Le tre sfide dell’Europa

Che cosa s’intende per Europa? Un’organizzazione internazionale politica ed economica di carattere sovranazionale o una cosiddetta Unione di Stati che nella sua Costituzione accantona, quindi nega, le nostre radici cristiane, la nostra essenza? La nostra civiltà Occidentale ha subìto molte sconfitte, è innegabile. Quella più clamorosa, rumorosa e insensata rimane la perdita delle nostre radici. L’Europa laica e liberale che ha assimilato l’eredità della filosofia greca, del diritto romano, della spiritualità ebraico-cristiana e del pensiero illuminista si trova ad un punto di non ritorno: risorgere o lasciare il posto ad altri. Le principali sfide che l’Europa si troverà ad affrontare nei prossimi dieci anni sono le tre sfide che hanno comportato il declino e la successiva dissoluzione dell’Impero Romano. Tre sfide che gli storici individuano in tre principali fattori: 1) La crescente difficoltà economica dei cittadini oberati da tasse eccessive. 2) Perdita della nostra identità. 3) Tracollo demografico come conseguenza del drastico calo della natalità della popolazione autoctona.

Eccessiva tassazione.
Per inquadrare questo tema viene utile la classifica dell’OCSE (organizzazione che raggruppa i 34 Paesi sviluppati in tutto il mondo). La classifica, appena pubblicata, mostra quali sono i Paesi in cui i datori di lavoro e i dipendenti sono più appesantiti dalla zavorra fiscale, suggerendo quali governi abbiano più urgente bisogno di una riduzione delle tasse. Lo studio dell’OCSE considera sia “la tassa sui redditi”, sia le tasse sulla busta paga (pagate dai datori e dai loro dipendenti allo Stato). I 20 Paesi con il record di tassazione sono europei, con il Belgio sul podio, che ha un cuneo fiscale complessivo¹ del 55,3% (21,6% sul reddito del dipendente; 10,8% di tassa sulla basta paga a carico del dipendente e 22,9% sulla busta paga a carico del datore di lavoro), seguìto dalla Germania con il 49,4% (16,1%; 17,2%; 16,2%), dall’Austria con il 49,5% (13,1%; 14%; 22,4%), e dall’Italia, quarta, con il 49% complessivo, di cui il 17,5% di tassa sul reddito del dipendente, il 7,2% di contributo del lavoratore sulla busta paga e il 24,3% a carico del datore.

L’Italia ha uno sistemi fiscali più pesanti e inefficienti d’Europa: la pressione fiscale è elevata, soprattutto su lavoro e impresa, e il sistema fiscale è amministrativamente oneroso. Durante la crisi la situazione è ulteriormente peggiorata per via dell’aumento della pressione fiscale reso necessario dall’incapacità politica di tagliare la spesa pubblica. Il carico e la struttura del sistema fiscale contribuiscono alla stagnazione del paese in vari modi: riducendone la competitività, costringendo a sprecare tempo e risorse in procedure burocratiche, e riducendo gli incentivi a produrre, lavorare e risparmiare. Sebbene la stagnazione negli ultimi decenni e la fragilità economica messa in luce dalla crisi abbiano molteplici cause, le imposte rappresentano un fattore rilevante per le insoddisfacenti performance economiche del paese. E’ dunque prioritario riformare il sistema fiscale riducendone la complessità a parità di entrate, abbattere la tassazione dal lavoro e dalle imprese, e ridurre la pressione fiscale complessiva tagliando al contempo la spesa.

