Straniero in patria e pensatore inattuale: chi era Bruno Leoni

 

12006602_10206142914505146_2671548445963974940_o (1)È stato definito “straniero in patria” e “pensatore inattuale”, fu soprattutto filosofo delle scienze sociali e s’inserì nella tradizione del liberalismo classico portando però scompiglio e innovazione e, proprio per questo, dopo la sua morte sembrò cadere nel più totale oblio. Parliamo di Bruno Leoni, incompreso libertario italiano che nacque ad Ancona nel 1913 e morì a Torino — dove passò gran parte della sua vita, dividendosi anche tra Pavia e la Sardegna — nel 1967. Questo filosofo d’origini marchigiane diventò un punto di riferimento per la comunità di pensatori sorta attorno alla scuola austriaca d’economia e cercò, fin dai primi anni Cinquanta, durante la ricostruzione postbellica, di rompere gli schemi, tentando d’abbattere le barriere che rendevano «non comunicanti le varie discipline che costituiscono le scienze sociali, sia quelle teoriche, sia quelle empiriche», come spiega Raimondo Cubeddu. Una figura irriverente a suo modo, sicuramente innovativa e, forse, proprio per questo anche scomoda, tanto da esser relegata nel dimenticatoio dopo la sua scomparsa; ma grazie al saggio di Riccardo Lucarelli Oltre la scuola austriaca. Bruno Leoni: il libertario italiano (Eclettica, 2015, pp. 126, con un saggio introduttivo di R. Cubeddu) abbiamo l’opportunità di riscoprire il pensiero di una grande personalità del Novecento italiano.

Il testo di Lucarelli è strutturato in modo semplice e chiaro, con l’intento d’analizzare i punti cruciali della filosofia di Leoni e di portarli alla luce sottolineandone l’originalità. Uno degli aspetti fondamentali su cui si basa il pensiero di Leoni è l’analisi scientifica dei problemi politici, la quale non dev’essere disgiunta da finalità pratiche. Soprattutto Leoni ha posto le basi, come ricorda Cubeddu, per una teoria libertaria del “potere”, teoria che risolve il problema di come eliminarlo o farne a meno, «collocandolo a fondamento stesso della società ma senza che ciò si traduca nella creazione di rapporti di potere asimmetrici e immutabili».

Il saggio di Lucarelli parte dal principio, spiegando una delle fasi fondamentali della formazione del pensiero di Leoni, la “fase giovanile”. In questi anni il filosofo marchigiano, se non fu proprio un emarginato, tuttavia fu un pensatore incompreso, poiché il suo liberalismo risultava tanto oscuro ai liberali italiani quanto a coloro che liberali non erano. Come ricorda anche Cubeddu, i suoi scritti erano brevi e fors’anche frettolosi, in ogni caso difficili da collocare accademicamente, anche perché alcuni degli aspetti o dei problemi da lui sollevati rientravano in una sfera che molti suoi colleghi ignoravano completamente.

Leoni scrisse le sue opere più importanti tra il 1938 e il 1967, teorizzando una dialettica della società e delle istituzioni senza precedenti. Nel 1950 fondò la rivista Il Politico, dove diede ampio spazio anche a chi non la pensava come lui. Si può, per questo, definire anche un intellettuale aperto alla confutazione scientifica e soprattutto un esempio, un modello per un confronto sereno, che viaggia, certamente, ad alti livelli di discussione.

Lucarelli, per parlare ai lettori della vita e dell’opera di Leoni, sceglie un percorso diretto, spiegando che la progressione logica che è maturata in Leoni è stata il frutto di due fasi complementari: gli scritti giovanili e l’incontro con le tesi della scuola austriaca. Ma prima d’arrivare alla svolta austriaca, Lucarelli specifica alcuni punti essenziali: l’indagine del filosofo circa la questione della scientificità della giurisprudenza, «ideale punto di partenza della sua riflessione sull’attività umana»; la critica allo ius positum, il diritto positivo (necessità di combattere l’eccessiva rigidità delle norme figlie dell’approccio positivista); e infine il concetto di speranza matematica: «Nell’intento d’includere nell’equazione sociale tutte le variabili che la influenzano, Leoni introduce per la prima volta considerazioni d’ordine economico, allacciando il concetto di speranza matematica a quello d’aspettativa economica».

Il punto di congiunzione di questi due ultimi criteri è proprio il fatto che entrambi dipendono dalla scelta individuale. Pertanto — ed è un punto su cui Lucarelli insiste molto — Leoni arriva ad affermare che, nel mondo giuridico, «nell’ottica di massimizzazione delle possibilità di realizzare le proprie aspettative future», è essenziale che vi sia la maggior autonomia possibile.

