Se la dignità dello Stato vale 95 cent

 

Agenzia-delle-EntrateE pensare che, all’atto del suo insediamento come nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi aveva lasciato intendere un cambio di strategia nella lotta all’evasione fiscale, annunciando la necessità di una «rivoluzione culturale: dobbiamo pensare a rendere la vita facile alle persone perbene e più difficile agli altri». Almeno a parole, la volontà dell’erede d’Attilio Befera era di privilegiare la ricerca delle grandi frodi piuttosto che vessare piccoli imprenditori e commercianti con fantomatici blitz e cacce allo scontrino. Qualcosa, però, dev’esser andato storto, poiché la cronaca racconta tutt’altro. Si potrebbero fare numerosi esempi: dal titolare di un forno di Buccine, in provincia di Siena, accusato dall’Agenzia delle Entrate d’aver evaso ben 4 euro in cinque anni e pertanto costretto alla chiusura per tre giorni, al gestore di un bar di Carpi che ha sottratto al fisco la bellezza di 95 centesimi dal 2007 al 2012 e che s’è visto dunque recapitare una multa di 2.400 euro con annessa chiusura del locale per tre giorni. Ancor più assurda la vicenda di Salvatore Picardi, salumiere di Marigliano, cui gli integerrimi finanzieri hanno comminato una sanzione di 516 euro per aver donato un panino a un anziano disagiato. In quest’ultimo caso, la replica di Carmine Virno, comandante del gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata, non s’è fatta attendere: «In questi casi chi controlla ha l’obbligo d’eseguire le disposizioni di legge. Poi, bisogna aggiungere che anche quando si dona si ha l’obbligo d’emettere lo scontrino, errore ammesso dallo stesso salumiere. In una situazione del genere è facile che si possano avanzare pretesti; chi ha esperienza di lavoro sui territori lo sa bene. Siamo dispiaciuti, ma non possiamo che ribadire la correttezza del lavoro dei nostri uomini».

> La dittatura fiscale

Insomma, non sembra cambiato nulla dacché, nove mesi fa, Eduardo De Falco, pizzaiolo della provincia di Napoli, si tolse la vita dopoché gli inflessibili ispettori dell’Agenzia delle Entrate gli avevano presentato un verbale da 2.000 euro perché la moglie stava lavorando nell’esercizio senza regolare contratto. La risposta che viene fornita è sempre la stessa: «Stiamo solo applicando la legge». Probabilmente Matteo Renzi è troppo impegnato a seguire il percorso della Fiorentina in Europa League per occuparsi di fornire agli italiani un minimo chiarimento sul perché si dovrebbe continuare a chinare il capo di fronte all’angheria fiscale e alla fredda volontà dei suoi esecutori, derubricando a fisiologici danni collaterali della «guerra all’evasione» le morti di chi non ha retto di fronte a cartelle esattoriali e infiniti balzelli da pagare. Una seria riforma del fisco non appare tra le priorità del governo. A parole, praticamente tutte le forze politiche affermano di voler combattere lo Stato vessatore. Ma, quand’è il momento di presentare possibili soluzioni, si scopre che in realtà nessun partito intende aggredire la spesa pubblica assistenziale. Ancor più vergognoso è, pertanto, il comportamento di quei politici che usano fatti tragici di cronaca per intestarsi presunte battaglie anti-tasse, per poi riproporre la solita litania contro il liberismo, a difesa di parassitismo e corporazioni; e magari votare in Parlamento leggi che accrescono la pressione fiscale o che rendono impossibile il lavoro dei tanti imprenditori onesti di questo Paese. Intanto l’Agenzia delle Entrate non conosce crisi occupazionale, visto che si appresta ad assumere 892 nuovi funzionari.

> Solve et repete, la clausola autoritaria del fisco

In Italia troppo spesso la legge non è strumento di giustizia, ma di sopraffazione, plasmabile sulla base d’inconfessabili interessi e desiderata particolari, inflessibile nei confronti dei sudditi, interpretabile verso chi se lo può permettere, priva di corrispondenza e bilanciamento tra la portata dell’infrazione e la sanzione che ne deriva. In materia fiscale non v’è proprio traccia di quello «Stato dal volto umano» che sembrava voler descrivere Rossella Orlandi, ma solo la gelida applicazione della legge. Tornano alla mente le parole di Frédéric Bastiat: «La Legge che compie essa stessa le iniquità che essa aveva il compito di punire! […] è venuto meno il fatto che la Legge si sia limitata a svolgere il suo ruolo. È accaduto persino che essa se ne sia allontanata per percorrere strade senza senso e discutibili. Essa ha fatto di peggio: ha agito in opposizione alle sue finalità proprie; essa ha distrutto il suo proprio obiettivo; essa si è applicata ad annientare quella Giustizia che essa doveva far regnare, a cancellare, tra i Diritti, quel limite che era il suo compito di far rispettare».

> Il bollettino di guerra delle imprese italiane

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