Perdita della nostra identità.
Il mito della civiltà europea poggia sulla cultura socratica, su filosofi quali Platone, Aristotele, San Tommaso, e non solo. Questi grandi pensatori hanno contribuito alla creazione di una civiltà virtuosa sotto ogni punto di vista. Da qualche anno siamo di fronte a una perdita gerarchica di valori un tempo assicurata dalla tradizione. Siamo fragili nel momento di prendere decisioni importanti di fronte a scelte cruciali, l’arte rinuncia alla bellezza e alla comunicazione, il nichilismo prende il sopravvento. Libertà e democrazia si sono uniformate verso il basso, si sono placate le grandi aspirazioni utopiche e i princìpi assoluti da realizzare, si sono spenti gli ideali e i progetti d’emancipazione. I valori Occidentali, i princìpi cristiano-cattolici hanno lasciato spazio a un’imponente ideologia nichilista, al concetto che ognuno sia depositario di una verità che debba essere trattata come tutte le altre. Tutto ciò ha consentito alla società occidentale di coricarsi su un benessere standard generato dalle generazioni precedenti che si accompagna a una diffusa insoddisfazione collettiva e ad un senso di frustrazione soggettivo. Tutti questi fattori hanno diffuso negli occidentali uno spirito rassicurante di valori mediocri che rischiano di far implodere la società.

L’Europa è condannata a essere colonizzata demograficamente.
Su circa 500 milioni di abitanti dei 29 Paesi membri dell’Unione Europea, solo il 16%, pari a 80 milioni di abitanti, ha meno di 30 anni. Viceversa, su circa 500 milioni di abitanti della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, sommando le popolazioni dei 22 Stati arabofoni più quelle della Turchia e dell’Iran, ben il 70% ha meno di 30 anni, pari a 350 milioni di abitanti. Quando si mettono sul piatto della bilancia 80 milioni di giovani europei, cristiani in crisi d’identità con una consistente minoranza musulmana, e sull’altro 350 milioni di mediorientali, al 99% musulmani, convinti che l’Islam sia l’unica “vera religione” che debba affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati a essere sopraffatti demograficamente e colonizzati ideologicamente dagli islamici. L’Italia ha un tasso di natalità, per donna, di 1,3 rispetto al 2,1 necessario ad assicurare l’equilibrio della bilancia demografica, uno dei più bassi del mondo. Secondo i demografi, quando il tasso di natalità fissato a 2,1 cala al di sotto di 1,9, non è più possibile garantire la salvaguardia della società e della propria civiltà. Il Ministero della Salute italiano, tre mesi fa, ha diffuso un documento in cui i demografi illustrano esaustivamente che se gli italiani non aumenteranno il tasso di figliazione, nel 2050 il 34% degli italiani sarà composto da italiani inattivi. Nei primi sei mesi del 2016 in Italia sono nati 14 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2015 il saldo tra nati e morti è stato pari a -142 mila.

Diciamolo chiaro e tondo, senza passare per razzisti, nazionalisti o per “turboconservatori”: stiamo declinando come società e siamo destinati a scomparire come civiltà. A un certo punto i musulmani estremisti non avranno più bisogno di farci la guerra o di ricorrere al terrorismo. Potranno sottometterci all’Islam limitandosi a osservare le regole formali della nostra democrazia, che premia il soggetto politico più organizzato e influente, in grado di intercettare il consenso della maggioranza, astenendosi dall’entrare nel merito dei contenuti e delle ideologie e delle religioni. Ci dicono che il tracollo demografico dell’Europa si risolverebbe spalancando le frontiere ai clandestini, che la prospettiva di una società meticcia sul piano etnico e culturale sia da abbracciare come una conquista per aderire al mondo della globalizzazione. Ci dicono che la presenza di un numero illimitato di immigrati sia qualcosa di intrinsecamente positivo, a prescindere dalle varie ricadute sulla nostra società. La verità è che stiamo assistendo a una realtà dove l’immigrazione porta a colmare il vuoto demografico europeo.

L’Europa, e così l’Italia, devono risorgere, devono rinnovarsi sotto ogni punto di vista, devono ricominciare. Serve un nuovo Rinascimento che sappia ricreare i presupposti per far rifiorire una civiltà straordinaria come la nostra. Ci vorrà un miracolo, ma se ciascuno di noi darà il proprio contributo nel proprio ambito specifico e all’interno della propria comunità e sul proprio territorio, il sogno diventerà realtà. Comune per comune, casa per casa, persona per persona.

1 Rapporto tra tutte le imposte sul lavoro (dirette, indirette e previdenziali) e il costo del lavoro complessivo).

Designed by Daniele Bertoli. Developed by Pixelperfect