Roma: tutte le strade portano al default

 

img1024-700_dettaglio2_Ignazio-Marino-imagoLe notizie rinfrancanti sull’economia italiana fanno il giro dei media. Tutti pronti a battere le mani davanti alle aste dei titoli di Stato, il quale piazza pattume su pattume obbligazionario nelle banche commerciali, che — sostenute dalla Banca Centrale Europea — rimangono a galla nonostante i colpi inferti dall’inclemenza del mercato. I crediti inesigibili in pancia a questi pachidermi finanziari rappresentano qualcosa d’abnorme, e continuano a crescere. (Ultima notizia su questo fronte: i crediti vantati da MPS nei confronti di Sorgenia saranno molto probabilmente trasformati in azioni.) La realtà economica e i fondamentali di mercato hanno abbandonato questa terra. La classe dirigente sta guidando una macchina a tutta velocità con una benda sugli occhi, e il contribuente siede dietro assistendo esterrefatto. Sussidiare degli zombi farà rallentare la macchina? Non credo proprio. Eppure, questa è la soluzione perseguita dalla classe dirigente ogniqualvolta le si para di fronte un problema.

Rimandare nel tempo le questioni irrisolte è la via maestra sulla quale s’ama «calciare il barattolo» dei debiti; finora abbiamo assistito solo a questa scena. Nient’altro. È per questo che Roma è di nuovo sull’onda delle notizie a causa della necessità di fondi per restare a galla. Alessandria è andata in default, Caserta è andata in default, Napoli s’avvicina inesorabilmente alla resa dei conti, e la capitale d’Italia è sotto i riflettori a causa dei buchi di bilancio. Dove sono finiti i soldi? A sussidio d’entità consumatrici di ricchezza, le quali l’hanno erosa a svantaggio del settore privato, che s’è visto tagliato fuori a causa della voracità del clientelismo politico. Il disavanzo di Roma ammonta a circa un miliardo d’euro, e i debiti che la manderebbero in default ammontano a circa 8,5 miliardi. Che cos’è successo? Quel che succede ogni volta che la pianificazione centrale ha carta bianca per agire: s’espande. Cosí è accaduto anche a Roma, dove il controllo pubblico ha raggiunto livelli incredibili.

> Salva Roma, salvi tutti

Il «pasto gratis» è arrivato nel 2008. Quello è stato il punto di svolta con cui lo Stato ha fatto capire come saranno salvati quei pezzi fondamentali per il bacino di voti e per la fiducia nelle sue capacità curative dell’economia. È cosí che funziona: le persone non devono smettere di credere che lo Stato possa curare un’economia alla deriva. La classe dirigente sta disperatamente cercando di bendare il passeggero sul retro, dimodoché egli non veda chi farà schiantare la macchina. All’epoca, furono elargiti 12 miliardi d’euro affinché il Comune di Roma potesse rimanere in attività. Le cose sono andate avanti, il tempo è passato, e ora siamo tornati alla situazione di prima. I princípi apodittici dell’economia non possono esser cancellati per magia o con un tratto di penna. I pianificatori centrali pensano d’avere una simile onnipotenza e onniscienza, ma si sbagliano. Il fatto ch’essi siano di nuovo sull’orlo della bancarotta, e con una situazione peggiore di quella precedente, ne dimostra la fallibilità e cecità agli effetti del mercato. Ancor una volta, la «legge di Herbert Stein» si dimostrerà vera: «Quando qualcosa non può piú andare avanti, si fermerà». Rimane da vedere a che prezzo e a che intensità di dolore economico.

Ritardare la resa dei conti non farà che acuire queste due cose. Siamo delle Cassandre senza cuore? No: si tratta di fenomeni «auto-evidenti» che richiedono uno scotto da pagare in base agli errori commessi e che si continuano a commettere grazie a sussidi da parte del governo centrale. Si diceva che solo cosí i problemi che attanagliavano la città potevano essere risolti, e chiunque pronunciasse la parola che inizia per «D» era tacciato d’«allarmismo ingiustificato». Negare, negare, negare — finché l’evidenza dei fatti non mette in luce la completa ignoranza di dirigenti pubblici, giornalisti ed economisti mainstream. Quindi, ecco la soluzione: more of the same. Piú sussidi per sostenere un parco zombi affamato.

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