fanno capitalistiche (ossia ogni singola unità lavorativa produce una maggior quantità di prodotto). Il processo è inteso in senso direzionale: partendo dai fattori originari, lavoro e risorse naturali, si procede in avanti e, attraverso la realizzazione dei prodotti intermedi, si giunge  ai beni di consumo. Tanto maggiore è la quantità di prodotti intermedi, tanto più numerosi sono gli stadi attraverso cui i beni devono transitare per arrivare alla stadio del consumo, tanto più tempo è necessario per la conclusione del processo produttivo;  la struttura che ne risulta è allungata, e quindi a maggiore intensità capitalistica.

Al fine di poter ottenere una struttura del genere è necessario del tempo; ma, soprattutto, è necessario che ci sia stata una accumulazione di risorse tale da consentire la produzione di beni intermedi. E’ necessario, cioè, che alcuni membri della società si siano per un certo periodo di tempo astenuti dal consumare l’intero ammontare di prodotti, in modo da rendere sostenibile tale aumento di dotazione di capitale; è necessario cioè il risparmio. Il risparmio gioca allora un ruolo decisivo nel processo di accumulazione capitalistica e, quindi, di crescita economica.

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