di F. Cartelli

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Silvio, ritirati a Paperopoli

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“Dobbiamo andare in Europa a dire con forza che la Bce deve iniziare a stampare moneta”. In alternativa, “Cominciamo a stampare euro noi con la nostra Zecca”. No, non è una televendita Mondial Casa, bensì una “pazza idea” di Silvio Berlusconi, che neanche Patty Pravo riuscirebbe a mettere in musica. Questo è l’approdo finale della – mai avvenuta – rivoluzione liberale del ’94. Un leader stanco, sconnesso, che non riesce – e non vuole – staccare la spina al suo partito in caduta libera. Venerdì, all’assemblea dei gruppi del Popolo della Libertà, regala l’ennesimo scintillante annuncio, dopo che pochi giorni prima la boutade sul semipresidenzialismo in compagnia di Alfano era stata sostanzialmente salutata con uno sberleffo. Cerca attenzione, come un bambino capriccioso. Il problema è che ogni sua esternazione si traduce, ormai, in un’ulteriore ed immediata erosione di quel poco di consenso che rimane al Pdl. Ma proprio non resiste alla tentazione di esibirsi nell’eloquio senza freni come ai bei tempi andati, e lancia dunque il nuovo proclama, la nuova seduzione: stampiamo moneta, regaliamo i soldi agli italiani, e magicamente tutti i problemi si risolveranno. E magari festeggeremo con una cassa di Campari, qualche barzelletta di Martufello e spettacoli di nudo rigorosamente artistico.

E’ la solita lotteria per gli allocchi, ma i ricchi premi e cotillon non incantano più. E lascia perplessi il fatto che fra i pochi rimasti accanto al Cavaliere nella sua parabola discendente, non vi sia un coraggioso che gli dia il consiglio giusto. Ovvero, semplicemente: Silvio, perfavore, basta. Lascia perdere. I danni causati dal berlusconismo al centrodestra e all’Italia sono già incalcolabili. Non serve sprofondare ulteriormente nel ridicolo. Dopo aver abusato e distrutto per vent’anni due termini, liberale e liberista, così preziosi per ogni elettore che si riconosca nelle idee del conservatorismo occidentale, ora non trova di meglio che scimmiottare Grillo, divenuto per il Cavaliere il nuovo punto di riferimento nella comunicazione politica. Il problema è che le sue creature, Forza Italia prima, e il Popolo della Libertà poi, sono sempre stati soggetti attenti solo a “comunicare” con lo scopo del consenso immediato. Ma non hanno saputo concretizzare, costruire veramente una nuova Italia. E’ il fallimento del partito-azienda per Forza Italia, e il contemporaneo capolinea per il partito-macedonia, ovvero il Pdl, dove non è stato sufficiente mettere insieme i pezzi per creare una ricetta credibile e vincente. La vittoria – forse – del centrosinistra sarà per ko tecnico, più che per meriti reali.

Nella giornata di sabato è arrivata, puntuale, la smentita dell’ex Presidente del Consiglio, che definisce la sua proposta “solo una battuta detta con ironia e con il sorriso”. D’altronde, per un politico è proprio il periodo più adatto per battute e humor, soprattutto quando si parla di come salvare il Paese dal baratro che è ormai prossimo. A quanto pare, anzichè cercare di fare proposte serie, è meglio sbottare nei confronti di questo pubblico difficile che, invece di essere addomesticato ed applaudire come ai vecchi tempi, ora si permette di tirare pomodori.

Perciò Silvio, non è necessario che tu sia “l’allenatore”, tantomeno il “padre nobile” del centrodestra. E le riforme costituzionali di cui ha assolutamente bisogno l’Italia non potranno essere guidate da leader in decadenza che convocano conferenze stampa per fare cabaret e darsi qualche mese di vita politica in più. Prendi armi e bagagli, e trasferisciti a Paperopoli. E porta con te i vari Cicchitto, Santanchè, Brunetta, Gasparri, La Russa e tutti quelli che hanno ridotto in macerie il centrodestra. Lì starai bene. C’è il deposito di zio Paperone, dove potrai stampare tutta la moneta che vuoi. Minnie e Paperina sarebbero disponibili per qualche spettacolo di burlesque. Al fedele Pluto potresti dettare le tue memorie. E a proposito di politica monetaria, prova magari a riflettere seriamente su queste parole di Ludwig Von Mises: “É impossibile prendere seriamente le motivazioni avanzate a favore della svalutazione. Esse sono completamente confuse e contraddittorie. É stato il ripiego disperato di statisti deboli e inetti, che erano motivati dal desiderio di prolungare la loro permanenza in carica”.

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