Sono considerazioni che Lucarelli sviluppa in modo cristallino, dando il giusto spessore a tutti quegli aspetti che hanno contraddistinto il pensiero di Leoni, facendo di lui un possibile uomo “dell’oltre”, il pensatore che non accetta acriticamente ciò che già è stato teorizzato, considerandolo come qualcosa di compiuto e definito, ma piuttosto mette in discussione la materia che ha di fronte partendo dagli assunti base della logica scientifica, politica ed economica. È così che giunge a nuovi e interessanti punti di vista.

Caratteristica essenziale del passaggio dalla “fase giovanile” alla successiva è la quasi definitiva formalizzazione di quel «“nuovo metodo” d’avvicinamento scientifico alle materie umane tanto ricercato dall’autore».

Da qui l’autore arriva a spiegare l’incontro del filosofo con la scuola austriaca e l’impatto con le tesi di Hayek e von Mises.

Con grande attenzione e meticolosità di dettagli, Lucarelli si addentra, quindi, nella spiegazione della sintesi delle dottrine politiche, soffermandosi ancor una volta sulla dimostrazione dell’attitudine alla scelta individuale, intesa come «nozione “pura” dell’intelletto umano», attraverso l’uso dell’individualismo metodologico, strumento fondamentale per lo sviluppo del pensiero di Leoni. Si prosegue, dunque, con l’analisi della novità individuata nel procedimento logico del filosofo, novità che risiede nel riconoscimento di due tipi d’individualismo. Leoni opera un’importante distinzione tra una tipologia irrazionalistica della dottrina e una razionalistica. Lucarelli espone entrambe con grande chiarezza, snodando con maestria il pensiero di Leoni, che boccia l’individualismo razionalistico, alla francese, ponendolo in relazione col socialismo: «La progressiva influenza della concezione egualitaria su tale impostazione dottrinale ha fatto sì che quest’ultima si trasformasse, sacrificando l’originario individualismo in favore dell’uguaglianza». Secondo Leoni è da promuovere, invece, l’individualismo irrazionalistico, all’anglosassone, poiché in esso s’individua la forma più pura di liberalismo: «La versione d’ispirazione anglosassone, invece, considera la democrazia come condizione per la quale il potere risiede nei membri di una comunità, vista come un insieme, e non già in una classe particolare».

A questo capitolo si affianca il successivo, dedicato a «La pretesa giuridica», e si approda, quindi, al “modello Leoni”, parlando del testo più importante del libertario, Freedom and the Law, in cui, oltre a rielaborare le posizioni giovanili, Leoni articola la propria teoria del diritto come pretesa, derivando dalla stessa un sistema in grado di «descrivere la totalità dell’azione umana nell’ambito sociale». Da qui si galoppa fino alla fine del saggio, con un Lucarelli impegnato a fornire un’accurata analisi del testo chiave di Leoni, discutendo di libertà e di legge, del problema dell’inflazione legislativa e arrivando a indagare quella che l’autore definisce «una pagina ancora da esplorare»: uno degli aspetti meno investigati del pensiero di Leoni è la sua vicinanza inconsapevole alle tesi libertarian portate avanti da Murray Rothbard.

Due sono essenzialmente i punti di forza del saggio di Lucarelli: innanzitutto la chiarezza con cui l’autore indaga la figura di Leoni, descrivendo e analizzando la sua carriera di filosofo e scienziato. Si parte da una struttura generale più ampia e si arriva, a mano a mano, adagio e senza intoppi, a esplorare specificamente i punti cruciali del suo pensiero. A questa struttura, congeniale e precisa, che dona limpidezza a un testo di per sé complesso, si affianca la volontà di portare alla luce l’innovazione, l’originalità che ha contraddistinto il lavoro di Leoni. Un intellettuale che, forse, poteva persino incutere timore, tanta è stata la sua lungimiranza a dispetto della generale ignoranza di molti colleghi in ambito accademico e no. Di Leoni spicca quell’urgenza di dare un “risvolto pratico” a tutte le sue tesi filosofiche, che non ristagnano mai nel limbo della didattica di maniera, ma lo rendono uomo di pensiero sì, ma anche d’azione. Oltre la scuola austriaca, in sostanza, è un prodotto d’eccellenza che dona nuova luce a quel libertario italiano tanto incompreso quanto geniale.

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